Ash 2025

La Fondazione Italiana Linfomi all’ASH 2025

Ogni anno l’American Society of Hematology (ASH) riunisce migliaia di specialisti da tutto il mondo per condividere i progressi più rilevanti nel campo delle malattie ematologiche. È un appuntamento di primaria importanza: qui si definiscono le tendenze della ricerca clinica, emergono nuovi standard terapeutici e si costruiscono collaborazioni internazionali che influenzano la pratica clinica globale.

La Fondazione Italiana Linfomi è stata presente al 67° ASH Annual Meeting and Exposition, che si è tenuto a Orlando (Florida) dal 6 al 9 dicembre 2025, con una serie di contributi scientifici che testimoniano la qualità della ricerca italiana e la capacità di affrontare temi cruciali nella gestione dei linfomi e delle malattie linfoproliferative. 2 ricerche sono state presentate in sessione orale, 4 come poster.

ORALI

In sessione orale sono stati presentati dalla Prof.ssa Alice Di Rocco i risultati dello studio FIL_RI-CHOP sul linfoma diffuso a grandi cellule B con profilo ABC, una forma più difficile da trattare con la sola terapia standard R-CHOP. Lo studio ha valutato se l’aggiunta dell’ibrutinib, un farmaco antitumorale mirato, possa migliorare i risultati nei pazienti giovani con caratteristiche ad alto rischio.

Risultati principali:

  • dopo i primi cicli di cura, la grande maggioranza dei pazienti aveva già mostrato una risposta significativa;
  • a fine trattamento, oltre il 70% dei pazienti ha ottenuto una risposta completa alla PET, un risultato molto incoraggiante;
  • gli effetti collaterali sono stati complessivamente gestibili: neutropenia e disturbi gastrointestinali sono stati i più comuni, mentre gli eventi cardiaci sono risultati rari.

In sintesi, la combinazione R-CHOP + ibrutinib appare efficace e praticabile in questa popolazione.

 

Il Prof. Stefano Luminari ha presentato aggiornamenti sullo studio FIL_FOLL12 sul linfoma follicolare, una malattia che tende a essere cronica e che richiede strategie terapeutiche capaci di garantire risultati duraturi. Con un coinvolgimento di oltre 800 pazienti, lo studio FOLL12 ha confrontato il mantenimento con rituximab con un approccio più personalizzato, basato sulla risposta iniziale alla terapia.

Con quasi otto anni di follow-up, lo studio conferma che:

  • il mantenimento con rituximab garantisce una maggiore durata della risposta, con una progressione di malattia ritardata rispetto all’approccio adattato;
  • la sopravvivenza globale resta eccellente in entrambi i gruppi, senza differenze significative tra le due strategie;
  • la scelta della terapia iniziale (R-CHOP vs R-bendamustina) può influire sui rischi a lungo termine, come seconde neoplasie o infezioni.

Questi risultati consolidano il ruolo del mantenimento con rituximab come strategia efficace e confermano l’ottima prognosi a lungo termine dei pazienti trattati con immunochemioterapia.

POSTER

Sono stati presentati come poster i risultati degli studi FIL_BRUCE, FIL_PREVID, FIL_BIOWM e FIL_PTLD.

A presentare il primo studio la Dott.ssa Anna Maria Frustaci.

Lo studio FIL_BRUCE raccoglie dati “real world”, quindi riferiti alla pratica clinica quotidiana, di pazienti con macroglobulinemia di Waldenström, mediamente anziani (77 anni) e con diverse comorbidità, trattati con Zanubrutinib, un inibitore di BTK di nuova generazione.

La risposta al trattamento è stata molto elevata, con quasi il 90% di risposte complessive, e la terapia è risultata ben tollerata con poche sospensioni dovute a effetti collaterali. A un anno dall’inizio cura, la sopravvivenza libera da progressione supera il 90%.

Lo studio continuerà per raccogliere dati ancora più solidi.

