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NINAINTOWN ed il Bastardo

La mia storia con un inquilino antipatico: il linfoma

unnamedTutto è cominciato a fine dell’estate 2017, nel pieno dei miei 27 anni, una relazione amorosa nel mezzo della scelta di dove convivere, un nuovo lavoro pieno di aspettative ed una tosse che non passa da giugno. Sì, tutta colpa di “una tosse”, eppure nessuno riusciva a capire da dove venisse. Andiamo in vacanza allora, andiamo al mare. Passerà, dicevamo, nulla di cui preoccuparsi, no? Ed invece il giorno prima della partenza per il ritorno a casa una “palla da tennis” mi compare tra il collo e clavicola, una bella arancia matura. E via la corsa in ospedale, cosa sarà? “Ma no, io sto bene, non posso stare male proprio adesso!” “Non sarà nulla di sicuro!”.

Ma la realtà non era del mio stesso avviso e mi sono ben chiare le parole dell’oncologa: “Linfoma di Hodgkin”. Che antipatico questo Hodgkin! Prima decide di far impazzire le cellule del mio sistema linfatico, poi decide di creare una massa nel mio mediastino e, dopo aver preso residenza nella mia cassa toracica, decide di crescere fino a diventare un ananas che fa collassare un polmone (Ecco perchè la tosse non passava! Ci credo, respiravo con un polmone solo e la trachea deviata!).

Comincia la mia battaglia contro il Bastardo – il sig Hodgkin nel mio petto – partiamo! Mi armano di 6 cicli di chemio, due infusioni di ABVD al mese per i successivi 6 mesi, un mese e mezzo di radioterapia con boccaglio per la respirazione forzata (niente pinne, fucile ed occhiali purtroppo, anche se, ironicamente, due belle stampe della barriera corallina animavano il soffitto del reparto di Radioterapia), cioè la CPAP per evitare di “friggermi” il cuore. Morti sul campo? Qualcuno: i capelli, la forma fisica, la capacità di stare sveglia dopo le 21, la tiroide e con lei il plotone di capacità mnemoniche e di mangiare qualsiasi cosa e non ingrassare!unnamed 1

Un anno e mezzo dopo le parole più belle che avessi mai potuto sentire (insieme a “Ti amo” del mio fidanzato e “Sono fiero di te” dei miei genitori): REMISSIONE. Che bella parola! Quanto è colorata, melodica, un balsamo per le mie orecchie…

I colori mi hanno aiutato ad andare avanti, battaglia dopo battaglia, terapia dopo terapia, stanchezza accumulata a stanchezza, ho sempre cercato di riempirmi l’anima di colori. Mi hanno aiutato a trovare un senso in quello che stavo facendo, una forza per andare avanti e cercare alla fine della giornata di non abbattermi sotto il peso della domanda imperante: ce la farò?

Sì. Ce l’ho fatta!

Anna Francesca

 

Anna Francesca ci racconta la sua storia anche attraverso un video, soffermandosi sulle difficoltà da lei vissute a causa della terapia e ricordandoci che per combattere è importante trovare dentro di sè la forza e la positività necessarie. Inoltre, ci parla anche dell’importanza della ricerca scientifica, del lavoro dei ricercatori, degli infermieri e del personale sanitario che ogni giorno si dedicano al miglioramento della qualità di vita dei pazienti.

Per vedere il video clicca qui: VIDEO

Youtube

 

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