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Migrazione sanitaria: un fenomeno dalle implicazioni umane prima che economiche

La Costituzione italiana sancisce il diritto alla salute per ogni individuo

L’articolo 32 così recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.”

Il diritto del cittadino di ricevere cure a carico del sistema sanitario si estende, dunque, oltre il luogo di residenza o di affiliazione all’ente locale competente.
La possibilità di usufruire di cure adeguate al di fuori del territorio in cui si risiede o al contrario la mancanza di strutture specializzate nelle vicinanze dà origine al cosiddetto fenomeno della “migrazione sanitaria”.

Sebbene, da un lato, tale fenomeno consente a tutti i cittadini di potersi curare senza limitazioni di carattere geografico, amministrativo o di altro genere, dall’altro, ha inevitabili ricadute sia in termini economici (il flusso dei fondi tra ente di affiliazione del paziente che sceglie di curarsi altrove ed ente che materialmente eroga la prestazione sanitaria), sia in termini di qualità del percorso terapeutico, la quale dovrebbe essere omogenea sull’intero territorio nazionale.

In quest’ottica la migrazione sanitaria è, anche e soprattutto, lo specchio delle difficoltà, talvolta insostenibili, che i pazienti possono incontrare nel proprio percorso di cura.
Secondo la ricerca “Migrare per Curarsi”, commissionata da Casa Amica Onlus al Censis, in Italia sarebbero ben 750.000 ogni anno i ricoveri “fuori regione”. A questo numero vanno aggiunte le 650.000 persone che si spostano per accompagnare i pazienti a curarsi.

I motivi di questi ingenti spostamenti sono molteplici, tra i principali vi sono:

– la necessità di raggiungere poli ospedalieri altamente specializzati
– l’impossibilità di ricevere determinati tipi di cure nella propria regione
– liste d’attesa eccessivamente lunghe.

La nostra Fondazione si è da sempre posta il problema di affrontare in modo efficace il tema della migrazione sanitaria nella cura dei linfomi tanto da metterlo tra i punti all’ordine del giorno dell’ultima Plenaria tenutasi a Brescia.

Interpellato sul tema, così si è espresso il Dott. Michele Spina, Presidente della Fondazione: “Il lavoro della FIL permette di attivare protocolli su tutto il territorio nazionale in modo tale da offrire una omogeneità di trattamento in tutte le aree del Paese limitando così il fenomeno della migrazione sanitaria dal Sud al Nord Italia. La possibilità di curarsi in strutture di livello vicino casa rappresenta un enorme vantaggio per i pazienti e le loro famiglie”.

Un aiuto concreto, dunque, a persone che stanno già affrontando un percorso complesso e faticoso, che non hanno certo bisogno di ulteriori difficoltà, dato che lo spostamento incide profondamente in termini umani, logistici ed economici.

L’attività di FIL non può, però, prescindere dall’aiuto di tutti.
Numerose sono le modalità che abbiamo messo a disposizione di privati ed imprese per poter supportare la nostra mission.

Se desideri contribuire puoi effettuare una donazione scegliendo il metodo più adatto alle tue esigenze tra quelli che trovi a questo link.

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