Diagnosi

La diagnosi di linfoma rappresenta un processo che comunemente coinvolge più figure professionali, ciascuna con specifica esperienza clinico-terapeutica (ematologo), chirurgica (chirurgo toracico, chirurgo generale), morfologica (anatomopatologo) e biologicomolecolare (biologo o biotecnologo).
Più frequentemente il medico specialista (ematologo, oncologo o chirurgo) pone il sospetto diagnostico, dopo attenta anamnesi ed esame fisico (o esame obiettivo), eventuali esami del sangue e radiologici, nonché sulla base del risultato istologico ottenuto dalla biopsia di un linfonodo ingrossato o di un pezzo di tessuto (mediante osservazione al microscopio) ritenuto colpito dalla malattia. Per la diagnosi conclusiva di linfoma, la biopsia è sempre indispensabile poiché consente di stabilire con certezza il tipo di linfoma permettendo così di scegliere il trattamento più adeguato.

Il momento della diagnosi, quindi, include diverse fasi riassumibili come segue:

Anamnesi ed esame fisico

Consiste nella raccolta della storia clinica e dei sintomi soggettivi. Il medico valuterà le stazioni linfonodali del collo, ascelle, inguine e controllerà l’ingrandimento della milza e del fegato.

Metodiche di diagnostica radiologica

RX Torace: è una semplice radiografia per avere una valutazione basale del torace. Talvolta è il primo esame che porta al sospetto diagnostico. E sovente utilizzata nel corso della terapia per la valutazione di eventuali complicanze infettive.

Ecografia: consente una buona definizione e misurazione dei linfonodi superficiali, ma serve anche per valutare i linfonodi addominali e la milza. Pur avendo alcuni limiti ha il vantaggio di non esporre il paziente a radiazioni o a effetti collaterali ed è molto economica.

TC (tomografia computerizzata): la TC (o TAC) è un esame radiologico che permette di esaminare gli organi interni in modo più preciso delle radiografie normali e di visualizzare tutti i distretti corporei. E’ un ottimo strumento per evidenziare alterazioni sia a livello addominale che toracico e misurare con precisione le loro dimensioni. In genere si effettua con un mezzo di contrasto iniettato in una vena del braccio. E’ un esame rapido, di facile accesso, ripetibile e confrontabile.

Diagnosi Linfoma

Risonanza Magnetica Nucleare (RMN): nella pratica clinica non è considerata una metodica panesplorante e da usare di routine nella stadiazione dei linfomi. Presenta tuttavia indicazioni particolari, come quando è indispensabile esplorare ad esempio il sistema nervoso centrale o l’osso. Non espone il paziente a radiazioni ionizzanti e può quindi essere adatta nei bambini o nelle donne in gravidanza. Anche in questo casi si può rendere utile la somministrazione di un mezzo di contrasto.

PET (Positron Emission Tomography)/CT: un’apparecchiatura ibrida che combina il tomografo ad emissione di positroni (PET) e la TC. L’esame PET consiste nella somministrazione preliminare per via endovenosa di una piccola quantità di zucchero (glucosio) marcato con un isotopo radioattivo. Lo zucchero marcato si accumula dove c’è il tessuto linfomatoso. Dopo un tempo definito viene eseguito l’esame che per il paziente è molto simile a una semplice TC. Mentre il paziente è disteso sul lettino l’apparecchiatura chiamata “tomografo PET-TC” rileva le radiazioni emesse dal corpo ed evidenzia gli accumuli nelle zone in cui il linfoma è presente.  E’ molto utile nei linfomi particolarmente “avidi” di zucchero quali il linfoma di Hodgkin o i linfomi a grandi cellule B. Si rivela inoltre utile per stabilire se residui di linfonodi evidenziati ancora alla semplice TC dopo trattamento sono inattivi (cicatrici che non captano lo zucchero) o sono ancora malati (captanti).

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Biopsia linfonodale

La biopsia linfonodale consiste nella asportazione, totale o parziale, di un linfonodo ritenuto patologico, allo scopo di analizzarlo al microscopio per determinare la presenza e il tipo di cellule linfomatose. Se il linfonodo che si vuole analizzare è superficiale, cioè è palpabile dal medico durante la visita, la procedura è semplice e viene per lo più effettuata da un chirurgo in regime ambulatoriale e in anestesia locale. Se, invece, il linfonodo è profondo, cioè situato all’interno del torace o dell’addome, è necessario un intervento chirurgico in anestesia generale. Attualmente è anche possibile utilizzare tecniche alternative di biopsia mediante aghi specifici, guidate dalla TAC (il chirurgo esegue il prelievo del linfonodo mentre il paziente è sottoposto a TAC le cui immagini agevolano il chirurgo nella procedura). Questo approccio, anch’esso eseguito in anestesia locale, permette di ridurre i rischi e ottenere risultati più velocemente.

In alcune circostanze, una biopsia tissutale può sostituire quella dell’intero linfonodo e consiste nel prelievo di un piccolo frammento di tessuto o organo in cui si è vista (mediante TAC o Risonanza magnetica) una localizzazione di linfoma.
Nel caso in cui il risultato della biopsia confermi il sospetto di linfoma, saranno necessarie altre indagini utili a definire l’estensione della malattia all’interno dell’organismo (procedura di stadiazione).

In considerazione della complessità e delle implicazioni terapeutiche di una corretta identificazione del sottotipo è sempre opportuno che la diagnosi di linfoma sia eseguita da un’anatomia patologica che disponga di attrezzature adeguate e di una buona esperienza in questo settore diagnostico.

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L’aspirato midollare, la biopsia osteomidollare ed esame del sangue

L’esame del midollo permette di valutare se è presente un’infiltrazione linfomatosa del midollo. Lo studio del midollo può essere fatto mediante 2 tipi di prelievo lievemente differenti, effettuati in corrispondenza della parte posteriore dell’osso del bacino. Questi prelievi sono eseguiti contemporaneamente anche in regime ambulatoriale con una semplice anestesia locale e con un tempo di esecuzione non superiore a 15-20 minuti. Non è necessario essere a digiuno. Il paziente è posizionato prono su un lettino da visita e il prelievo è eseguito con aghi appositi dalla spina iliaca posteriore superiore (la parte più sporgente dell’osso iliaco in vicinanza del sacro).

diagnosi linfoma

Aspirato midollare: dopo anestesia locale il medico introduce un ago che penetra nell’osso e attraverso una siringa aspira 5-10 cc di sangue midollare. I campioni prelevati sono inviati in laboratorio per le analisi. Il malato può avvertire un leggero fastidio/dolore durante l’esecuzione della manovra, particolarmente nella breve fase di aspirazione del sangue midollare. È possibile tornare alle abituali occupazioni nel corso della stessa giornata.

Biopsia osteomidollare: la procedura è sostanzialmente identica alla precedente, solo che viene introdotto un ago leggermente più grosso che serve a estrarre una piccola porzione d’osso di forma cilindrica (il cosiddetto frustolo), inviata per l’analisi agli anatomo-patologi.

Esame del sangue: è un semplice prelievo di sangue venoso per eseguire una serie di esami di laboratorio necessari a stabilire un quadro ematologico completo (funzionalità dei reni, del fegato, marcatori di attività del linfoma ecc.).

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