C’è qualcosa di peggio di ammalarsi di linfoma di Hodgkin?
Certamente: ammalarsi di linfoma di Hodgkin e dover fare le terapie durante una pandemia!
Mi chiamo Stefano, sono nato nel 1975, faccio lo speaker radiofonico da una vita. E’ un lavoro che, col passare del tempo, ti insegna ad eliminare dalla tua mente ogni tipo di problema quando ti metti le cuffie: chi ti ascolta non può farsi carico delle tue ansie, delle tue paure, dei tuoi problemi.
Ho scoperto di avere qualcosa che non andava verso la fine dell’estate 2019: da buon appassionato di fitness, dopo un periodo di “definizione” (allenamento intenso e dieta ipocalorica per poter andare a fare il bullo con il “six pack” in spiaggia) mi accorsi di avere un rigonfiamento piuttosto importante nella zona inguinale sinistra di cui non mi ero accorto perchè coperto dal grasso addominale. Inoltre, durante le vacanze in montagna di inizio settembre provavo spesso dolore in quella zona, soprattutto dopo aver bevuto dell’alcol, anche un semplice bicchiere di vino. Chiesi al mio dottore di fare un’ecografia: alla fine dell’esame, durato molto più del normale, il medico, dopo alcune domande di rito, mi disse chiaramente: “Secondo me è un linfoma”. Dopo essermi rivestito, non avendo le idee chiare, chiesi: “Ma… il linfoma… è un tumore, giusto?”
Avete presente quando un flipper va in tilt, si accendono tutte le lucine e la palla cade in buca senza che tu possa fare niente? Il mio cervello si spense, come il flipper, mentre continuavo a leggere la parte finale del risultato dell’ecografia: “Il quadro riscontrato richiede TAC contrastografica e consulenza oncologica”. La parola “oncologia” faceva prorompente il suo ingresso nella mia vita, in un momento in cui non ero preparato, in cui stavo bene fisicamente, mi sentivo potente, in cui l’ultima delle paure era quella di avere il cancro. Fino a quel momento.
Decisi di comune accordo con la mia compagna Laura di non dire niente a nessuno perlomeno all’inizio. Allo stesso tempo, cominciai ad allenarmi in palestra come un animale: volevo arrivare all’appuntamento decisivo con il cancro nella migliore condizione fisica e psicologica possibile, volevo sentirmi forte nonostante tutto.
Novembre 2019 fu un mese strano, intenso, denso di interrogativi, di paure, di tensione. Dopo la PET che evidenziò la presenza del linfoma, ci fu l’operazione chirurgica. Il pezzo di linfonodo che estrassero poco prima di Natale diede la risposta definitiva: linfoma di Hodgkin classico a cellularità mista, terzo stadio.
Il 2020 era iniziato da poco, sapevo che sarebbe stato molto complicato… Grande inaugurazione venerdì 17 gennaio 2020: 6 cicli di chemioterapia con infusione ogni 10 giorni, più eventuale radioterapia di consolidamento. Sono routine e terminologia che si imparano giorno dopo giorno, anche se avevo cercato su internet tutto quello che c’era sul linfoma di Hodgkin: mentre tutto il mondo sconsiglia fortemente di andare a cercare in rete, io ho letto tutto quello che c’era da leggere, e mi sono preparato ad affrontare lo scenario peggiore. Volevo arrivare preparato al cento per cento. E fortunatamente fu così!
Impostando un’alimentazione equilibrata e leggermente ipocalorica che non appesantisse il mio corpo e continuando ad allenarmi in palestra, ho ridotto sensibilmente gli effetti collaterali dei farmaci: nel periodo della terapia si sono fatti sentire un po’ di nausea nei giorni successivi al trattamento, un po’ di fatigue il quarto giorno successivo all’infusione (Che a dire il vero è aumentata verso la fine), e la caduta di sopracciglia e capelli l’ultimo mese.
La prima buona notizia arrivò a metà Marzo: PET di metà terapia completamente negativa. Stava funzionando. Nel frattempo il mondo era sotto attacco del COVID-19: tutto il paese chiuso in casa, io che andavo al lavoro… e a fare le chemio!
E’ stato in quel periodo che mi sono accorto di quanto un malato oncologico abbia bisogno di supporto durante le terapie all’ospedale: vedevo facce tristi, spaesate, persone che non sapevano dove andare, che cosa fare… I protocolli di sicurezza imponevano (Giustamente) che ogni malato dovesse entrare da solo in ospedale, e per molti questo è stato uno stress aggiuntivo. Ho imparato da questa esperienza che il cervello è un ingrediente fondamentale nella lotta al tumore: se ti lasci andare, metti tutta la tua vita in pausa, ti abbandoni ai farmaci senza lottare… Il cancro se ne accorge, e se ne approfitta. Bisogna lottare, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Senza sosta.
Venerdì 12 Giugno, ore 10 e 30: PET finale, quello che ho chiamato fin dall’inizio “il giorno del giudizio”. Dopo due PET, una TAC con contrasto, un’operazione laparoscopica, 16 prelievi di sangue, 12 infusioni chemioterapiche, 36 iniezioni di fattori di crescita, ero al bivio. Le premesse erano ottime, ma la regola fondamentale è non mettere mai il carro davanti ai buoi. “Quadro orientativo per completa risposta metabolica ai trattamenti eseguiti”, musica per le mie orecchie. Mancavano quindici sedute di radioterapia per dare una “bombardatina” ad un linfonodo che non era ancora ritornato al volume originale, praticamente una sciocchezza. Basta infusioni, basta nausea, basta stanchezza. Libidine assoluta.
Alla fine delle 15 sedute di radioterapia, mancava all’appello solo l’ultima visita con i quattro eroi che si sono occupati del mio “problema”, cioè il Dottor Marino, il Dottor Del Fiore e le Dottoresse Finotto e Vianello dello IOV di Padova giusto per farci i complimenti a vicenda, tirare un bel sospirone di sollievo e darci appuntamento per il primo follow-up.
E adesso? Grandi festeggiamenti? Vacanza premio? Grande bevuta per dimenticare? Bentornata spensieratezza?
Purtroppo niente di tutto questo. Niente vacanza per colpa del Covid-19, niente bevuta (Chi fa fitness beve MOLTO moderatamente), niente festeggiamenti e neanche tanta spensieratezza. Solo una cena con la mia dolce metà. Vi state chiedendo perchè?
Perchè è vero che quando finisci un percorso del genere ti senti un eroe e vorresti gridarlo al mondo, ma quello che molti “sopravvissuti” non vi dicono è che una volta che entra a far parte della tua vita, il cancro non ti abbandona più del tutto. Torni finalmente a vivere, ma un pizzico di paura fa sempre parte delle tue sensazioni quotidiane, dietro ogni angolo ti sembra di vedere nascosto il “mostro” che ti guarda di nascosto, quando il periodo del follow-up si avvicina cominci a sentirti in tensione.
Per questo vi dico: se una persona a voi vicina ha avuto il cancro e l’ha sconfitto, ricordategli ogni giorno che è un guerriero, un vincente, un esempio, che deve vivere intensamente ogni secondo della propria vita senza preoccuparsi di nient’altro.
E magari anch’io, un giorno, girandomi di scatto non vedrò nessuna “ombra” nascosta che mi spia da dietro l’angolo…
Stefano
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