Il termine “trial” significa letteralmente “prova” o “esperimento”: seguito dalla parola “clinico”, ma cosa indica?
Va a indicare uno studio farmacologico e biomedico che segue dei protocolli predefiniti, allo scopo di conoscere meglio le malattie, valutare l’adeguatezza delle terapie in uso, trovare nuovi percorsi di cura.
Nel dettaglio, uno studio può indagare l’efficacia e la sicurezza di terapie standard, di nuovi trattamenti, le tecniche diagnostiche, la qualità di vita durante e dopo le cure, le conoscenze biologiche e cliniche della malattia.
Gli studi condotti sulle nuove terapie sono detti studi interventistici, mentre tutti gli altri vengono definitivi non interventistici o osservazionali. Ci soffermeremo in questa sede sulla gamma di studi interventistici, ovvero dedicati alle nuove terapie.
Si tratta della cosiddetta medicina basata sull’evidenza. Si analizzano, attraverso le migliori prove e sperimentazioni possibili, i vantaggi, gli svantaggi, i rischi e i benefici dei nuovi trattamenti per valutare se siano migliori di quelli normalmente impiegati e correntemente somministrati. Questo processo consente di proseguire nella lotta contro le malattie, che senza i trial clinici sarebbe bloccata.
Come funziona un trial clinico?
Il trial clinico parte da una fase pre-clinica, detta Fase I, della durata di 2-3 anni, che viene condotta con esperimenti in provetta e su colture cellulari, ovvero i cosiddetti studi in vitro, e su animali da laboratorio.
Durante questo periodo si eseguono prove sulla stabilità chimica della molecola e studi tecnici per la formulazione del migliore dosaggio e si definiscono i meccanismi di azione, la tossicità e gli effetti collaterali, dai quali si decide se proseguire o meno con la sperimentazione sull’uomo.
Qualora l’esito della fase pre-clinica sia positivo, ovvero se la nuova terapia o il nuovo farmaco viene ritenuto efficace e sicuro, si procede con gli studi clinici condotti su soggetti umani volontari.
In questo caso si avvia uno studio di Fase II, che prevede, per circa 1-2 anni, la sperimentazione su un numero ristretto di volontari sani (inferiore a 100), utilizzando dosi molto basse del nuovo trattamento, per poi aumentarle gradualmente, con l’obiettivo di determinarne il meccanismo di azione, la tollerabilità e la metabolizzazione da parte dell’organismo.
A seguire, si passa con la somministrazione ad un numero esiguo di pazienti malati volontari il più possibile omogenei. A gruppi diversi, per una durata di circa due anni, vengono somministrate dosi differenti della molecola o del trattamento in esame, per determinare i dosaggi più adatti ad esercitare gli effetti terapeutici senza scatenare danni collaterali.
Quando il trial clinico viene condotto su larga scala si parla di studio di Fase III, che ha l’obiettivo di verificare in modo statisticamente rilevante i dati emersi dal gruppo volontario per una più accurata determinazione dell’efficacia terapeutica e della tollerabilità. Le ricerche vanno condotte in ambito universitario o ospedaliero, seguendo rigidi protocolli. Se la terapia o il farmaco supera questa fase, si passa alla richiesta all’Autorizzazione all’Immissione in Commercio (AIC).
In Europa, l’organo che si occupa della valutazione delle nuove terapie e dall’autorizzazione al commercio è EMEA (European Agency for the Evaluation of Medicinal Products), negli USA è l’FDA (Food and Drug Administration).
Ma non è finita: esiste un’altra tipologia di trial clinico, gli studi post marketing (Fase IV). Dopo che il farmaco è stato immesso in commercio e ha ottenuto una autorizzazione per una specifica indicazione terapeutica, si continuano a valutare gli effetti indesiderati e le proprietà farmaceutiche non evidenziate durante le prime tre fasi.
La FIL, in quanto ente di ricerca no profit, promuove esclusivamente studi che abbiano quale obiettivo il miglioramento delle cure e della pratica clinica e la valutazione del rapporto rischio/beneficio e non lo sviluppo commerciale dei farmaci. Conduciamo, quindi, studi di Fase II e di Fase III del trial clinico.
