Prof. Luminari - Presidente Commissione Indolenti

Intervista al prof. Stefano Luminari – Presidente Commissione Linfomi Indolenti

Il ruolo chiave delle terapie di ultima generazione

“Quando gli obiettivi della ricerca vanno di pari passo con la gestione quotidiana del paziente: dalla diagnosi alla trasformazione del linfoma”

Luminari lei all’interno della FIL ricopre il ruolo di Presidente della Commissione Linfomi Indolenti, può spiegarci quali sono le principali caratteristiche di questa tipologia di linfomi e i motivi per cui vengono così definiti?

Viene definito indolente un gruppo eterogeneo di linfomi Non Hodgkin di tipo B accumunati da un andamento poco aggressivo della malattia.

I linfomi indolenti comprendo il più comune linfoma follicolare e altri istotipi più rari genericamente compresi nel gruppo dei linfomi indolenti non follicolari, come i linfomi della zona marginale e i linfomi linfoplasmocitici.

La malattia si presenta come tutti i linfomi con l’ingrossamento dei linfonodi o degli organi linfatici come la milza, ma sono possibili manifestazioni molto variabili.

Di fatto la parola stessa ‘indolente’ va a descrivere la lenta progressione della malattia la cui storia naturale oggi si misura in decenni.

Caratteristiche comuni a questi linfomi sono la possibilità di non eseguire alcun trattamento iniziale nei pazienti asintomatici, l’ottima risposta ai trattamenti immunochemioterapici nei pazienti sottoposti a terapia e la tendenza alla recidiva negli anni della malattia con un rischio di trasformazione in forme più aggressive costante nel tempo anche se basso.

Queste caratteristiche giustificano l’uso prudente del termine “guarigione” per questi linfomi non potendo garantire al paziente l’assenza di recidiva di malattia nel tempo.

La notevole efficacia delle cure oggi disponibili ha comunque ridotto al minimo l’effetto della diagnosi di linfoma indolente sull’aspettativa di vita del paziente.

Se volessimo dare dei numeri?

In Italia ogni anno vengono diagnosticati circa 4000 di questi casi con numeri analoghi tra uomini e donne.

Grazie ai trattamenti oggi disponibili possiamo garantire la scomparsa completa nel linfoma fino al 90% dei pazienti.

Come già detto, questo non significa una guarigione vera e propria per la possibilità che la malattia recidivi negli anni successivi.

Il rischio di recidiva è tuttavia basso e diluito nel tempo e oggi, grazie anche ai trattamenti di mantenimento, si stima che in più del 50% dei pazienti il tempo della ricomparsa del linfoma sia superiore ai 7 anni, inoltre in alcuni pazienti non si verificano recidive anche dopo 15 o 20 anni di osservazione.

Ne consegue che circa per il 20-30% dei pazienti si può oggi iniziare a parlare di guarigione vera del linfoma.

La ricerca si sta adoperando per cercare di individuare i pazienti con andamento più favorevole di malattia al momento della diagnosi iniziale.

Ora che abbiamo un quadro generale ben chiaro della malattia, può raccontarci quali sono gli obiettivi su cui si sta maggiormente focalizzando la vostra Commissione?

Gli obiettivi della Commissione vanno di pari passo con quelli che ogni giorno ci fissiamo nella gestione di un paziente con un linfoma indolente e sono condivisi con la comunità scientifica internazionale.

Migliorare le modalità terapeutiche per trovare una strategia di trattamento che consenta la massima durata della sua efficacia, evitando il più possibile gli effetti collaterali, sono i traguardi a cui miriamo.

Sulla base della risposta alla cura possiamo identificare due tipologie di pazienti differenti.

La prima, che corrisponde a circa il 70% dei pazienti, è quella in cui la malattia si presenta poco aggressiva e mostra ottima e duratura risposta ai trattamenti.

In questi soggetti il nostro impegno si focalizza nello sviluppare e perfezionare modalità di trattamento che non aggiungano disturbi collaterali dovuti alla tossicità dei farmaci, eventualmente rimodulando l’intensità dei trattamenti.

L’altra tipologia in cui ricade il rimanente 30% dei casi è quella dei pazienti con malattia più aggressiva con maggiore tendenza a recidiva precoce e a trasformazione in forme aggressive.

In questo caso in cui il linfoma rappresenta un rischio reale per la riduzione dell’aspettativa di vita, è opportuno lavorare sull’identificazione di elementi diagnostici e prognostici che consentano di prevedere con anticipo il rischio elevato per studiare l’applicazione di terapie più efficaci.

In questo senso stiamo portando avanti studi prognostici che stanno valutando nuovi parametri molecolari e clinici con risultati promettenti.

Dunque il ruolo dei nuovi farmaci biologici nel trattamento dei linfomi indolenti risulta davvero prezioso?

Oggi i dati riscontrati nell’utilizzo dei farmaci biologici sono davvero molto positivi, ciò è dovuto a una migliore conoscenza della biologia della malattia e a una migliore conoscenza dei meccanismi di azione di questa nuova generazione di famaci innovativi che possono essere indirizzati con più efficacia sui pazienti.

Presto in Italia sarà approvato lo schema R2 (Lenalidomide – Rituximab) che, dopo aver già ottenuto le indicazioni di Fda e Ema, rappresenta il primo trattamento completamente chemio free con una significativa superiorità di sopravvivenza per la cura dei linfomi indolenti.

Quali sono gli ambiti di collaborazione tra la Commissione Indolenti e le altre Commissioni FIL?

La Commissione dei linfomi Indolenti lavora in strettissima collaborazione in particolare con due commissioni all’interno della FIL.

La prima è la Commissione Studi Biologici che ci permette la valutazione della risposta molecolare della malattia con strumenti ad altissima sensibilità che consentono di tracciare la neoplasia nel paziente con elevata sensibilità.

L’altra Commissione è quella Imaging e Radioimmunoterapia, soprattutto nella sua componente di medici nucleari con i quali, grazie a strumenti irrinunciabili come la PET,  riusciamo a definire la qualità della risposta del trattamento.

Quest’anno ricorre il decennale della FIL, ci può fare una valutazione dei risultati raggiunti e delle sfide che la ricerca si pone per il futuro?

La FIL in questi dieci anni di attività ha contribuito in maniera importante al perfezionamento delle terapie per il linfoma indolente nella direzione di una scelta sempre più personalizzata della cura per il singolo paziente.

In merito, sono stati confrontati diversi schemi chemioterapici e la possibilità di integrare una valutazione molecolare e metabolica hanno fatto emergere nuovi criteri per la scelta della cura.

Grazie agli studi condotti dai nostri centri di ricerca con gruppi internazionali è stato dimostrato il valore irrinunciabile ad oggi della caratterizzazione biologica nella fase inziale del linfoma e nella fase di trasformazione della malattia.

La FIL offre oggi un contesto di lavoro ideale per proseguire con l’impostazione della ricerca sopra citata nella prospettiva di una medicina sempre più personalizzata che riconosca e rispetti l’unicità del paziente nelle sue varie dimensioni.

 

Vedi: Commissione FIL Linfomi Indolenti

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