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La Storia di Michele

forse troppo giovane per essere affetto da Linfoma di Hodgkin

Era il pomeriggio del 31 Dicembre 2013. 

Avevo 20 anni. 

Forse troppi pochi per scoprire di essere affetto da Linfoma di Hodgkin. Una diagnosi che spiegò in un lampo tutta quella stanchezza ingiustificata della quale avevo sofferto nell’ultimo mese, e che se non fosse stato per mia mamma, probabilmente avrei continuato a sottovalutare. 

Non un gran bel modo per salutare un già complicato 2013 e accogliere un non proprio spumeggiante 2014: chemioterapie, radioterapiachilometri per raggiungere l’ospedale che mi aveva in cura. Un pendolare con pensieri negativi martellanti, come compagni di viaggio. 

Sì, basta davvero poco per togliersi di dosso l’etichetta di ragazzo “normale”. 

A me è bastato niente, e la mia vita fatta principalmente di cose semplici non esisteva più. 

La cosa che meno sopportavo era continuare a dare spiegazioni agli amici e parenti, ai compagni di squadra e avversari, quando la domanda era sempre la stessa: ”Ciao Schiaro, come mai non giochi? Sei infortunato?”.  A quel punto dovevo dire la verità 

Ogni giorno la luce in fondo al tunnel mi pareva sempre più vicina, grazie anche alle persone che mi sono sempre state vicine, come la mia famiglia, i miei amici di sempre (che mi hanno perfino organizzato una festa a sorpresa nel giorno del mio ventunesimo compleanno) o i miei compagni di squadra, grazie ai quali riuscii a giocare gli ultimi cinque (insperati) minuti di quel maledetto campionato.  

Si dice che a volte bisogna toccare il fondo per riuscire ad apprezzare a pieno la vita.

Beh, lo sottoscrivo. 

Ora che dopo la caduta sono riuscito a rialzarmi, la vita ha un significato diverso per me. È più preziosa nelle piccole cose, più gratificante nella crescita personale, più pura nelle persone che ho imparato a guardare con uno sguardo più profondo e con meno pregiudizio. 

Devo la vita alla mia forza di volontà, alle persone a me care, ai miei amici e compagni di squadra, ai Dottori e agli Infermieri dell’Ematologia dell’Ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia (un’equipe formidabile che ha lottato al mio fianco con il sorriso e con quella parola giusta al momento giusto che fa sempre la differenza). 

Oggi ho 27 anni, sono laureato in Ingegneria Gestionale all’Università di Parma, lavoro in un’azienda del territorio e sono tornato a giocare. 

Mi ritengo fortunato. Maturo. Impreziosito da questa esperienza. Con una gran voglia di parlare e di raccontarla. 

Orgoglioso di aver accompagnato altri giovani “malati” in un percorso uguale al mio e ripagato nell’essere diventato un loro punto di riferimento. Proprio io, che non mi sono mai sentito speciale né migliore, grazie a loro mi sono sentito importante. 

Viva la Vita! 

 

Michele

 

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