prof. Ponzoni - commissione patologi

Intervista al Prof. Maurilio Ponzoni – Presidente Commissione Patologi

Il ruolo fondamentale dell’omogeneità delle diagnosi e l’importanza delle nuove tecnologie a disposizione per dare risposta ai quesiti scientifici.

Ci può raccontare di cosa si occupa la Commissione Patologi della Fondazione Italiana Linfomi?

La Commissione è composta un gruppo di ematopatologi, ossia degli anatomopatologi iperspecializzati nella diagnosi e nello studio delle malattie ematologiche.

Nel caso di FIL si tratta ovviamente di specialisti che si occupano soprattutto di linfomi. Attraverso il mio ruolo di Presidente ho l’onore di rappresentare un gruppo di straordinari professionisti e di coordinare una Commissione che negli anni ha avuto guide eccellenti come il Prof. Stefano Pileri prima e il Prof. Luigi Ruco poi; io cerco di fare la mia parte.

La Commissione ha due ruoli principali: in primo luogo quello di rendere omogenee le diagnosi.

Le diagnosi effettuate presso i centri clinici vengono rivalutate sotto il profilo puramente scientifico, cercando di usare dei parametri comuni per superare eventuali differenze di approccio da parte dei singoli centri.

Lo scopo non è certamente quello di giudicare la diagnosi, ma di permettere ai colleghi clinici che collaborano ai vari progetti di ricerca di poter ragionare su una casistica maggiormente definita, affinata e arricchita con nuovi specifici parametri emersi nel corso degli anni, spesso successivi a quelli in cui la diagnosi originale è stata posta.

Per chiarire questo concetto, nel caso di studi retrospettivi, dove si analizzano dati raccolti in precedenza magari lungo un arco temporale molto ampio, può capitare che siano cambiati nel corso degli anni dei concetti di definizione delle diagnosi; il compito dei patologi, dunque, è quello di ridefinirle sulla base delle nuove classificazioni vigenti.

Il secondo ruolo della Commissione è quello di fornire un ruolo propositivo nelle attività della FIL, prendendovi parte in maniera attiva e dando il proprio contributo in termini di formulazione di idee e spunti di ricerca; la nostra disciplina infatti è per ragioni naturali il punto di passaggio del flusso delle informazioni che provengono dall’attività di laboratorio e che vengono traslate alla gestione clinica del paziente.

In che modo la Commissione Patologi collabora con le altre Commissioni Scientifiche della FIL?

Sicuramente, per propria natura, il canale preferenziale di collaborazione è instaurato con la Commissione Studi Biologici, perché si affrontano tematiche con metodiche diverse che, a seconda dei casi, possono beneficiare del contributo dei patologi piuttosto che degli studi biologici e viceversa.

La collaborazione della Commissione è, però, estesa a tutte le commissioni FIL (solo a titolo di esempio con la Commissione Aggressivi e quella dei Linfomi Indolenti), a seconda del tipo di intervento richiesto e tematica affrontata.

Sono poi i patologi stessi che a volte, per realizzare ipotesi di lavoro, chiedono aiuto ai clinici, data l’importanza di usufruire di casistiche ben correlate da un punto di vista clinico.

La collaborazione tra Commissioni è fondamentale per capire se le osservazioni alla base di un progetto potranno avere un’utilità per i pazienti in termini di prognosi.

In che modo le più recenti tecnologie basate sul sequenziamento del genoma possono permettere di arrivare ad una personalizzazione sempre maggiore delle cure?

In merito a questo argomento, vorrei precisare che ci sono diverse tecnologie che possono essere meglio applicate alle sorgenti di informazioni (sangue periferico/midollare o tessuti, questi ultimi di competenza dei patologi).

La Commissione patologi è equipaggiata, oltre che sotto il profilo culturale, anche dal punto di vista tecnico attraverso i dispositivi più moderni e le tecniche più sofisticate per soddisfare gran parte di quesiti scientifici nell’ambito dei linfomi; ovviamente, tutte queste metodiche sono costose ed è pertanto necessario essere consapevoli che bisogna partecipare a delle richieste di finanziamento di fondi di ricerca  attraverso concorsi nazionali e internazionali, che sono piuttosto selettivi.

Oggi è possibile studiare in maniera capillare le alterazioni molecolari a livello tissutale, con il vantaggio di riuscire ad analizzare le interazioni che si instaurano tra la patologia tumorale e l’ambiente che la circonda, il cosiddetto “microambiente”.

Tutte le cellule che circondano le cellule tumorali, anzichè elementi passivi, possono fornire il carburante per la sopravvivenza e lo sviluppo delle cellule neoplastiche o, in altre occasioni, controllarne la crescita ed essere quindi sfruttate a fini terapeutici; è, quindi, compito del patologo indagare il tipo di interazione che intercorre tra questi protagonisti.

Tengo a sottolineare come un dato molecolare potenzialmente interessante debba poi essere contestualizzato con metodiche particolari e quindi vedo la nostra attività investigativa come un gioco di squadra; è quindi necessaria un’interazione tra più figure specializzate per arrivare ad avere un quadro completo delle informazioni.

 Quali sono gli obiettivi futuri della Commissione Patologi?

Sicuramente il nostro obiettivo è quello di intensificare la collaborazione con le altre Commissioni FIL ed è per questo che abbiamo fatto in modo di garantire la presenza di un patologo nelle fasi iniziali di ideazione e stesura dei progetti, sia per contribuire con consigli pratici alla fattibilità delle idee dei colleghi clinici che per fornire un approccio culturale propositivo agli spunti di ricerca.

Il lavoro di gruppo è sempre un elemento fondamentale e in FIL questo approccio trova ampia e proficua applicazione.

 

Vedi: Commissione FIL Patologi

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