Dott. Consoli - vincitore del Bando Gilead Fellowship Program

Un progetto FIL tra i 58 vincitori dei Bandi Gilead 2021

Grazie alla ricerca scientifica l’impossibile può diventare possibile

Lo sa bene Gilead Sciences Italia, società biofarmaceutica che da oltre trent’anni ricerca e sviluppa farmaci innovativi per contribuire alla salute del mondo e da dieci promuove bandi per sostenere il progresso scientifico. Il tema del possibile è stato il filo conduttore della cerimonia di premiazione dell’edizione 2021 dei Bandi Fellowship e Community Award Program, che si è svolta a Milano lo scorso 19 ottobre.

Nel corso dell’evento sono stati celebrati i 58 vincitori dei due Bandi – ricercatrici, ricercatori e associazioni pazienti – ai quali sarà assegnato complessivamente oltre un milione di euro per realizzare i loro progetti entro i prossimi 12 mesi.

Tra questi anche la Fondazione Italiana Linfomi con un progetto proposto dal Dott. Ugo Consoli, Direttore del Reparto di Ematologia dell’Azienda Ospedaliera ad Alta Specializzazione Ospedale Garibaldi Nesima di Catania.

La ricerca FIL si aggiudica il premio

Lo studio vincitore del bando Gilead si intitola “Linfoma non Hodgkin primitivo del mediastino a cellule B (PMBL): studio retrospettivo multicentrico della Fondazione Italiana Linfomi” e si è aggiudicato un grant di 30.000 € e il Premio speciale “Mauro Moroni” di ulteriori 5.000 € per la descrizione delle modalità di gestione delle possibili criticità etiche.

La ricerca consiste in una raccolta dati retrospettiva multicentrica ed interregionale di pazienti affetti da linfoma primitivo del mediastino a grandi cellule B, con l’obiettivo di analizzare le differenti strategie di trattamento operate nei centri partecipanti e, secondariamente, di indagare la tossicità delle diverse strategie terapeutiche. Saranno coinvolti circa 400 pazienti, in una quarantina di centri FIL.

Linfoma primitivo del mediastino a grandi cellule B

Il linfoma primitivo del mediastino a grandi cellule B è un sottotipo di linfoma non Hodgkin diffuso a grandi cellule B che si manifesta prevalentemente negli adolescenti e giovani adulti, con prevalenza nel genere femminile. Questo tipo di tumore è molto raro, rappresenta circa il 2% di tutti i linfomi maligni.

Clinicamente si presenta come una voluminosa massa al mediastino – la regione del corpo contenuta nella gabbia toracica delimitata anteriormente dallo sterno, posteriormente dalla colonna vertebrale, lateralmente dai polmoni su ciascun lato – e all’esordio i pazienti possono lamentare sintomi di compressione.

Nelle fasi iniziali la progressione del tumore tende a restare localizzata al torace, ma alla ricaduta la malattia può diffondersi ampiamente, coinvolgendo anche sedi inusuali come rene, surrene, sistema nervoso centrale.

La diagnosi di linfoma primitivo del mediastino a grandi cellule B è complessa perché le caratteristiche istologiche e fenotipiche si sovrappongono a quelle di altri tipi di linfoma e perché non esiste un singolo biomarcatore applicabile alla diagnostica di laboratorio.

Un’altra criticità deriva dall’assenza di un “gold standard” di cura; dunque, la gestione clinica della malattia varia tra i centri. Altro tema terapeutico controverso è l’impiego della radioterapia (RT) al termine del trattamento farmacologico.

La vincita del bando Gilead

In merito al risultato raggiunto, il dott. Ugo Consoli commenta: “Questa aggiudicazione rappresenta un incentivo a proseguire nello studio di una patologia, il linfoma, che presenta ancora molti aspetti oscuri e un riconoscimento all’instancabile lavoro che da anni viene svolto nel reparto di Ematologia dell’ospedale Garibaldi Nesima di Catania. Grazie al grant ottenuto potremo indagare una forma rara di linfoma per far emergere nuove prassi di cura e donare così speranza ai pazienti che ogni giorno si rivolgono a noi”.

Anche il Presidente della Fondazione Italiana Linfomi, Francesco Merli, esprime soddisfazione: “Il Gilead Fellowship Program è un bando prestigioso, che siamo orgogliosi di aver vinto per la seconda volta in pochi anni. La Fondazione lavora per migliorare gli standard terapeutici dei pazienti, portando a casa tanti traguardi nella ricerca, con ricadute fondamentali dal punto di vista clinico. Lo studio sul linfoma non Hodgkin primitivo del mediastino ne è l’ultimo esempio, a conferma della levatura scientifica dei soci FIL”.

Lo studio, che avrà una durata di 12 mesi, è già stato avviato. Sono in corso le procedure di apertura dei centri aderenti.

L’impossibile che diventa possibile

L’impossibile è solo un obiettivo, dunque, ancora da raggiungere; un orizzonte che diventa possibile.

Lo pensa l’85% degli italiani, soprattutto quando si tratta di medicina, stando alla ricerca Creating possible, realizzata da AstraRicerche su un campione rappresentativo della popolazione e presentata nel corso della cerimonia di premiazione.

Tra le sfide impossibili rese possibili gli intervistati citano: il trapianto di organi (51,8%), la vaccinazione di massa degli anni ‘50 (51,1%) e gli antibiotici (48,1%). Seguono al 4° e 5° posto le scoperte avvenute nel XXI secolo: la mappatura del DNA (37,1%) e il farmaco per prevenire la diffusione dell’HIV (28,6%).

Tra i traguardi che oggi sembrano irraggiungibili e che gli italiani credono potranno essere conquistati vi sono: la cura per tutti i tumori, anche quelli che oggi sono orfani di terapie, per le patologie neurodegenerative come il Parkinson e la disponibilità di terapie personalizzate basate sulle caratteristiche individuali.

Traguardi raggiungibili grazie alla ricerca scientifica, che infatti per circa il 90% degli italiani è un fattore determinante per lo stato di salute e benessere.

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