Settembre è un mese che mi è sempre piaciuto.
A settembre ricomincia la scuola. Da bambina era un nuovo inizio, da maestra è un nuovo inizio. Chi è nel mondo della scuola come me sa che gli insegnanti hanno la vita cadenzata dal calendario scolastico e settembre è il Capodanno: aspettative, sogni, buoni propositi, attese, speranze si attivano con questo mese.
A settembre 2021 sono al quarto mese di gravidanza e inizio ad accorgermi che qualcosa in me non va: eccessiva stanchezza, dolori articolari, astenia.
Dopo aver escluso il Covid, iniziano gli accertamenti e un susseguirsi di visite, esami, indagini fino ad arrivare, un mese dopo, alla diagnosi: linfoma di Hodgkin.
Come una doccia fredda il tumore irrompe nella mia vita e tutto il mio mondo viene messo in discussione.
L’angoscia per la mia salute si unisce a quella per il futuro del piccolo Vittorio che stava crescendo dentro di me, ma una prima buona notizia arriva quando capiamo che la gravidanza può proseguire. Decido, quindi, di andare avanti e attendere che il bambino cresca ancora un po’ prima di iniziare una terapia di contenimento a base di cortisone, che avrebbe rallentato la sua crescita.
Dormivo pochissimo, respiravo male, avevo dolori, però tenevo duro, perché più avanzava la gravidanza, meglio era per il bambino, fino a quando, a causa dell’avanzare rapido della malattia, devo iniziare la cura di contenimento.
A fine dicembre le mie condizioni di salute peggiorano, i primi di gennaio mi ricoverano e una decina di giorni dopo, il 14 gennaio, inducono il parto: Vittorio nasce fortemente prematuro: 1500 g per 41 cm.
Per lui sarà necessario un lungo ricovero nella terapia intensiva neonatale dell’Ospedale di Padova, mentre io dieci giorni dopo il parto inizio la chemioterapia.
È davvero dura, il mio corpo di mamma e donna malata è provato: la ferita che tira, le perdite, il seno che non ha ancora capito che cosa deve fare, i linfonodi dolenti, i dolori posturali, la debolezza.
Cerco e trovo la forza in Luca, mio marito, Margherita la nostra figlia di 4 anni, i miei genitori, i familiari e tanti amici, che mi danno supporto a distanza, perché in quelle settimane da immunodepressa devo ridurre i contatti e anche Margherita deve interrompere l’asilo.
Dopo sei cicli di chemioterapia, con dodici infusioni, il linfoma va in remissione.
Oggi, pur tra le difficoltà di gestire un bambino nato prematuro ed elaborare a livello familiare l’esperienza della malattia, sto bene.
Sono tornata al lavoro, mi sento fortunata per aver superato un’esperienza così traumatica e per aver sperimentato la bellezza del ricevere, perché è come se la malattia mi avesse donato degli occhi nuovi per godere dei piccoli, grandi accadimenti della mia nuova vita da malata onco-ematologica e provare gratitudine per ciò che di bello comunque e sempre c’è.
Giulia
Durante la terapia, Giulia, ha affidato a un diario le sue emozioni, le sue paure e i suoi dubbi.
Ne è nato un libro “Il tempo di ricevere”, che ripercorre la sua esperienza e vuole essere un incoraggiamento per tutte le persone che attraversano lo stesso tipo di sofferenza fisica e psicologica, una testimonianza per i suoi figli e un modo per sostenere la ricerca scientifica.
I proventi del libro, infatti, saranno devoluti alla Fondazione Italiana Linfomi e all’AIL, l’Associazione Italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma, sezione di Padova.
Il libro “Il tempo di ricevere” è disponibile su Amazon al costo di 12€.
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