Luigi Rigacci - Responsabile Commissione Linfoma dii Hodgkin

Intervista al dott. Luigi Rigacci – Responsabile Commissione Linfoma di Hodgkin

Il Dott. Luigi Rigacci, ematologo e Direttore della struttura di Ematologia e Centro Trapianto Cellule Staminali del San Camillo di Roma, ricopre il ruolo di Responsabile della Commissione Linfomi di Hodgkin da gennaio 2022.

Ecco cosa ci ha raccontato a proposito delle attività del gruppo di lavoro e del suo percorso. 

Per quanto riguarda la specializzazione della sua Commissione, come sta procedendo la ricerca sui linfomi?

Il linfoma di Hodgkin è una malattia che ha un importantissimo impatto sociale perché colpisce prevalentemente soggetti molto giovani. Fortunatamente da anni le percentuali di guarigione sono elevate, anche in situazioni di malattia molto avanzata.

La terapia standard in questo tipo di linfoma è la terapia combinata, chemioterapia e radioterapia negli stadi localizzati, e la chemioterapia con l’eventuale aiuto di radioterapia negli stadi avanzati.

L’avvento oramai quasi ventennale della FDG-PET[1] ha significativamente modificato il modo di approcciarsi alla cura di questi linfomi sia in termini di identificazione precoce di pazienti scarsamente sensibili alla chemioterapia standard ABVD, sia in termini di definizione delle masse residue post chemio-radioterapia..

La ricerca nel linfoma di Hodgkin è particolarmente attiva. Nella terapia di prima linea la ricerca si muove su due filoni principali:

  • la riduzione della tossicità complessiva mantenendo elevato lo standard di risultati;
  • schemi di terapia che aumentino il numero di pazienti con remissione completa a fine trattamento, soprattutto negli stadi avanzati.

Per il paziente recidivato o refrattario dopo la prima linea si sono sviluppati anticorpi monoclonali coniugati che permettono di superare eventuali situazioni di chemio refrattarietà e per molti pazienti di avviarsi alla chemioterapia ad alte dosi con il supporto delle cellule staminali (autotrapianto di cellule staminali).

Altro importantissimo passo è stato rappresentato dalla immunoterapia in particolare con gli inibitori del check point (anti-PD1), farmaci che permettono a pazienti refrattari di ottenere risultati impensabili e, in alcuni casi, si utilizzano come ponte a trapianto di tipo allogenico.

Quali sono le sfide maggiori che la Commissione dovrà affrontare nei prossimi anni?

Come accennavo prima le sfide principali sono sia nella prima linea che nei pazienti recidivati/refrattari. La Commissione si è organizzata in maniera tale che all’interno del board ristretto ci siano due ricercatori che si occupino di un tema ed in particolare abbiamo definito le seguenti aree di interesse: stadi localizzati, stadi avanzati, linfoma di Hodgkin dell’anziano, linfoma di Hodgkin recidivato/refrattario.

Negli stadi localizzati stiamo cercando di orientare gli sforzi verso la riduzione delle dosi di radioterapia sulla base della risposta della interim-PET.

Negli stadi avanzati siamo in attesa dei risultati di un importante studio, il FIL-ROUGE, che potrebbe permetterci di identificare uno schema potenzialmente più efficace del classico ABVD.

Nell’anziano affetto da Hodgkin abbiamo ancora tanto da imparare visto che questa patologia, al di sopra di una certa età, si comporta in maniera totalmente diversa dal giovane. Per questo lo studio prospettico di raccolta dati di pazienti anziani, che sta portando avanti la FIL, potrebbe essere fonte di dati molto preziosi per inquadrare meglio questa patologia in questa fascia di età.

Per quello che riguarda i pazienti recidivati/refrattari la speranza è che saranno sempre di meno grazie all’utilizzo di trattamenti di prima linea più efficaci. Comunque, anche in questo campo la sfida è molto importante e stimolante con le nuove immunoterapie (CAR-T, anticorpi bispecifici ecc.)

Qual è il suo legame con la FIL?

Posso dire che è un legame ‘antico’ avendo partecipato alle prime carbonare riunioni nei conventi fiorentini che portarono alla formazione dell’Intergruppo Italiano Linfomi. Ma a parte i ricordi ‘risorgimentali’ mi posso ‘vantare’ di aver fondato con un gruppo di amici ad Alessandria, in un tardo settembre del 2010, la FIL. L’impegno per la Fondazione è sempre stato massimale nella profonda convinzione che solo la collaborazione può permetterci di ottenere veri e importanti risultati utili per la cura dei linfomi. Ho avuto la fortuna e l’onore di essere sempre confermato nel Direttivo della FIL e l’onore di coordinare prima la Commissione Imaging e Radioimmunoterapia e adesso la Commissione Hodgkin. Lo definirei un percorso FIL-centrico e ne vado fiero.

Può raccontarci qualcosa di lei?

Dal punto di vista professionale mi sono laureato in Medicina e Chirurgia nel ‘lontano’ 1989 all’Università di Firenze con una tesi sui linfomi follicolari localizzati e quindi mi sono specializzato nel 1992 in Ematologia sempre all’Università di Firenze con una tesi, indovinate su cosa? Ma naturalmente sui linfomi e in particolare sui risultati di uno schema di polichemioterapia per il trattamento dei linfomi dell’anziano. Dopo un lungo periodo di frequenza e tirocinio presso l’Ematologia di Firenze, diretta dal Prof. Pierluigi Rossi Ferrini, dal 1999 sono stato strutturato e ho svolto la mia attività lavorativa prevalentemente in ambulatorio/DH seguendo diagnosi e cura dei linfomi. Tutto questo fino al 2018 quando mi sono trasferito presso l’Ematologia e Centro Trapianto Cellule Staminali del San Camillo di Roma come Direttore della struttura.

Sono sposato con Laura, una moglie e mamma stupenda (poi vi spiego perché), ho tre figli Irene, Alessandro e Marta che adoro in maniera incondizionata, ciascuno per le sue particolarità. Devo dire che i linfomi mi hanno un po’ sottratto a loro e gli ho dedicato sempre poco tempo. Poco ma, come dico sempre loro, di qualità. Laura invece, ecco il perché di ‘mamma stupenda’, si è dedicata a tutti e tre in maniera completa e pedagogicamente perfetta. Come forse si è capito il lavoro è per me una parte fondamentale della mia vita, ho anche alcuni hobby che sono la lettura e la fotografia e a questi dedico il pochissimo tempo residuo. Ultima, ma non ultima la mia fede calcistica: sono tifoso del Torino e non perdo occasione per esternarlo perché secondo me essere tifosi del Toro è quasi una filosofia di vita e non la cambierei con nessun’altra squadra soprattutto se sempre vincente!

Buon lavoro a tutti.

 

 

[1] tecnica di indagine medico-nucleare che prevede l’utilizzo del radiofarmaco fluoro-desossiglucosio e permette di valutare, tra i diversi aspetti, il comportamento metabolico di un tumore e l’effetto dei trattamenti chemio o radioterapici sull’evoluzione del tumore stesso.

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