La mia storia inizia nel 2015 con un matrimonio bellissimo con l’uomo della mia vita Alfonso. Vedevo il futuro insieme a lui perfetto pieno d’amore e con tanta voglia di far crescere la nostra piccola famiglia e finalmente dopo 3 mesi arriva la gravidanza tanto desiderata, eravamo felici e ci sentivamo completi.
Ma le prime nubi all’orizzonte iniziano ad offuscare i nostri cuori. La gravidanza si tramuta in un incubo a causa di un mio problema di salute e tra lacrime e preoccupazioni nasce il 03/07/2016 il mio gioiello più grande: Francesco, colui che mi ha salvato la vita!
Dopo aver superato tanti ostacoli, aver fatto un viaggio della speranza a fine aprile 2018 quando sembrava essere ritornato il sereno, mio figlio aveva 19 mesi, facendo la doccia inizio a sentire un piccolo rigonfiamento alla base del collo. All’inizio non diedi molto peso a questo campanello d’allarme, ma nei giorni successivi il rigonfiamento diventava sempre più spaventoso.
Presa dal panico corsi ad eseguire un’ecografia per capire di cosa si trattasse. Non potrò mai dimenticare la faccia serissima del dottore, mi disse di fare altre indagini subito senza perdere neanche un secondo. Così seguirono una serie di esami, poi un ricovero per effettuare la biopsia ed infine la terribile diagnosi: linfoma maligno di Hodgkin!
Da lì vidi tutta la mia vita passarmi davanti… Ero convinta di non vedere crescere mio figlio, di perdere mio marito, di lasciare la mia famiglia.
Ho provato un dolore lacerante al cuore che ancora oggi non riesco a descrivere, ero arrabbiata con la vita, perché ancora una volta mi aveva messo alla prova duramente.
Ricordo la prima cosa che feci dopo la diagnosi: presi mio figlio e lo portai al parco giochi da sola, seduta sulla panchina di fronte a lui lo vedevo giocare tra le palline colorate inconsapevole di tutto mentre i miei occhi, nascosti dagli occhialoni da sole verde scuro, versavano lacrime.
Osservandolo in quel momento capii che questo tumore non poteva ammazzarmi! Avevo troppe cose da fare! Dovevo crescere Francesco e dovevo continuare ad essere il meglio per il mio uomo che amavo sopra ogni cosa.
Così, nonostante le mille paure, affrontai il mio primo consulto con l’ematologo. Mi spiegò che dovevamo intervenire subito, che non avevo tempo per la conservazione e congelamento degli ovociti perché ero a un secondo stadio, avevo liquido intorno al cuore, la malattia avanzava velocemente e per fortuna non c’era ancora interessamento midollare. Mi ribadì che la cosa più urgente era salvarmi la vita e di pensare al presente. Avrei dovuto affrontare 4 cicli di chemioterapia seguita da sedute di radioterapia.
Le parole del dottore furono durissime per me da accettare, fu molto realista, diciamo che non addolcì la pillola. Oggi però lo ringrazio e lo stimo come medico e come persona, perché senza accorgermene mi aveva affilato bene le unghie per preparami alla battaglia più dura della mia vita.
Così in un batter di ciglia il 13 giugno del 2018 mi ritrovai catapultata in un percorso di terapie faticoso e doloroso.
Mi fu bloccato il ciclo mestruale improvvisamente e nel giro di una settimana mi trovai in una sala chemio. La mia prima terapia la ricordo come una delle più dolorose, mi guardavo intorno e vedevo tante persone soprattutto giovani e giovanissimi senza capelli, dal viso pallido e dagli occhi spenti come chi non ha più sogni nella vita.
Non sapevo il mio corpo come avrebbe reagito a quei farmaci così pesanti che attraversavano un tubicino ed entravano nel mio braccio. Avevo paura per il mio bambino, per mio marito… fui presa da una crisi di panico, mi fu affiancata una psicologa una dottoressa che non finirò mai di ringraziare per tutto l’aiuto ed il supporto che mi ha dato.