 

La Dott.ssa Annalisa Arcari ha presentato i risultati dello studio FIL_PREVID.

Dato che la vitamina D è stata spesso indicata come possibile fattore prognostico nel linfoma diffuso a grandi cellule, lo studio PREVID ha valutato se l’integrazione di vitamina D prima e durante la terapia possa migliorare gli esiti nei pazienti anziani (≥65 anni) con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL).

Risultati chiave:

  • l’integrazione ha effettivamente aumentato i livelli di vitamina D, ma non ha migliorato la sopravvivenza dalla malattia;
  • i pazienti con livelli molto bassi al momento della diagnosi hanno mostrato risultati peggiori.
  • Strumenti come l’Elderly Prognostic Index (EPI) o la valutazione geriatrica rimangono ottimi indicatori per stimare il rischio.
  • L’integrazione ha aumentato la neutropenia severa, ma senza un aumento delle infezioni.

In conclusione, la vitamina D resta un marcatore prognostico, ma integrarla non modifica l’andamento della malattia.

 

La Dott.ssa Marzia Varettoni ha presentato i risultati dello studio FIL_BIOWM.

TP53 è un gene molto importante nella biologia tumorale. Mutazioni di questo gene possono indicare una malattia più aggressiva. Lo studio BIOWM ha analizzato campioni di midollo e di sangue (DNA circolante) per capire quanto siano frequenti queste mutazioni nella WM e quale sia il loro impatto.

Principali osservazioni:

  • le mutazioni TP53 sono state trovate nell’11% dei pazienti;
  • il DNA circolante nel sangue si è rivelato più sensibile del midollo nel rilevarle, aprendo possibilità per test meno invasivi;
  • i pazienti con mutazione tendono ad avere una sopravvivenza globale inferiore;
  • l’impatto sulla risposta alle terapie richiede ancora ulteriori dati, dato il numero limitato di pazienti trattati finora.

Questo studio è uno dei primi al mondo a valutare in modo prospettico il ruolo prognostico di TP53 nella WM.

 

Infine, sono stati presentanti anche i primi risultati dello studio FIL_PTLD dalla Dott.ssa Chiara Consoli.

Le PTLD sono linfomi rari che possono comparire dopo un trapianto d’organo o di midollo. La FIL ha realizzato la più ampia raccolta italiana di casi adulti, per capire meglio come vengono diagnosticati e trattati i PTLD, quali sono le caratteristiche cliniche, quali fattori influenzano la sopravvivenza e il rischio di progressione.

Dati salienti:

  • i PTLD negli adulti compaiono soprattutto dopo trapianto di organi e spesso in forma avanzata;
  • i linfomi sono spesso aggressivi e circa 2/3 compaiono in uno stadio avanzato;
  • i pazienti EBV-positivi (Virus di Epstein-Barr) sviluppano PTLD molto prima rispetto agli EBV-negativi, ma questo non influenza sulla sopravvivenza a lungo termine;
  • la sopravvivenza a lungo termine è del 51% a 10 anni;
  • età avanzata, scarse condizioni generali e stadio avanzato sono i principali fattori associati a prognosi peggiore.

Questo registro offrirà basi solide per migliorare la gestione dei pazienti trapiantati che sviluppano queste complicanze.

 

Conclusione

La presenza della Fondazione Italiana Linfomi all’ASH 2025 conferma il ruolo della ricerca italiana nella comunità scientifica internazionale. Gli studi presentati coprono un ampio spettro di patologie — dai linfomi aggressivi a quelli indolenti, dalla WM alle complicanze post-trapianto — e affrontano questioni cliniche cruciali: nuove combinazioni terapeutiche, fattori prognostici, gestione dei pazienti anziani e real world evidence.

Si tratta di contributi che non solo avanzano la conoscenza scientifica, ma offrono ricadute concrete per la cura dei pazienti, rafforzando la missione della FIL nel promuovere ricerca e migliorare la qualità di vita delle persone con linfoma.

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