Nei giorni 24-27 ottobre 2021 si sono tenuti a Milano in sessione congiunta i congressi annuali SIE e SIES, rispettivamente il 48° e il 16° congresso nazionale della Società Italiana di Ematologia (SIE) e di Ematologia Sperimentale (SIES).
Il contributo della Fondazione Italiana Linfomi ai lavori è stato importante, con 16 lavori accettati per presentazioni orali e 4 in presentazione poster.
I risultati e le analisi presentati sono il frutto del lavoro delle Commissioni Scientifiche FIL che, ciascuna con le proprie specificità, tratta i diversi tipi di linfoma, creando così una grande varietà di studi portati avanti dalla Fondazione in termini di oggetto e tipologia di ricerca.
Per quanto riguarda i due sottotipi di linfoma non-Hodgkin più frequenti, il linfoma follicolare e il linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL), sono stati presentati i risultati di alcuni studi: FIL_FOLL12 e FIL_MIRÒ sui linfomi follicolari; Elderly Project e FIL_RECANZ, che hanno coinvolto pazienti anziani con DLBCL.
Lo studio FIL_RECANZ, in particolare, dimostra che un trattamento ad alte dosi seguito da autotrapianto di cellule staminali, generalmente considerato una opzione terapeutica solo per soggetti giovani, può essere offerto anche a pazienti anziani purchè senza comorbidità importanti.
Diversi sono stati poi i contributi sul linfoma mantellare, derivati da sotto analisi dei dati dello studio FIL_MCL0208 per pazienti giovani e dall’analisi a lungo termine dello studio FIL_R-BAC per pazienti anziani.
Ulteriori presentazioni hanno riguardato i linfomi indolenti: studio FIL_BIO-WM per la malattia di Waldestrom e le gammopatie monoclonali di significato incerto; studio BART per i linfomi indolenti correlati ad epatite C, che ha dimostrato che il trattamento per l’epatite C da solo contribuisce anche alla remissione del linfoma; FIL_NF10, studio collaborativo tra Italia, Portogallo, Ucraina, Austria, Francia e Brasile di confronto tra i vari approcci terapeutici adottati per la terapia dei linfomi indolenti non follicolari.
Studi condotti con Brentuximab Vedotin (FIL_BBV, FIL_PTCL-BV) hanno confermato l’efficacia del farmaco utilizzato alla ricaduta di malattia o in soggetti non rispondenti alle terapie di prima linea, sia in quelli con linfoma di Hodgkin che in quelli con linfoma T a cellule periferiche.
Lo studio FIL_PTCL13, per il trattamento dei linfomi T in prima diagnosi, in cui il farmaco romidepsina veniva aggiunto alla terapia regolare, non ha dimostrato un aumento di efficacia della combinazione rispetto allo standard.
Sono stati, poi, presentati i risultati di studi retrospettivi condotti su archivi di dati a disposizione dei ricercatori della FIL, i più rilevanti dei quali riportano che nel linfoma di Hodgkin nodulare a predominanza linfocitaria (NLPHL), un sottotipo con caratteristiche peculiari, l’aggiunta dell’anticorpo monoclonale rituximab alla terapia standard per il linfoma di Hodgkin aumenta l’efficacia del trattamento.
La durata e la qualità della vita dopo il linfoma sono migliorate enormemente, ma molto resta da fare in termini di preservazione della fertilità, tema che è stato indagato dallo studio FIL_FERTY CARE, e di adozione di corretti stili di vita nei lungo sopravviventi il linfoma, attraverso piani di follow-up mirato che vadano al di là dei controlli ematochimici ma che includano direttive sulla nutrizione e sulla attività fisica.
In conclusione, dai risultati degli studi promossi dalla FIL sono emerse informazioni cliniche e dati biologici e genetici nuovi che possono fornire al clinico strumenti validi e specifici per migliorare l’approccio al paziente, i termini di sopravvivenza e qualità di vita.
