Storia Lucia Linfoma Non Hodgkin

Contro il monstrum, insieme

In tutte le famiglie esiste un punctum dolens: per la nostra è stato ‘il malaccio’ che si è portato via due nonne, neanche parenti, l’una nata nell’amena campagna toscana, l’altra nella Chicago industrializzata di inizio Novecento. La prima non l’ho neppure conosciuta, la seconda l’ho persa a soli tre anni, nel 1959, e ho cercato di vederla, di seguirne i cambiamenti, i lineamenti che si sfaldano, fin sul letto di morte, in cerca di una spiegazione. Il malaccio dicevano gli anziani: mieloma, mielite che a me bambina parevano nomi dolci e salutari, in una città come Livorno dal clima mite, mediterraneo.

Nel 2012 dopo due mesi di malessere, respiro corto, false rassicurazioni del medico di famiglia, mia figlia ventiseienne entra in terapia intensiva con prognosi riservata e dopo 24 giorni arriva la sentenza: Linfoma Non Hodgkin, mediastinico, una ‘targa’ di 14 cm per 5 circa che preme sul cuore e sul polmone.  Ci affidiamo all’esperienza dell’Oncoematologia di Livorno. Le 12 chemio e le 15 radio sono una terapia da cavalli che riporta la giovane donna in salute e ad una vita accettabile in pochi mesi, quasi normale, in circa un anno.

Nel 2016 da lei stessa nasce mia nipote Anna. A me, che ho fede, pare un miracolo, nonostante i frequenti viaggi al Meyer e al reparto di ginecologia di Careggi, il cesareo d’urgenza, la seconda polmonite e i fiumi di Rocefin cui viene sottoposta. Proprio durante uno dei controlli post partum a Firenze, conosciamo il professor Luigi Rigacci che suggerisce a me e a mio figlio minore di ‘effettuare un tempestivo controllo in ospedale in caso di linfonodi gonfi, dolenti, anomali’.

Nel 2022 dopo un trekking in montagna avverto una strana sensazione, una morsa che mi stringe il collo: forse postumi del carcinoma del 2005 alla tiroide? – mi chiedo. Due giorni dopo, sotto la doccia, sento al tatto come un rigonfiamento in un terreno seminato: un linfonodo gonfio, nell’incavo del collo. Inizialmente i medici lo ‘interpretano’ come reazione al vaccino Covid o come mononucleosi in atto, ma l’endocrinologo percepisce subito il male indolente e silente. Le parole del Prof. Luigi Rigacci mi rimbombano nella testa! Si escludono altri disturbi fino alla biopsia del febbraio 2023: Linfoma Non Hodgkin sovraclaveare con lieve interessamento midollare.

Second opinion al Campus di Roma, presso il Professore suddetto, controllo dei vetrini all’Ospedale sant’Orsola di Bologna.

Parola d’ordine: watch and wait. Un bel guardare, un bell’attendere, se ‘cerchi di vivere con la fiducia nella medicina, mettendoti ad un confronto alla pari con il nemico-linfoma, controllandolo ogni tre mesi’. A distanza di tre anni dall’insorgenza della malattia ho effettuato con successo una boom-boom therapy di due sole sedute di radio presso il reparto di Carrara, ogni tre mesi ho appuntamento presso l’ambulatorio di Ematologia di Livorno dedicato ai linfomi diretto dalla dott.ssa Sophya Kovalchuk, aderente a FIL. periodicamente svolgo ecografia total body presso Santa Chiara di Pisa.

Conoscendo la Fondazione negli ultimi anni e i suoi instancabili ricercatori e promotori, ho ritrovato il Filo d’Arianna per sconfiggere il monstrum, l’evento straordinario che ammonisce e che incita la medicina a interrogarsi e a trovare risposte.

 

Lucia

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