Competenza e passione al servizio del paziente
La Commissione Gruppo Infermieri nasce dopo un anno di esperienza del Gruppo Infermieri FIL. Com’è nato e per quale motivo?
Da oltre 35 anni lavoro come infermiera in ambito ematologico ponendo attenzione e rispetto ai pazienti che accompagno. Lo scorso anno ho sentito la necessità di avanzare la proposta alla FIL di costituire un gruppo di infermieri con lo scopo di rendere la nostra figura professionale parte integrante e attiva della Fondazione e a conferma del valore e della crescita degli infermieri nel percorso terapeutico dei pazienti onco-ematologici.
Il Comitato Direttivo si è mostrato favorevole ed è nato così il GiFIL.Il Gruppo si è creato con lo scopo di dare rilievo alle competenze dell’infermiere che accompagna il paziente e la famiglia nel percorso di cura. L’approccio multidisciplinare nell’attività assistenziale quotidiana ricopre un ruolo sempre più importante. Lavorare a stretto contatto con i medici per rispondere al meglio alle esigenze dei pazienti è perciò fondamentale. Il gruppo permette, inoltre, di acquisire competenze infermieristiche per approfondire le proprie conoscenze e proporre cure appropriate e personalizzate.
Da GiFIL alla Commissione Infermieri: come è cresciuto il gruppo?
La Commissione Infermieri ad oggi conta circa 45 infermieri soci FIL provenienti da tutta Italia, in particolare dal nord e dal centro della penisola. Le proposte di progetto, che possono essere avanzate dai membri della commissione, sono valutate dal Board Scientifico composto da 5 infermieri.
I progetti sono volti a migliorare la qualità di assistenza offerta nei presidi ospedalieri con la speranza nel futuro di omogenizzare in tutti i centri la metodologia di approccio per i pazienti. La commissione coordina anche attività con gruppi infermieristici di altre realtà presenti da tempo nel territorio italiano come GITMO (Gruppo Italiano per il Trapianto di Midollo Osseo, Cellule Staminali Emopoietiche e Terapia Cellulare) e SIE (Società Italiana Ematologia).
Nonostante la commissione conti un solo anno di vita ha già portato avanti diversi progetti. Quali sono?
Nel corso dell’anno abbiamo sviluppato tre progetti che attualmente sono in via di pubblicazione su riviste e testate infermieristiche italiane. I temi affrontati sono in relazione alle esigenze riscontrate nel nostro lavoro quotidiano, vicino ai pazienti.
I progetti si sono sviluppati su: problematiche di emesi (nausea e vomito) correlate alla chemioterapia mettendo a confronto l’efficacia di farmaci antiemetici; raccolta dati attraverso una survey riguardante il tema dell’approccio dell’infermiere nella scelta della modalità di esecuzione del processo di infusione di chemioterapia tramite accesso venoso centrale o periferico; ruolo dell’infermiere nella valutazione di un’assistenza personalizzata del paziente affetto da linfoma dal momento della diagnosi a quello della dimissione, con particolare riguardo alla continuità assistenziale con l’implementazione della figura del Case manager o Primary Nursing
È in corso, inoltre, un progetto in collaborazione con la Roche che consiste in un piano formativo per infermieri e pazienti sulla gestione degli eventi avversi, cioè qualsiasi episodio sfavorevole di natura medica che si verifica dopo la somministrazione di un farmaco o l’esecuzione di un trattamento di cura.
Altro tema su cui intendiamo impegnarci è quello delle CAR-T, ultima frontiera della cura dei linfomi, basata sulla ingegnerizzazione dei linfociti che vengono poi infuse al paziente.
Ulteriori idee sono in fase di elaborazione, in collaborazione con le altre commissioni scientifiche FIL.
Quale ruolo ricopre l’infermiere nei reparti di ematologia?
L’infermiere è un professionista con competenze specifiche e avanzate volte al miglioramento dell’efficienza e della qualità delle cure. Ha una visione globale su bisogni ed esigenze del paziente e della sua famiglia, al fine di individuare e adeguare un piano assistenziale personalizzato. Lavora a stretto contatto con il team medico che affianca nella quotidianità.
L’esperienza Covid ha messo in luce l’esigenza di impegnarsi su questo ultimo punto e ha accelerato il ricorso a un approccio multidisciplinare che era solo accennato. Nei mesi dell’emergenza abbiamo vissuto grandissime difficoltà, ma abbiamo cercato di tutelare sempre i pazienti, facendo anche educazione, spiegando loro cosa era appropriato fare e cosa no. Siamo stati sempre in prima linea per garantire le cure. Possiamo dire con orgoglio che l’attività non si è mai fermata, agevolati anche dal fatto che nessun reparto di ematologia è stato convertito in reparto Covid. Ora è importante proseguire in tale direzione, per essere sempre più strategici nel percorso di cura.
Infine, ci racconti qualcosa di lei e della sua esperienza nell’ambito infermieristico.
Io sono grande di età e di esperienza. Lavoro da 38 anni nell’ambito ematologico suddivisi fra l’attuale IRCCS Sant’Orsola Malpighi di Bologna e da alcuni anni trascorsi a Roma prima al fianco del Prof. Franco Mandelli, noto ematologo e accademico italiano, presidente del GIMEMA e dell’AIL, poi al San Camillo. Quello che mi muove ogni giorno è la passione per il mio lavoro, in una disciplina molto affascinante nonostante sia considerata un po’ di nicchia, e un grande rispetto per i pazienti.
Senza retorica dico che bisogna riconoscere le loro fragilità, ma anche la loro immensa forza, per potere stare accanto a ciascuno e sostenerlo nel migliore dei modi.
