Luisa Lorenzi patologo ricercatrice

L’anatomia patologica? Una professione bellissima che mi consente di dedicarmi al mio primo amore, la ricerca, e alla diagnostica, che ho imparato ad amare

Carta di identità

Nome: Luisa
Cognome: Lorenzi
Età: 41
Dove lavori: S. C. Anatomia Patologica, ASST Spedali Civili di Brescia
Interessi: mi piace viaggiare, anche in bicicletta, incontrare persone e intessere relazioni; mi appassionano le scienze di base (amo leggere saggi di fisica) e giocare con la mia bimba di 3 anni e con lei riscoprire il Mondo.
La tua fonte di ispirazione: è la curiosità che mi spinge a conoscere sempre qualcosa in più e la speranza di essere di aiuto o per la salute delle persone.

Domande

Lorenzi gruppo di lavoroRaccontaci qualcosa del progetto con cui hai vinto il Bando Giovani Ricercatori – Luigi Resegotti 2023.

Il Progetto MIMYC nasce da una domanda clinica sorta nel contesto di un brainstorming tra giovani della FIL: qual è il miglior trattamento per i pazienti affetti da linfomi aggressivi a grandi cellule B, con anomalie del gene MYC? Con la dott.ssa Chiara Pagani, ematologa di Brescia, abbiamo pensato di cercare una risposta.

È noto che nei linfomi B il gene MYC è talora mutato, riarrangiato o amplificato e quando questo avviene la malattia è particolarmente aggressiva. Il progetto MIMYC intende studiare questi linfomi con nuovi approcci metodologici che ci consentiranno di indagare il loro profilo molecolare e microambientale per indentificare terapie migliori per questi pazienti.

MIMYC è uno studio osservazionale retrospettivo-prospettico, co-finanziato da AIL.
Ad oggi stiamo lavorando per renderlo ineccepibile dal punto di vista etico e legale, per poi sottoporlo alle autorità competenti.

Prova a spiegare al tuo vicino di casa il lavoro che fai.

Sono un patologo, cioè un medico che guarda la neoplasia dritta negli occhi. Il patologo osserva i tessuti e le cellule e li studia per capire qual è il processo che sta minando la salute del paziente.

Ogni patologo ha a disposizione strumenti quali le colorazioni istochimiche ed immunoistochimiche ed i test molecolari; grazie alla sua formazione e a testi e classificazioni sempre aggiornate, interpreta tutti i dati e definisce la neoplasia, potremmo dire “con nome e cognome”, e così può iniziare la terapia più efficace.

L’attività del patologo non è solitaria al microscopio, bensì è frutto di un lavoro di squadra con gli altri colleghi patologi, ma anche e soprattutto con i colleghi tecnici di laboratori che allestiscono i preparati per le analisi. I nostri microscopi hanno tutti due teste, per poter studiare il vetrino insieme a un altro collega. Ogni caso per un patologo è come un’indagine per un investigatore, siamo moderni Sherlock Holmes, e questo è molto stimolante.

Quando non sono al microscopio, sono in università; sono, infatti, docente di Anatomia Patologica all’Università degli Studi di Brescia. Il contatto diretto con persone appassionate di scienza è molto arricchente, così come lo scambio con i giovani. Respiro questa energia anche a casa, dove condivido con mio marito quattro figli, di diverse età, che mi mantengono in contatto con le nuove generazioni.

Come sei diventata ricercatrice?

Dopo la laurea in Medicina ho svolto un tirocinio in Germania, a Tübingen nel contesto di un progetto sui trapianti nei bambini con neoplasie solide, lì ho imparato alcune nozioni di ricerca pre-clinica in ospedale. Rientrata a Brescia ho conosciuto il Prof. Facchetti e mi sono appassionata all’Anatomia Patologica e all’ematopatologia in particolare. Dopo la specializzazione ho svolto il mio dottorato in collaborazione con l’Università di Francoforte e ho acquisito nuove competenze nell’interpretazione delle indagini molecolari in NGS. Dal 2020 sono Ricercatrice Junior della mia Università.

Perché hai intrapreso questa strada?

Lorenzi famigliaSono sempre stata affascinata dalle scoperte scientifiche e sapevo di voler fare ricerca fin dalle scuole superiori, in ambito sanitario/farmacologico, ma non volevo fare necessariamente il medico. Poco prima della maturità mia madre si è ammalata di cancro alla mammella, abbandonai allora l’idea di scegliere corsi di laurea come biologia, biotecnologie, che mi avrebbero portata fuori città, restai a Brescia e mi iscrissi a Medicina. Oggi mia madre sta bene e io svolgo una professione che mi consente di dedicarmi al mio primo amore, la ricerca, e alla diagnostica, che ho imparato ad amare.

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?

La prospettiva di approfondire mondi inesplorati ed estrapolare un significato da dati, all’apparenza incomprensibili. È bellissimo poter conoscere ogni giorno di più e contribuire ad aumentare la conoscenza scientifica globale nel mio campo. Ancora più bello il fatto di poterlo fare con tanti colleghi che condividono la stessa passione e, in molti casi, sono diventati anche amici.

Cosa ti fa più paura del tuo lavoro?

Mi spaventa il disinteresse verso la ricerca scientifica che si respira nel nostro Paese. Temo che il nostro lavoro possa essere negativamente influenzato da scelte politico-amministrative inconsapevoli e che questo freni l’interesse delle nuove generazioni alla Ricerca.

Oggi è la Giornata Internazionale della Donna, che significato ha per te questa ricorrenza?

Questa giornata ci ricorda ogni anno come in molti contesti l’essere donna impedisca l’accesso alla salute, all’istruzione e alla libertà. Questo è doloroso e inaccettabile e per cambiare le cose siamo tutti chiamati all’azione. Nella mia esperienza personale uno dei limiti maggiori che ho incontrato è stata la fiducia in me stessa, nelle mie capacità, nelle potenzialità della mia azione, un sentire molto diffuso tra le donne nella Ricerca, più che negli uomini. “Nessuno crede in te finché non inizi a farlo tu“, questo è diventato il mio mantra.

Lorenzi viaggioCome ti immagini tra 5 anni?

Mi immagino gratificata dal fatto che il nostro lavoro ha contribuito a fornire nuove conoscenze ai clinici, mi immagino a lavorare in un gruppo di Ricerca con giovani appassionati ed entusiasti; il mio contratto è attualmente in scadenza, spero per allora di essere stabilizzata.

Uno slogan per sostenere la ricerca scientifica.

La ricerca scientifica è la salute del nostro domani.

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