Sabino Ciavarella

La ricerca è conoscenza e chi conosce non ha paura!

Carta di identità

Nome: Sabino
Cognome: Ciavarella
Età: 43
Dove lavori: IRCCS Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari
Interessi: seguire con costanza le evoluzioni della scienza e della tecnologia; vivere il mare in tutte le sue forme
La tua fonte di ispirazione: la musica (soprattutto pianistica classica)

Domande

Raccontaci qualcosa del tuo progetto con cui hai vinto il Bando FIL Club 2023.

Si tratta di un progetto pensato per trasformare il più velocemente possibile risultati già raccolti dalla FIL in uno studio recente in uno strumento utile per i pazienti. Infatti, il progetto nasce dalla collaborazione del nostro gruppo di ricerca con il gruppo di Emolinfopatologia dello IEO di Milano (Dott.ssa V. Tabanelli) e intende analizzare un grande numero di dati e di biopsie di pazienti arruolati nello studio “Elderly Project” della FIL per costruire, unendo aspetti clinici e biologici riguardanti il sistema immunitario dei pazienti con età >65 anni affetti dal linfoma a grandi cellule B, uno strumento univoco per predirne la prognosi e la risposta ai farmaci. L’idea si basa sul concetto emergente della “immunosenescenza”, cioè della progressiva modifica delle funzioni e delle caratteristiche delle cellule del sistema immunitario nel corso della vita, la cui conoscenza potrebbe migliorare notevolmente la capacità dei medici di predire l’andamento della malattia e orientare in futuro l’uso di farmaci biologici che hanno come bersaglio proprio le cellule del sistema immunitario all’interno del tumore. Questo è particolarmente importante nei soggetti più aventi con l’età, che spesso non possono andare incontro a trattamenti chemioterapici ad elevata tossicità, meritando approcci terapeutici biologici più innovativi. Lo scopo del progetto è proprio quello di aiutare la comunità scientifica a capire come usare meglio questa nuova categoria di farmaci che si affaccia nel panorama di terapia di questo tipo di linfomi.

Prova a spiegare al tuo vicino di casa il lavoro che fai.

Io sono un medico (oncoematologo) ricercatore e la mia attività quotidiana è divisa tra la clinica (seguo i pazienti ricoverati presso il mio Reparto di degenza ordinaria) e il laboratorio di ricerca (formato da biologi, biotecnologi, matematici e bioingegneri) che ho l’impegno di coordinare nella mia città. Quindi, ogni giorno, il mio impegno è quello di collaborare come medico specialista alla cura dei nostri pazienti e, al contempo, di fare ricerca, cioè di scoprire nuova conoscenza attraverso esperimenti e osservazioni continue di risultati in laboratorio, grazie all’aiuto di tanti collaboratori e del supporto di un network nazionale e internazionale come quello della FIL.

Come sei diventato ricercatore?

ciavarella2Sin dall’epoca del mio corso di specializzazione, la passione per l’approfondimento scientifico, la lettura e scrittura continua di contributi scientifici hanno contribuito ad una inclinazione personale per l’ideazione di progetti di ricerca in campo oncoematologico. Questi ultimi sono sempre pensati per ottenere piccoli risultati che potessero aggiungersi all’enorme attività dei ricercatori di tutto il mondo. Una volta diventato specialista, ho attraversato una fase di dedizione integrale alla ricerca mediante un corso di Dottorato presso l’Università degli Studi di Bari, essenziale per comprendere i meccanismi per pianificare e portare avanti in modo indipendente progetti di ricerca traslazionale e, al contempo, continuare a maturare esperienza in questo campo.

Perché hai intrapreso questa strada?

In parte, come ho già detto, è stato frutto di una passione inconsapevole e di un interesse personale per la medicina e la scienza in generale. Nel mio percorso, ho avuto però la fortuna di frequentare ambienti e colleghi capaci di stimolare la mia curiosità scientifica e, cosa più importante, di trasferirmi un concetto essenziale: fare il medico non solo aiuta tante persone dando delle risposte, ma aiuta l’avanzamento della scienza ponendo tante domande e “ri”cercando altrettante risposte. E, secondo me, non c’è niente di più entusiasmante!

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?

Mi ritengo fortunato perchè penso di amare tutte le componenti del mio lavoro. Quello che mi piace di più, tuttavia, resta la sensazione impagabile di gratificazione che da medico (e ancor più da ricercatore) si prova ogni qual volta stai facendo, o anche solo ideando, qualcosa di utile e di aiuto per qualcun altro. E questa sensazione ha un che di endorfinico, crea una dipendenza positiva e fortemente motivante.

Cosa ti fa più paura del tuo lavoro?

Quello che mi spaventa di più è di non riuscire a traferire la motivazione, la passione e la curiosità per la medicina e il progresso della scienza alle generazioni più giovani. Mi spaventa l’idea che il contrasto tra la velocità del quotidiano che oggi siamo quasi assuefatti a vivere e la necessità di fermarsi a ragionare con rigore e attenzione finisca per demotivare le nuove generazioni di medici e ricercatori.

Come ti immagini tra 5 anni?

Non mi immagino, almeno non così a lungo nel futuro. Ho imparato a fare proiezioni più a breve termine, sebbene proietti una immagine di me ancora capace e motivata nel mio campo professionale, così come nella vita privata, familiare, nelle amicizie e nelle passioni al di fuori del reparto e del laboratorio.

Uno slogan per sostenere la ricerca scientifica.

La ricerca è conoscenza e chi conosce non ha paura!

Sabino Ciavarella 2

 

 

 

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