Nel giugno 2025 si sono tenuti il congresso annuale di una delle più importanti associazioni di ematologia d’Europa, la European Hematology Association (EHA, Milano dal 12 al 17) e, a seguire, la diciottesima edizione del International Conference on Malignant Linfoma (18-ICML, dal 17 al 21) che rappresenta l’unico convegno internazionale dedicato esclusivamente ai linfomi. Durante l’evento, che si tiene a cadenza biennale in Svizzera a Lugano, vengono riportati i risultati più aggiornati della ricerca di laboratorio, traslazionale e clinica, al fine di migliorare gli approcci curativi e la qualità di vita dei pazienti. La partecipazione al congresso di Lugano è particolarmente ampia, il 18-ICML ha registrato 4.500 partecipanti.
La Fondazione Italiana Linfomi ha contributo ad entrambi i congressi con presentazioni orali o in forma di poster, relativi complessivamente ai risultati delle ricerche qui di seguito riassunte.
Il dott. Riccardo Moia ha riportato i risultati di un sotto-studio relativo all’impatto dell’emopoiesi clonale (CH) nei pazienti affetti da Linfoma Follicolare (LF) arruolati nello studio FIL_FOLL12. I risultati preliminari mostrano che le mutazioni CH del gene TET2 aumentano le tossicità ematologiche nei pazienti con LF trattati con immunochemioterapia standard. La validazione di questi risultati potrebbe sviluppare uno strumento prognostico delle tossicità terapia-correlate e permettere la selezione di una eventuale terapia chemo-free in pazienti in cui il trattamento standard potrebbe essere troppo tossico (ORALE Lugano, poster EHA).
Il dott. Michele Merli ha riferito sull’impatto delle caratteristiche molecolari e del vantaggio a lungo termine del trattamento con antivirali ad azione diretta nei pazienti affetti da linfomi indolenti arruolati nello studio FIL_BART (ORALE Lugano).
Il dott. Vincenzo Perriello ha presentato i risultati di uno studio che ha valutato l’efficacia di nuove cellule DUAL CAR-T anti-CD30/PDL1, sviluppate dal Centro di Ricerca Emato-Oncologico (CREO) dell’Università di Perugia in un modello multicellulare che riproduce il microambiente immunosoppressivo del Linfoma di Hodgkin classico. I risultati hanno evidenziato che le cellule DUAL CAR-T sono migliori nell’eludere l’azione delle cellule immunosoppressive presenti nel microambiente tumorale rispetto alle CAR-T anti-CD30 tradizionali (ORALE Lugano).
Due presentazioni, una orale e una in forma di poster hanno riportato risultati di analisi sui dati dello studio TRIANGLE, condotto in collaborazione con l’European Mantle Cell Lymphoma Network: il dott. Mouhamad Khouja ha presentato dati che confermano che ibrutinib aggiunto alla terapia standard del linfoma mantellare (MCL) ha un forte impatto sullo stato della malattia minima residua (MRD) e sulla cinetica della malattia (ORALE Lugano).
Il dott. Simone Ragaini ha riportato che i pazienti dello studio TRIANGLE con specifici riarrangiamenti delle IGHV nel braccio standard hanno una sopravvivenza libera da malattia superiore agli altri, mentre nei pazienti trattati con ibrutinib la differenza viene annullata per qualsiasi riarrangiamento dei geni delle IGHV: tale fenomeno suggerisce un ruolo legato al BCR nella patogenesi dell’MCL, evidenziando un possibile impatto del trattamento con ibrutinib sui meccanismi immunologici, ancora da esplorare a fondo (poster Lugano).
L’ultima presentazione, esposta dalla dott.ssa Kate Cwynarski, era relativa allo studio collaborativo IELSG42/MARIETTA, in particolare ai risultati a lungo termine che dimostrano remissioni durature nei pazienti in studio in grado di ricevere il trapianto autologo (ASCT), specialmente quando questo era parte della terapia d prima linea, mentre l’outcome dei pazienti non trapiantati rimane infausto. Sono necessari ulteriori studi per valutare come aumentare la proporzione dei pazienti eleggibili per l’ASCT in prima risposta (ORALE Lugano).
Per quello che riguarda le presentazioni in forma di poster (oltre a quelle del dott. Moia e del dott. Ragaini sopra citate): il dott. Rexhep Durmo ha portato un contributo che conferma il ruolo prognostico della PET intermedia (iPET) nei pazienti affetti da LF che ricevono immunochemioterapia in prima linea. L’analisi ha dimostrato che il ΔSUVmax è un biomarcatore promettente per la stratificazione del rischio e suggerisce un potere prognostico superiore della scala di Deauville (DS): sono però necessari ulteriori e più ampi studi per valutare un possibile valore aggiunto del ΔSUVmax per la valutazione intermedia della risposta nel LF (poster Lugano).