La chemio non è una terapia facile, perdi completamente il controllo del tuo corpo, non lo riesci più a gestire… e questa è la cosa più pesante.
Diventai scheletrica perché con le terapie a seguire persi totalmente appetito per le forti nausee e vomiti, persino l’acqua era difficile mandare giù e non avevo neanche la forza di fare le scale e spesso calava la vista. Ho rischiato trasfusioni di sangue per il forte indebolimento fisico.
Ma, come spesso si dice, la forza della mamma è più forte di qualunque cosa. Mio figlio mi ha dato la forza di superare tutto!
Ogni volta che lasciavo Francesco nella sua culletta, per andare in ospedale gli dicevo che mamma sarebbe andata via presto la mattina insieme al papà perché voleva fargli una sorpresa, comprare un bellissimo regalo, un bel gioco. E lui mi guardava con gli occhi pieni di felicità… quegli stessi occhi che mi davano la giusta carica per affrontare le terapie.
Ed era la pima cosa che facevo prima di arrivare in ospedale, la tappa era sempre l’autogrill per il regalo a Francesco, non sono mai tornata a mani vuote da lui. È stato la mia forza senza di lui non
ce l’avrei mai fatta. Spero che un giorno sia orgoglioso di me!
Mio marito, invece, è stato il mio faro, mi ha sempre illuminato la strada. Mi ha fatto sentire sempre la più bella, anche in quei momenti dove di bello non avevo niente. Ricordo che rasai i capelli per disperazione perché cadevano ovunque, la mattina mi svegliavo sempre in un mare di capelli… era diventato un incubo. Quando li rasai in lacrime e gli chiesi scusa, non si meritava una moglie così, mi vergognavo da morire. Ma lui invece mi ha sempre amata e mi ha sempre sostenuta in tutto. Alfonso ha sempre creduto in me, anche quando ero convinta di non farcela. Mi ha accompagnato ad ogni chemioterapia, ad ogni ecografia, ad ogni prelievo, ad ogni esame, ad ogni radio e in ogni posto volessi andare. Lui era sempre lì presente con il sorriso a fare il tifo per me. Pochi possono capire il nostro amore: ha sfidato mille battaglie e ha vinto sulla morte.
Un’atra persona simbolo di questo percorso è stata mia sorella. Lei ha acceso la luce ogni volta che il mio cuore si spegneva. E’ diventata improvvisamente sorella maggiore, quando in realtà era la piccolina di casa. È stata mamma e amica di giochi di mio figlio quando io non potevo perché le cure spesso mi obbligavano a stare a letto, mentre fuori c’erano il sole e l’estate.
Oggi posso finalmente dire che sono una donna nuova, una donna migliore in remissione. Ricostruisco la mia vita in mezzo a una pandemia e a una guerra ingiusta e cerco il bello anche in un fiore che sboccia, in un tramonto, in un sorriso spontaneo.
Il linfoma mi ha tolto tanto: la spensieratezza, i primi anni di mio figlio, la donna che ero e che ogni tanto oggi mi manca. Ma il paradosso è che mi ha dato altrettanto: il coraggio, la corazza da combattente, la voglia di vivere e di libertà. Questa malattia mi ha dato tante persone nuove e vecchie che ho riscoperto che oggi fanno parte della mia vita quotidiana, mi sostengono e mi strappano sorrisi tutti i giorni.
Un consiglio che mi sento di dare a tutti quelli che si trovano di fronte a questa malattia: non abbiate paura, affrontate tutto con coraggio perché la vita sa come ripagarvi poi. Ricordate di fare prevenzione! Solo prevenendo si può curare.
Ed infine sostenete sempre la ricerca perché grazie a lei io e tanti come me oggi sono vivi.
Viva la vita!
Carmela
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