Premiati i vincitori del Bando Giovani Ricercatori e del Premio Brusamolino

Lotta ai tumori: la Fondazione italiana linfomi investe sugli under 40 e sulla personalizzazione delle cure

A Rimini, nell’ambito della Riunione nazionale annuale, la FIL premia la ricerca più innovativa: l’oncologia di precisione e la bioinformatica al servizio della previsione della risposta del singolo paziente alla cura. Questa la direzione della lotta ai linfomi, che rappresentano la prima forma di patologia oncoematologica, con un’incidenza in crescita negli ultimi vent’anni, ma che oggi grazie ai progressi della ricerca fanno registrare un importante aumento della sopravvivenza, per cui complessivamente con terapie appropriate un paziente su due guarisce.

A Rimini nell’ambito dell’appuntamento annuale della Fondazione Italiana Linfomi, in cui si fa il punto sullo stato dell’arte della ricerca nel campo, sono stati premiati tre progetti targati under 40. Obiettivo comune tra i lavori premiati è la personalizzazione della cura: in tutti i casi i giovani ricercatori intendono mettere a fuoco le cause delle mancate risposte alle cure standard o delle recidive precoci, per programmare fin dall’inizio le cure in modo mirato, aumentando l’aspettativa di vita del paziente ed evitando l’impatto importante di terapie inefficaci.

Ad aggiudicarsi i 100.000 euro destinati al progetto vincitore del Bando giovani ricercatori è MANTLE FIRST BIO, lo studio di Francesca Maria Quaglia, ematologa e dottoranda a Verona, capofila di un lavoro finalizzato a identificare le cause biologiche della resistenza alla terapia nei casi di linfoma mantellare, permettendo così di personalizzare le cure, nell’ambito di una patologia specifica che rappresenta il 6% dei casi del linfoma non Hodgkin ed è una tipologia aggressiva, ad oggi senza possibilità di guarigione, che però negli ultimi trent’anni, grazie agli importanti traguardi della ricerca scientifica, ha visto raddoppiare la sopravvivenza, portandola all’83% nei tre anni successivi alla terapia e a un valore medio di 7,3 anni.

“Quest’anno i progetti presentati nei nostri bandi sono stati tutti di elevatissima qualità” commenta il presidente della Fondazione Italiana Linfomi, dott. Michele Spina. “Tanto che è stato davvero difficile scegliere. Questo dimostra l’altissimo livello della ricerca italiana, che va assolutamente sostenuta e incoraggiata, come la FIL fa da anni”.

Vincitori delle due borse messe in palio dal premio Brusamolino sono Domenico Albano e Maria Carmela Vegliante, le cui ricerche sono sostenute con due borse di 5000 euro ciascuna. Domenico Albano, classe 1987, medico nucleare, neospecialista a Brescia, studia il ruolo della Pet nella predizione della risposta della terapia nel caso del linfoma di Burkitt, tipologia altamente aggressiva con elevato rischio di recidiva e di progressione di malattia. L’obiettivo è stratificare la casistica dei pazienti e della loro risposta alle terapie, anche grazie a metodologie informatiche di elaborazione dei dati.

Maria Carmela Vegliante, classe ’82, biotecnologa, lavora sull’espressione genica che studia il microambiente nel caso del linfoma diffuso a grandi cellule, la tipologia più frequente tra i linfomi aggressivi, di cui rappresenta il 25-30% dei casi. La ricerca, che nasce da una collaborazione tra l’Unità di Ematologia e Terapia Cellulare dell’IRCCS di Bari e la Struttura di Diagnosi Emolinfopatologica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, utilizza metodiche computazionali innovative per elaborare un modello di rischio applicabile alla predizione della risposta alla terapia e quindi orientare fin da subito la cura, evitando l’impatto invasivo delle terapie standard, qualora si preveda che queste siano inefficaci.

“Questi premi rappresentano perfettamente la mission della Fondazione Italiana Linfomi, che lavora da anni per migliorare gli standard terapeutici dei pazienti, portando a casa tanti traguardi scientifici, con ricadute fondamentali dal punto di vista clinico”,  conclude il vicepresidente della FIL Francesco Merli.

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