La dott.ssa Tanja Lazic ha presentato i risultati dello studio FIL_PREVID, studio di fase 3 di valutazione dell’efficacia della vitamina D (VitD) somministrata prima della immunochemioterapia nel prolungare il tempo alla progressione di malattia in pazienti anziani con DLBCL. Mentre viene confermato, come già identificato da studi precedenti, che bassi livelli basali di vitD hanno un impatto prognostico sfavorevole, l’integrazione di vitD non ha migliorato l’outcome dei pazienti. Lo studio ha però confermato che anche in uno studio prospettico con pazienti trattati in modo omogeneo l’Elderly Prognostic Index (EPI) è un indice prognostico affidabile per riconoscere i pazienti anziani ad alto rischio (poster Lugano).
La dott.ssa Francesca Cordero ha riportato i principali risultati dell’analisi dei dati sulla MRD utilizzando lo strumento CONNECTOR per definire modelli predittivi di MCL, partendo dalla coorte dello studio FIL_MCL0208 e validando il modello predittivo nella coorte MCL Younger: è stato pertanto sviluppato un framework bioinformatico di facile utilizzo per gestire una moltitudine di dati e migliorare e automatizzare la prognosi dei pazienti (poster Lugano).
La dott.ssa Anna Guidetti ha mostrato una analisi di confronto in 191 pazienti con diagnosi di linfoma primitivo del mediastino (PBMCL) ricaduti o refrattari alla terapia di prima linea e arruolati nello studio FIL_REPRIME (N = 104) o nello studio CAR T-SIE (n = 87): l’inclusione delle CAR T nella terapia di salvataggio (prevista dallo studio SIE ma non dallo studio REPRIME) migliora significativamente la sopravvivenza dei pazienti (poster Lugano).
In forma di poster è stato discusso anche lo studio IELSG 47/MALIBU, dedicato ai linfomi della zona marginale (MZL), un gruppo di linfomi indolenti a cellule B che originano dai linfociti B della zona marginale in tessuti extranodali, come la milza e i tessuti linfoidi associati alle mucose, e più raramente anche in tessuti linfonodali. Attualmente non esistono linee guida terapeutiche standardizzate per i MZL. Il trattamento dipende dal sottotipo, dalla sede anatomica primaria e dallo stadio della malattia. Lo studio valuta la combinazione di rituximab + ibrutinib nei linfomi marginali splenici e nodali in prima linea (poster Lugano).
Nell’abstract book di entrambi i congressi sono stati pubblicati i risultati preliminari dello studio LS-SCP, LifeStyle implemented – Survivorship Care Plan, a primo nome dott.ssa Carla Minoia (EHA, Lugano). Lo studio, randomizzato in aperto, mira a valutare un possibile beneficio sulla qualità di vita (QoL) di pazienti lungosopravviventi a linfoma mettendo a confronto un follow-up per pratica clinica a un follow-up strutturato con procedure specifiche, stratificando i pazienti in base ai fattori di rischio per malattie cardiovascolari, sequele endocrino-metaboliche e secondi tumori ed associando al programma raccomandazioni nutrizionali e un programma di attività fisica specifici. Le analisi dei dati verranno effettuate tramite valutazioni cliniche, di laboratorio e risultati di questionari somministrati ai pazienti che consentano loro di fornire un feedback diretto sul loro stato di salute. I questionari valutano la QoL (EORTC QLQ-C30, SF-12), lo stato cognitivo (CFSS), la fatica (FAS), il benessere psico-sociale (HAD-S), le condizioni cardiovascolari e metaboliche, la adesione a stili di vita sani (MEDILITE, IPAQ) e il confronto dei dati ottenuti dai pazienti che hanno seguito il LS-SPC rispetto a quelli con un follow-up non strutturato. Se modello verrà validato verrà reso disponibile online ai clinici e potrebbe costituire uno strumento potente per la responsabilizzazione dei pazienti.
Ancora una volta, la Fondazione si è distinta per la qualità e la rilevanza scientifica dei contributi presentati, scrivendo pagine innovative nella continua sfida contro i linfomi.
Premiazione Czernecki-Donelly 2025
Durante l’EHA 2025 a Milano, il Dott. Simone Ragaini dell’AOU di Torino ha ricevuto il premio Czernecki-Donelly 2025 dal European Mantle Cell Lymphoma Network per uno studio sulle mutazioni delle cellule staminali emopoietiche (CHIP), condotto nel progetto FIL MCL0208 e pubblicato su Blood Advances.
Un riconoscimento che celebra l’eccellenza dei giovani ricercatori italiani.
