Si è concluso il Congresso della Società Europea di Ematologia (EHA)
Svoltosi in modalità on line dal 9 al 17 giugno, vi hanno preso parte diversi specialisti che collaborano attivamente con FIL, presentando importanti progetti di ricerca promossi dalla Fondazione.
Un intervento è stato a cura del Prof. Francesco Zaja, Ematologo presso l’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Trieste, che ha presentato i risultati di uno studio[1] proposto a pazienti affetti da linfoma a cellule T periferico non altrimenti specificato (PTCL-NOS), o linfoma a cellule T angioimmunoblastico (AITL), o linfoma nodale a cellule T di origine T-follicular helper (TFH) BCL-2 positivo in fase di recidiva o refrattarietà ad almeno una precedente linea di trattamento.
Il progetto di ricerca propone l’impiego di un farmaco sperimentale (Venetoclax), già utilizzato nella cura di alcune malattie del sangue, per valutarne l’attività antitumorale per questa tipologia di pazienti.
I risultati raggiunti hanno mostrato riscontro positivo in una piccola percentuale di pazienti e una migliore comprensione del meccanismo di risposta potrebbe consentire in futuro di selezionare i pazienti da trattare con questo farmaco.
Un’ulteriore presentazione[2] è stata curata dal Dott. Simone Ferrero, Ematologo presso l’AOU “Città della Salute e della Scienza di Torino” ed è consistita nell’esposizione dei primi risultati del progetto di ricerca che nel 2018 si è aggiudicato il Bando Giovani Ricercatori della FIL.
L’indagine riguarda l’analisi di malattia minima residua (MRD), ossia la ricerca con strumenti molto precisi delle cellule cancerose resistenti, che permangono nell’organismo dopo il trattamento oncologico.
Nel linfoma follicolare questo aspetto si può indagare solo in circa il 50% dei casi; ricorrendo a tecniche molecolari di nuova generazione e utilizzando i campioni biologici già raccolti nell’ambito del protocollo FIL “FOLL12” i ricercatori hanno individuato nuovi marcatori per indagare l’MRD in una percentuale maggiore di casi.
La Dott.ssa Ombretta Annibali, Ematologa presso il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, ha presentato un progetto di ricerca[3] sulla preservazione della fertilità nei pazienti malati di linfoma, dimostrando che la gravidanza è un evento possibile e sicuro nelle donne sottoposte a chemioterapia per linfoma e confermando la necessità di un approccio multidisciplinare che vada a definire la migliore strategia in relazione all’età della paziente, al tipo di linfoma e al trattamento chemioterapico.
Il progetto è nato nell’ambito del Master universitario interateneo di II livello su “Diagnosi e terapia dei pazienti con linfoma e malattie linfoproliferative” promosso dall’Università di Udine in collaborazione con l’Università di Trieste e di cui FIL è il partner scientifico.
Oltre a queste tre presentazioni orali, altri due progetti di ricerca FIL sono stati selezionati per la sola inclusione negli atti disponibili online.
Il Dott. Mattia Novo, Medico presso l’Istituto di Candiolo IRCCS, ha presentato uno studio[4] dedicato a pazienti affetti da Linfoma Diffuso a Grandi Cellule B (DLBCL) recidivati o refrattari ad almeno una precedente linea di terapia, non candidabili o recidivati dopo trapianto autologo di cellule staminali e/o CAR-T.
Il protocollo, nato con lo scopo di migliorare la sopravvivenza di questa categoria di pazienti, propone un trattamento con farmaco sperimentale (Copanlisib) associato alla chemioimmunoterapia (Rituximab + Bendamustina).
La seconda presentazione[5] è un lavoro della Dott.ssa Carla Minoia, Ematologa presso l’Ospedale Oncologico “Giovanni Paolo II” di Bari, sulle tossicità tardive ai trattamenti di linfoma.
La ricerca, che è stata svolta dal gruppo multidisciplinare di ricercatori della commissione “Lungosopravviventi, comorbidità e qualità della vita” di FIL, ha coinvolto pazienti trattati per linfoma di Hodgkin e per linfoma diffuso a grandi cellule B conseguendo risultati che consentiranno di migliorare l’approccio clinico e di monitoraggio multidisciplinare dei pazienti lungoviventi a linfoma e di indirizzarli verso stili di vita sani.
[1] “Venetoclax (ABT-199/GDC-0199) in monoterapia per il trattamento di pazienti con diagnosi di linfoma T periferico ricaduto/refrattario BCL-2 positivo del tipo non altrimenti specificato (PTCL-NOS), angioimmunoblastico (AITL) o nodale di origine T-helper follicolare (TFH): studio di fase II, in aperto, multicentrico (VERT)”
[2] “Next Generation Sequencing provides novel molecular markers for minimal residual disease monitoring in follic-ular lymphoma: biological results from Fondazione Italiana Linfomi (FIL) FOLL12 trial”
[3] “Fertility preservation in lymphoma patients treated with immunochemotherapy with or without radiotherapy: results of a retrospective multicenter study of the Fondazione Italiana Linfomi (Ferty Care)”
[4] “Copanlisib in combinazione con Rituximab e Bendamustina per il trattamento di pazienti con Linfoma Diffuso a Grandi Cellule B ricaduto o refrattario: studio multicentrico di fase II”
[5] “Late toxicities in classical Hodgkin Lymphoma and diffuse large B-cell lymphoma survivors and lont-term monitoring: a series of systematic reviews of the Fondazione Italiana Linfomi”
