Anche quest’anno la Fondazione Italiana Linfomi (FIL) è stata presente al Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) dal 29 maggio al 2 giugno a Chicago e al Congresso della European Hematology Association (EHA), che si è svolto a Stoccolma dall’11 al 14 giugno, con una partecipazione scientifica articolata tra presentazioni orali e poster. I contributi presentati riflettono l’impegno della rete FIL nella ricerca clinica e traslazionale, con particolare attenzione ai biomarcatori genomici e alle forme più complesse e rare di linfoma.
ASCO 2026
Al Congresso di Chicago Stefano Luminari ha presentato un poster riguardante la valutazione del midollo osseo nei pazienti con linfoma follicolare. Oltre che con la biopsia convenzionale (BMB), il midollo osseo può essere valutato anche tramite la stadiazione ossea con FDG-PET (PETb). I risultati preliminari di una sotto analisi di confronto tra BMB e PETb in pazienti inseriti nello studio FIL_FOLL12 hanno mostrato che la PETb, pur meno sensibile della BMB, individua le lesioni ossee metabolicamente attive e rilevanti dal punto di vista prognostico. Questa valutazione potrebbe affinare la stratificazione del rischio nel linfoma follicolare ed evitare la BMB nella maggior parte dei pazienti.
EHA 2026
Focus sul linfoma mantellare: genetica e prognosi al centro delle presentazioni orali
Due presentazioni orali, sviluppate nell’ambito del trial internazionale TRIANGLE, hanno approfondito il ruolo delle alterazioni genetiche nel linfoma mantellare.
Il lavoro presentato da Bashar Al Deeban analizza l’impatto clinico dei polimorfismi germinali a singolo nucleotide (SNP), offrendo nuove evidenze sul contributo della variabilità genetica individuale nella malattia.
A questo si affianca lo studio presentato da Marta Grau, che esplora i predittori genomici di outcome, con particolare attenzione alle mutazioni di TP53 e ad altre alterazioni molecolari. Si tratta della prima analisi mutazionale derivata dal trial TRIANGLE, con implicazioni rilevanti per la stratificazione prognostica dei pazienti.
Entrambi i lavori sono il risultato della collaborazione tra diverse commissioni FIL: la Commissione Studi Biologici e Bioinformatici, la Commissione Linfomi dell’Anziano e la Commissione Patologi.
Poster: innovazione diagnostica e nuove strategie terapeutiche
Tra i poster, emergono studi che spaziano dalla diagnostica non invasiva alle nuove opzioni terapeutiche per linfomi rari.
Due presentazioni, sviluppate nell’ambito del trial internazionale BIOWM, hanno approfondito il ruolo delle alterazioni genetiche nella Macroglobulinemia di Waldenström.
Il lavoro coordinato da Simone Ferrero, nell’ambito dello studio prospettico BIOWM, propone un approccio innovativo per la prognosi e il monitoraggio della malattia minima residua (MRD) nelle gammopatie IgM, basato sulla rilevazione non invasiva della mutazione MYD88L265P.
Un secondo contributo presentato da Philippe Decruyenaere riporta che l’analisi del profilo del cell-free-RNA (cfRNA) plasmatico rileva caratteristiche rilevanti dal punto di vista biologico e clinico nell’intero spettro della gammopatia IgM, consentendo la classificazione della malattia e la stratificazione del rischio. Questi risultati indicano che il cfRNA è un biomarcatore promettente e minimamente invasivo, in grado di migliorare la diagnosi, il monitoraggio e la prognosi della Macroglobulinemia di Waldenström.
Marco Ladetto ha presentato un poster sullo studio FIL-MAB, che raccoglie in maniera prospettica i dati di pazienti trattati con anticorpi monoclonali in real-life. La coorte che ha ricevuto Pola-R-CHP rappresenta la prima esperienza in Europa a ricevere la combinazione. I risultati preliminari, ottenuti dopo un breve periodo di follow-up, indicano una buona efficacia e applicabilità di Pola-R-CHP in un contesto multicentrico in real-life. L’impiego dell’anticorpo monoclonale Glofitamab nei casi di linfoma non-Hodgkin a cellule B recidivante/refrattario è al centro del poster presentato da Anna Guidetti. Lo studio, condotto su una coorte di pazienti italiani trattati a livello nazionale, ha permesso di ottenere una risposta clinica nel 50% dei casi, risultato in linea con altri studi in real-life. Per i pazienti in risposta completa, la sopravvivenza globale e la sopravvivenza libera da progressione a due anni confermano ulteriormente risultati incoraggianti, a sostegno di Glofitamab come potenziale trattamento valido in questo set di pazienti.
Presentata anche un’analisi sui parametri nutrizionali utilizzati come marcatori prognostici nei pazienti anziani con linfoma diffuso a grandi cellule B. Il poster è stato presentato da Salvatrice Mancuso come indagine restrospettiva dello studio FIL_Elderly Project.
Particolare attenzione è stata dedicata al linfoma Plasmablastico, una forma rara e aggressiva. I risultati preliminari dello studio internazionale retrospettivo PLALY, presentati da Emanuele Ravano, descrivono le caratteristiche cliniche e gli esiti dei primi 50 pazienti italiani arruolati, parte di una coorte più ampia che coinvolge centri europei e statunitensi.
Sempre su questa patologia si inserisce l’analisi intermedia dello studio prospettico DALYA, presentata da Andrés José María Ferreri. Lo studio valuta una combinazione terapeutica innovativa (daratumumab, bortezomib e desametasone) nei pazienti recidivati o refrattari. I dati preliminari sui primi 15 pazienti mostrano segnali incoraggianti, sostenendo la prosecuzione dell’arruolamento.
Una rete multidisciplinare al servizio della ricerca
I contributi presentati a EHA testimoniano il valore del modello collaborativo FIL, che integra competenze cliniche, biologiche e patologiche. Un approccio multidisciplinare che consente di affrontare sia le sfide della medicina di precisione, sia quelle legate alle patologie più rare e complesse.
