Dott. Chiappella - Presidente Commissione FIL Linfomi T

Intervista alla Dott.ssa Annalisa Chiappella – Presidente Commissione Linfomi T

Qual è il valore dei numeri per una patologia rara? La casistica è ancora più preziosa per i passi in avanti della ricerca sui linfomi T

I linfomi T fanno parte della famiglia dei linfomi Non Hodgkin. Quali sono le loro peculiari caratteristiche?

I linfomi T sono una patologia rara, infatti rappresentano non più del 10 – 15% dei linfomi Non – Hodgkin, che a loro volta rappresentano il 4% delle malattie oncologiche diagnosticate ogni anno in Italia.

I linfomi T si suddividono in varie classi, detti istotipi, eterogenee tra di loro e con differenti presentazioni sia cliniche che biologiche. I più comuni (il 25% dei linfomi T) sono quelli a cellule T periferiche non altrimenti specificati, i PTCL-NOS.

L’età mediana di insorgenza è circa 60 anni, si presentano prevalentemente come malattia linfonodale, ma in più del 20% dei casi possono anche presentarsi con invasione midollare alla diagnosi.

Seguono, per tasso di incidenza (18%), i linfomi T angioimmunoblastici, che insorgono con età mediana intorno ai 65 anni, possono presentare localizzazione linfonodale e invasione midollare alla diagnosi, e a volte si manifestano con alterazioni degli esami di laboratorio quali la presenza di un incremento del livello delle immunoglobuline IgM al quadro proteico.

Meno frequente è il linfoma anaplastico, che può essere definito ALK positivo o ALK negativo a seconda della espressione della proteina ALK.

Una forma rara ma recentemente riconosciuta tra i linfomi anaplastici è il BIA-ALCL, cioè il linfoma anaplastico correlato agli impianti di protesi mammarie.

Esistono poi altri sottotipi, più rari, di linfomi T: i linfomi T Natural Killer/Nasal Type T cell, più frequenti tra la popolazione asiatica, i Linfomi T Gamma/Delta e i linfomi epatosplenici. I linfomi T cutanei, anch’essi rari, hanno caratteristiche particolari e vengono generalmente trattati dai colleghi dermatoncologi.

Proprio per la rarità dei linfomi T, è necessario che la diagnosi venga effettuata da un patologo esperto nella diagnosi delle patologie linfoproliferative; da studi condotti sia in Italia, sia in altri Paesi del mondo, emerge come il 30% delle diagnosi di linfoma T non è corretta.

Diventa quindi indispensabile una revisione istologica da parte di un emopatologo qualificato, al fine di poter eseguire un trattamento corretto.

Quali sono le terapie attualmente utilizzate per i linfomi T?

Il percorso terapeutico può essere differente a seconda dell’istotipo che abbiamo di fronte e allo stadio di malattia.

Per i pazienti giovani (età inferiore a 65 anni) con un linfoma T alla diagnosi, generalmente si consiglia una chemioterapia tipo CHOEP (il classico CHOP con aggiunta di un farmaco che si chiama etoposide), seguita da intensificazione con chemioterapia ad alte dosi seguita da autotrapianto di cellule staminali periferiche.

In alcuni casi selezionati a miglior prognosi, quali i linfomi anaplastici ALK positivi, si può proporre un percorso chemioterapico standard senza intensificazione con una chemioterapia ad alte dosi con autotrapianto.

Alla recidiva, le terapie a disposizione sono molte, ma tutte sono associate a scarsa efficacia, ad eccezione del Brentuximab Vedotin, un anticorpo monoclonale anti-CD30 coniugato con un farmaco, che si è dimostrato molto attivo nel trattamento del linfoma anaplastico alla recidiva.

Data la rarità dei linfomi T, la partecipazione in studi clinici di trattamento, sia alla diagnosi che alla recidiva, è fortemente caldeggiata.

Proprio per questo motivo, la FIL ha disegnato studi sia per il trattamento della prima linea, sia per il trattamento delle linee successive, volte a testare la sicurezza e l’efficacia dell’aggiunta di nuovi farmaci biologici e innovativi.

Oggi si parla molto di terapia con le cellule CAR-T e in Italia sono stati autorizzati i primi centri ad utilizzarle. Nella pratica clinica in cosa consiste l’innovatività della terapia? I risultati sono quelli attesi?

Con il termine CAR-T si intende un’immunoterapia del tutto innovativa che si basa su un processo di ingegnerizzazione e manipolazione genetica dei linfociti T del paziente, al fine di potenziarli per combattere il linfoma.

Le CAR-T sono state approvate da un anno in Italia, per il trattamento del linfoma a grandi cellule B e primitivo del mediastino recidivato e refrattario dopo due linee di trattamento; è in corso la registrazione anche per la cura del linfoma mantellare recidivato.

La sperimentazione sui linfomi T per l’utilizzo delle cellule CAR -T è in corso: siamo fiduciosi che prima o poi si possa sfruttare questa tecnologia anche in questo gruppo di patologie.

Lei è Presidente della Commissione Linfomi T, che tipo di prospettive future ha davanti questa Commissione e quali obiettivi si pone?

L’ambizione che ci poniamo come commissione Linfomi T è di approfondire e migliorare la conoscenza della malattia, a partire dalle sue basi anatomo-patologiche e biologiche.

Basandosi su una conoscenza sempre più approfondita delle caratteristiche biologiche della malattia, potremo quindi proporre trattamenti sempre più personalizzati e mirati, al fine di migliorare l’efficacia, ma anche la tolleranza della terapia.

Tutto ciò è reso possibile attraverso una stretta collaborazione con i colleghi delle altre commissioni, in particolare con la commissione patologi, commissione studi biologici, commissione radioterapia e commissione linfomi cutanei, con i quali vi è un continuo confronto su conoscenze, risorse e competenze.

Quest’anno ricorre il decennale della FIL, ha un pensiero al riguardo?

La Fondazione Italiana Linfomi rappresenta un esempio di eccellenza nella ricerca nel campo dell’ematologia.

Grazie alla FIL, possiamo condividere le conoscenze, avere a disposizione terapie innovative, e condurre studi clinici con casistiche rilevanti di pazienti; riusciamo pertanto a condurre la ricerca clinica grazie ad un lavoro di squadra, mettendo a disposizione ognuno le proprie competenze specifiche.

Da dieci anni a questa parte, grazie alla FIL, siamo diventati molto più competitivi a livello non solo europeo, ma anche internazionale, e abbiamo raggiunto la visibilità e il riconoscimento che merita la ricerca italiana nell’ambito dei linfomi.

 

Vedi: Commissione FIL Linfomi T

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