La curiosità come chiave per fare ricerca

Carta di identità

Nome: Federico
Cognome: Pozzo
Età: 35
Dove lavori: Centro Riferimento Oncologico – Aviano
Interessi: sono capo Scout da moltissimi anni. Ho seguito la branca Lupetti (8-11 anni) per molto tempo e ora mi occupo della formazione metodologica dei giovani capi della branca. L’altra mia passione è la divulgazione scientifica, attraverso mostre e appuntamenti rivolti alla cittadinanza.
La tua fonte di ispirazione: è un derivato diretto del mondo Scout: la curiosità dei bambini. Loro riescono a stupirsi di fronte a ogni cosa, anche la più semplice. Noi che disponiamo di una maggiore comprensione del mondo dovremmo farlo ancora di più.

Federico, hai vinto il Bando Giovani Ricercatori nel 2020: puoi raccontarci qualcosa del tuo progetto?

Il progetto “GAIA53” nasce dalla collaborazione con il collega Robel Papotti, dottorando di Modena che ho avuto l’opportunità di conoscere durante il suo tirocinio ad Aviano. Abbiamo messo insieme le competenze di analisi del mio laboratorio, con la casistica raccolta nei suoi studi sul linfoma a grandi cellule, un linfoma aggressivo che ha la caratteristica di recidivare in circa 40 casi su 100. Con il nostro progetto studiamo due grandi generatori di instabilità genomica, TP53 e AID. Questi elementi che contribuiscono all’insorgenza di mutazioni che possono influire sul decorso della malattia.
Con gli strumenti bioinformatici indaghiamo la composizione clonale e la presenza di sotto-composizioni specifiche di valore prognostico per capire quanto il paziente può essere a rischio di malattie più gravi. Il progetto di ricerca, ora alle fasi iniziali, essendo retrospettivo analizzerà il materiale biologico collezionato in uno studio precedente con metodi diversi da quelli già utilizzati.

Prova a spiegare al tuo vicino di casa il lavoro che fai.

Il mio lavoro è quello di studiare i tumori onco-ematologici (leucemie e linfomi), le loro peculiarità, le mutazioni che possono acquisire durante la loro vita e come le caratteristiche del singolo paziente possono influenzare il decorso della malattia stessa.
In questi tumori riscontriamo una eterogeneità altissima e assistiamo a tante mutazioni di molti geni, anche piuttosto rare, in grado di generare risposte o decorsi diversi. Il grande passo dell’oncologia moderna consiste nel pensare che “ogni persona ha il suo tumore” e nell’essere sempre più rigorosi nel proporre una medicina personalizzata.

Come sei diventato ricercatore?

Un po’ per caso, in realtà. Al momento di scegliere l’università ho pensato a ingegneria elettronica, ma è andata male. Ho tentato Biotecnologie ed è andata decisamente meglio, così ho iniziato. Alla prima lezione di biologia molecolare, il professore ci ha descritto come i batteri replicano il loro piccolo DNA, un meccanismo tuttavia così complesso che non potremo mai simularlo con il computer, e ho provato una grande meraviglia e la voglia di saperne di più. In effetti la biologia mi è sempre piaciuta e sono cresciuto guardando in tv “Esplorando il corpo umano”.  L’altro grande amore è stato un corso di genetica umana, in cui ho scoperto il lato traslazionale della ricerca, quella al servizio delle applicazioni cliniche che migliorano i metodi di prevenzione, diagnosi e terapia delle malattie. Da lì ho provato un fascino sempre maggiore, fino alla tesi magistrale che ho deciso di svolgere al CRO di Aviano, poi il Dottorato sempre ad Aviano e oggi eccomi ancora qui.

Perché hai intrapreso questa strada?

Perché dopo aver “sbagliato” università (la mia prima scelta era legata all’informatica, ma in effetti non avrei fatto molto strada) mi sono innamorato dell’aspetto genetico, che racconta tantissimo delle malattie e della loro evoluzione e allo stesso tempo fornisce una chiave di interpretazione importantissima per l’aspetto di cura. Sono stato molto fortunato perché ho trovato un centro che mi ha accolto e incoraggiato con progetti interessanti e continua a darmi forti stimoli, quindi oggi proseguo su questa strada per meravigliarmi a ogni scoperta e avere sempre qualcosa di nuovo da esplorare.

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?

Mi piace che sia una novità continua, non c’è routine, non c’è ripetitività. Ho modo di imparare ogni giorno e di utilizzare tecniche nuove in base alla domanda che mi pongo.
Poi la sorpresa è davvero dietro l’angolo: leggendo i dati sotto un’ottica diversa o confrontandosi con chi ha approcci differenti, si possono scoprire aspetti sempre nuovi.

Cosa ti fa più paura del tuo lavoro?

Non essere più all’altezza di svolgere il ruolo del ricercatore. Per farlo è importante essere attivi, attenti e reinventarsi, un processo che sfuma andando avanti con l’età. E poi temo la precarietà: qualche passo avanti per regolarizzare i ricercatori nell’ambito della Sanità Pubblica è stato fatto ultimamente, ma la strada è sempre in salita.

Come ti immagini tra 5 anni?

Grazie a un contratto firmato da poco, mi vedo ancora qui. La ricerca insegna a proiettarsi nel medio-lungo termine perché i progressi che si raggiungono sono inesorabili, ma lenti.

Uno slogan per sostenere la ricerca scientifica.

La ricerca è mettere la propria curiosità nel mondo, al servizio del bene comune.

 

Bando Giovani Ricercatori 2021

Anche quest’anno la FIL bandisce il Bando Giovani Ricercatori, un finanziamento di 100.000 € per un progetto di ricerca sui linfomi ideato e condotto da ricercatori under 40.

Scopri di più su Bando Giovani Ricercatori 2021

Il bando scade il 30 settembre 2021.

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