dott.ssa Tucci - Presidente Commissione FIL Anziani

Intervista alla Dott.ssa Alessandra Tucci – Presidente Commissione Anziani

Nella differenza tra età anagrafica ed età biologica si leggono tutti i passi in avanti della ricerca

Oggi la Commissione Anziani con la dottoressa Alessandra Tucci parla di futuro e cammina verso la vita.

Ci può dire quali sono gli ambiti di operatività della Commissione Anziani della Fondazione Italiana Linfomi?

La Commissione Anziani si caratterizza fondamentalmente per la sua trasversalità in ambito operativo che la vede strettamente connessa a tutte le altre Commissioni all’interno della Fondazione Italiana Linfomi.

La sua attività si focalizza sulla gestione del paziente anziano affetto dai diversi sottotipi di linfoma, in particolare quelli aggressivi, guidando nella scelta  della più idonea strategia terapeutica attraverso una valutazione complessiva del paziente che tenga conto delle sue peculiarità.

L’esigenza di trattare i linfomi del paziente anziano con terapie specifiche, nasce dal fatto che spesso questo gruppo di pazienti presenta molte altre patologie associate, una ridotta funzionalità dei principali organi o alterazioni nella capacità di svolgere le diverse attività della vita quotidiana.

Il compito della nostra Commissione è appunto quello di disegnare diversi tipi di protocolli terapeutici rivolti ai pazienti anziani, tenendo conto delle possibili tossicità derivanti dall’utilizzo dei trattamenti standard e quindi modulando ed adattando le terapie sulla base di valutazioni emergenti da questionari che valutino nel complesso le capacità fisiche e cognitive del paziente, definendone  diversi gradi di fragilità.

Questo significherà, in funzione dello stato di salute generale del paziente, cambiare dosaggio dei farmaci o considerare anche l’impiego di farmaci potenzialmente meno tossici per evitare il più possibile gli effetti collaterali.

Questo discorso è molto importante anche nel caso opposto in cui un paziente anziano venga ritenuto idoneo a intraprendere una terapia standard e a giovarsi di trattamenti più aggressivi, simili a quelli utilizzati nei pazienti più giovani.

Come mai si è sentita l’esigenza di dedicare in maniera specifica una Commissione ai pazienti anziani?

Ormai possiamo affermare con certezza che l’età anagrafica non è più un dato sufficiente per valutare la “performance” di un paziente.

Siamo sempre più protesi verso la definizione di un’età biologica che viene attribuita tenendo in considerazione le diverse caratteristiche cliniche del paziente, sia da un punto di vista fisico che cognitivo.

A questo tipo di analisi specifica non può che corrispondere di conseguenza una terapia personalizzata o perlomeno il disegno di diversi tipi di protocolli terapeutici per diversi gruppi di pazienti con le stesse caratteristiche cliniche.

Quando un paziente si definisce anziano nell’ambito della cura dei linfomi?

Se dovessi rispondere in modo provocatorio citando il padre dell’oncologia geriatrica, Lodovico Balducci, vi direi che tutto dipende se si tratta di un linfoma aggressivo o di un linfoma indolente, ma attenendomi a quelle che sono le più recenti raccomandazioni della società internazionale di oncologia geriatrica, possiamo affermare che un paziente può essere definito anziano dopo i 70 anni.

Questo limite di età è andato via via aumentando negli ultimi 15 / 20 anni; infatti in passato già dai 60 anni un soggetto era definito anziano, e probabilmente questo trend proseguirà in linea con il miglioramento della qualità della vita e con l’allungamento della stessa.

Quest’anno ricorre il decennale della FIL, in questi anni quali sono stati i passi in avanti nella ricerca scientifica sui linfomi che hanno riguardato il target dei pazienti anziani?

Uno dei più grandi passi in avanti che è stato fatto in quest’ambito è sicuramente l’aver validato uno strumento di valutazione geriatrica che ha dunque permesso di individuare un gruppo di pazienti in grado di tollerare le stesse terapie applicate ai pazienti non definiti anziani.

Questo vuol dire che un paziente anche fino a 80 anni di età, con un linfoma aggressivo, potrebbe intraprendere una cura a finalità curativa, ottenendo risultati simili a un paziente molto più giovane.

Inoltre, grazie a questi criteri di valutazione multidimensionale oggi siamo in grado di identificare un gruppo di pazienti fragili, candidati a sole terapie di supporto  e un gruppo intermedio, in cui si dovrà cercare di curare il linfoma grazie a una adeguata personalizzazione nel dosaggio dei farmaci.

Guardando al futuro, quali sono i prossimi obiettivi della Commissione Anziani?

Credo sia fondamentale perfezionare sempre di più gli strumenti di valutazione dei pazienti in collaborazione con i geriatri o altri specialisti in modo da creare dei veri e propri team multidisciplinari per la gestione delle comorbidità, ossia delle patologie presenti oltre al linfoma e migliorare le terapie di supporto.

È, inoltre, importante andare a rafforzare il coinvolgimento di altre figure professionali come infermieri e caregiver, per migliorare la gestione del paziente in tutte le fasi del suo percorso terapeutico.

Un altro obiettivo molto importante è quello di estendere questo tipo di valutazione geriatrica non solo ai pazienti affetti da linfomi aggressivi, verso i quali ci siamo rivolti fino ad ora in modo particolare per cercare di migliorarne la sopravvivenza, ma anche ai pazienti che presentano linfomi indolenti nei quali questo approccio ci potrà aiutare a controllare la malattia mantenendo alti gli standard qualitativi di vita del paziente.

Infine posso anticipare uno studio molto interessante a cui stiamo lavorando in collaborazione con la Commissione Studi Biologici, che riguarda il comportamento del sistema immunitario nei pazienti anziani che sembra andare incontro ad un indebolimento per un processo di “immunosenescenza”.

Questo discorso è molto importante poiché, essendo il sistema immunitario coinvolto nella sorveglianza di una neoplasia, questo processo può avere un impatto fondamentale sulla prognosi e sull’andamento del linfoma stesso.

Grazie alla FIL, che da 10 anni si impegna nel fare da collante alle diverse Commissioni sempre più bisognose l’una dell’altra, la nostra attività di ricerca può darsi obbiettivi sempre più ambiziosi, supportata dal confronto con ematologi provenienti da tutta Europa e potendosi orma avvalere di una credibilità internazionale.

 

Vedi: Commissione FIL Anziani

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