La storia di Roberta con il linfoma non Hodgkin
23 Ottobre 2025

I miei ultimi anni sono stati “impegnativi”, per usare un eufemismo.
Prima il tumore al colon di mio padre che purtroppo non ce l’ha fatta, poi il carcinoma mammario di mamma, fortunatamente superato, dopo ancora il Covid e poi finalmente una cosa bella, l’incontro con l’uomo che sarebbe diventato mio marito. I nostri inizi vengono presto sconvolti da un altro lutto, venendo poco dopo a mancare il suo papà. Non passa molto tempo e decidiamo che ci meritiamo un po’ di felicità, così nonostante ci conoscessimo da poco più di un anno ci sposiamo e ci mettiamo alla ricerca di un figlio.

É in questo preciso momento che la mia vita cambia, in un modo del tutto inaspettato, mentre le mie energie fisiche e mentali sono concentrate su un desiderio di maternità che fatica a realizzarsi.

Il 2024 inizia con un’avvisaglia a cui non do molto peso. I linfonodi del collo sono ingrossati, sia a destra che a sinistra. Un agoaspirato prima e un controllo endocrinologo poi, danno esito negativo. Scoprirò più avanti che l’esame citologico non poteva dare riscontro del linfoma.

Inizio a convivere con una tosse perenne e un peso sul petto che tutti imputano all’ansia per quel figlio che non arriva.

In estate accuso forti dolori all’altezza della scapola sinistra e alle braccia. Consulto fisioterapisti e osteopati, pensando a un problema muscolare, accentuato da un lavoro che mi porta a stare molte ore in piedi e dalla preoccupazione per la gravidanza che non si realizza.

Provo la magnetoterapia e anche la tecarterapia, la situazione non cambia, ma io faccio finta di nulla e continuo ad avere un unico pensiero: diventare mamma; quindi, concentro tutte le attenzioni su quello, mettendo a tacere il resto.

A novembre, finalmente, mi sottopongo a una risonanza magnetica e il radiologo del centro diagnostico di Foggia a cui mi ero rivolta decide di ampliare la zona da esaminare. Quello che vede lo spaventa al punto da farmi fare una TAC d’urgenza. Due giorni dopo scopro di avere una massa che sta compromettendo cuore e polmoni.

Mi ricoverano in chirurgia toracica a Foggia per un prelievo e per il successivo esame istologico e il 17 dicembre, nel giorno del mio 38esimo compleanno, ricevo la diagnosi: linfoma Non Hodgkin a Grandi Cellule B, con interessamento del mediastino.

I giorni successivi li ricordo appena: a causa dei fortissimi dolori al collo e alla fascia lombare sono quasi sempre sedata, all’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, dove mio marito aveva deciso di farmi trasferire sapendo che la struttura attua un’accurata terapia del dolore. Trascorsa questa fase acuta, torno all’Ospedale di Foggia e vengo presa in carico dal Reparto di Ematologia.

Questo momento e in special modo l’incontro con la mia ematologa, la Dott.ssa Vincenza Fernanda Fesce, segnerà una tappa fondamentale del mio percorso di cura.

Vengo accolta e accompagnata con grandissima professionalità e umanità. Mi viene spiegato passo a passo il piano terapeutico e di fronte alle mie continue domande e insistenze (sono una che ama capire e conoscere!), il personale si dimostra disponibile e preparato.

Mi sottopongo a sei cicli di chemioterapia, accompagnati da altrettanti cicli di immunoterapia, e vado in remissione quasi subito. Il consolidamento passa da 15 sedute di radioterapia, che ho concluso lo scorso luglio.

I mesi tra dicembre e maggio sono stati i più difficili della mia vita, in particolare ricordo la solitudine dei 10 giorni di ricovero, quando potevo ricevere solo una visita alla volta. Nella stanza c’era una finestra da cui potevo intravedere mio marito, mentre ci parlavamo al telefono.

In quel periodo passavo giornate intere a leggere su blog e social le esperienze degli altri, in un modo che era diventato quasi ossessivo. Grazie al sostegno psicologico offerto in ospedale, ho capito che questa cosa non mi faceva bene. Dovevo concentrarmi sul mio percorso di cura.

Oggi sono nel follow up, con controlli ogni tre mesi.

Il linfoma mi ha lasciato strascichi importanti: ho problemi polmonari, ho difficoltà a parlare e dovrò fare un percorso logopedistico riabilitativo, continuo anche il percorso psicoterapeutico, che mi è di grande aiuto.
Ma sono viva e grata.

Ogni pezzo della mia vita è stato messo sottosopra dalla malattia e si è poi riassettato, tutto è tornato in equilibrio, ma un equilibrio nuovo e anche io sono un’altra persona. Anche le relazioni hanno subìto degli scossoni: ho perso persone che credevo non mi avrebbero mai abbandonata e ne ho ritrovate altre da cui mi ero allontanata per banalissimi screzi. Sui vari gruppi Facebook dedicati al linfoma ho conosciute donne, poi divenute amiche, che hanno vissuto il mio stesso percorso di cura e dalle cui esperienze e parole di conforto, ho tratto la forza per uscire dal periodo buio delle chemio e tornare, piano piano, a riprendere in mano la mia vita.

Il sogno di un figlio per ora è congelato, come i miei ovuli. Dovrò attendere ancora due anni prima di poterci riprovare.
Aspetterò e nel frattempo cercherò di godermi quello che la vita ha da offrirmi, ancora e di più, ogni giorno di più.

 

Roberta

 

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