perriello

Non può esistere una buona attività clinica senza una valida attività di ricerca scientifica!

Carta di identità

Nome: Vincenzo
Cognome: Perriello
Età: 37 anni
Dove lavori: Centro Ricerche Onco-Ematologiche (CREO), Università degli Studi di Perugia

Interessi: mi piace molto viaggiare, una passione che condivido con mia moglie con cui mi piace scoprire curiosità e tipicità dei luoghi. Inoltre, mi appassiona la storia contemporanea, in particolare approfondire le inchieste sui misteri italiani e da qualche anno mi interesso di enologia.

La tua fonte di ispirazione: durante la specializzazione in Ematologia sono stato emotivamente coinvolto nella storia di un paziente che è diventato quasi un fratello, ma che poi purtroppo non ce l’ha fatta. Quel dolore per me ha rappresentato un bivio: quell’esperienza poteva condizionare negativamente il mio lavoro di ematologo oppure poteva diventare la mia motivazione quotidiana. Da quel momento l’attività di ricerca mi permette di trasformare le delusioni che vengono dalla sofferenza di pazienti e loro familiari in ispirazione per sviluppare terapie innovative contro tumori ematologici.

 

Vincenzo, tu hai vinto il Bando Giovani Ricercatori 2021 puoi raccontarci qualcosa del tuo progetto e dirci a che punto è lo studio?

Il progetto finanziato grazie alla FIL prevede di restituire a cellule del sistema immunitario la capacità di uccidere in maniera selettiva le cellule tumorali, in questo caso quelle di un tipo particolare di tumore del sangue che si chiama Linfoma di Hodgkin. Le cellule presenti in questo linfoma hanno purtroppo dei meccanismi biologici che impediscono alle cellule del sistema immunitario di riconoscerle e distruggerle. Noi abbiamo generato due nuovi recettori sintetici che si chiamano CAR anti-CD30 e CAR anti-PDL1 che hanno la funzione di smascherare le cellule tumorali che si nascondono ed eliminarle definitivamente. Attualmente stiamo cercando di far esprimere contemporaneamente entrambi questi recettori sulle cellule del sistema immunitario per distruggere più efficacemente le cellule linfomatose.

Prova a spiegare al tuo vicino di casa il lavoro che fai.

Sono un Medico-Ricercatore. La mattina vado nell’unità clinica di Ematologia presso l’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia per l’attività assistenziale, valutando se le terapie utilizzate (in particolare il trattamento con cellule CAR-T attualmente disponibili) sono risultate efficaci o meno. Il pomeriggio torno in laboratorio focalizzandomi sulle cause che hanno consentito alle cellule tumorali di risultare resistenti alle terapie e così sviluppare nuovi modelli di cellule CAR-T che possano essere in grado di superare questi meccanismi.

Come sei diventato ricercatore?

Perriello equipe

Con le colleghe dott.ssa Tiziana Zei e dott.ssa Roberta Iacucci-Ostini

Al termine del percorso di specializzazione in Ematologia, il mio Direttore Prof. Brunangelo Falini mi chiese di andare a imparare la tecnologia delle cellule CAR-T perché secondo lui questa nuova terapia cellulare genica avrebbe rivoluzionato il trattamento dei tumori ematologici. Sono stato ospitato per 4 anni presso il Laboratorio “Matilde Tettamanti” di Monza, diretto dal Prof. Andrea Biondi, il primo in Italia a credere nella terapia CAR-T e in quel momento il centro con maggiore esperienza preclinica. Lì ho trovato un ambiente fantastico, altamente stimolante e collaborativo che mi ha insegnato come “fare” ricerca. Il mio progetto prevedeva lo sviluppo di un nuovo modello di cellule CAR-T contro la Leucemia Acuta Mieloide e ricordo benissimo il giorno in cui valutammo per la prima volta l’efficacia di un recettore CAR anti-CD123 da noi costruito pezzo per pezzo. L’emozione di trasformare un’idea in un nuovo modello di terapia cellulare genica è stata la scintilla che mi ha fatto capire che quella era la mia strada.

Perché hai intrapreso questa strada?

Un ruolo fondamentale nell’aver scelto e nel continuare a scegliere questa strada l’ha avuta il mio maestro Brunangelo Falini. Faccio un esempio. Una mattina mi chiese di venire all’alba in laboratorio per aiutarlo a collegarsi con i centri di Ematologia del sud-est asiatico, per parlare della sua scoperta sulla mutazione del gene della nucleofosmina nelle leucemie mieloidi acute. Ascoltando i commenti dei centri di un mezzo continente, ho realizzato quale impatto avesse avuto la sua scoperta nel migliorare la vita dei pazienti affetti da quel tipo di malattia (il più frequente nelle leucemie acute mieloidi degli adulti). Avere a fianco un modello simile nel mio percorso formativo mi permette di capire che la ricerca è soprattutto uno strumento per fare la differenza in meglio nelle vite degli altri.

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?

Passare dal laboratorio alla clinica e viceversa, per avere una visione a 360 gradi sui casi dei pazienti. La possibilità di vedere al microscopio le cellule tumorali dei pazienti, conoscerne le caratteristiche genetiche e fenotipiche e poi andare in reparto per visitarlo, guardare le immagini radiologiche ed in base a tutto questo scegliere la terapia più appropriata è un’esperienza totalizzante. Riuscire poi a cogliere gli elementi di resistenza alle terapie CAR-T per svilupparne altre più efficaci in laboratorio è il massimo.

Perriello famiglia

Vincenzo con la moglie Chiara e i figli Gabriele e Pietro

Cosa ti fa più paura del tuo lavoro?

Deludere le persone che hanno avuto fiducia in me o che fanno sacrifici per permettermi di completare il mio lavoro quotidianamente. In particolare, l’impegno nella ricerca toglie molto tempo alla mia famiglia ed in particolare ai miei due figli. Fortunatamente mia moglie mi supporta molto in questo, accompagnandomi nei sacrifici e nelle scelte fatte insieme.

Come ti immagini tra 5 anni?

Il mio sogno tra 5 anni sarebbe quello di concretizzare il progetto (in corso) di allestire una cell factory per la produzione delle cellule CAR-T presso il nostro Centro Ricerche Onco-Ematologiche (CREO) di Perugia. Questo ci permetterebbe di portare in clinica tutti i progetti che stiamo sviluppando in laboratorio (tra cui il progetto finanziato da FIL), consentendo ai pazienti ematologici che non rispondono alle terapie convenzionali, di accedere a terapie innovative con costi limitati.

Uno slogan per sostenere la ricerca scientifica.

Non può esistere una buona attività clinica senza una valida attività di ricerca scientifica!

 

 

Nella foto di copertina il dott. Perriello insieme al Prof. Falini dopo aver ritirato il premio Bando Giovani Ricercatori FIL 2021

Sostieni la ricerca