Arianna di Napoli - Commissione Patologi

Intervista a Arianna Di Napoli, Responsabile Commissione Patologi

I linfomi sono un gruppo eterogeneo di malattie linfoproliferative classificate secondo parametri clinici, istologici e molecolari. Il compito del patologo è quello di formulare una diagnosi accurata, necessaria per stabilire la prognosi ed individuare l’approccio terapeutico più appropriato.

Da gennaio 2024 la Commissione Patologi FIL è coordinata dalla Prof.ssa Arianna Di Napoli, professore associato di anatomia patologica presso l’Università Sapienza di Roma ed ematopatologa presso l’AOU Sant’Andrea di Roma.

SI RACCONTI IN POCHE RIGHE

Fin da studente di medicina ho nutrito una profonda passione per la ricerca in ambito immunologico ed ematologico, due branche della medicina strettamente correlate al sistema immunitario, un universo affascinante e in costante evoluzione, di cui ancora oggi non abbiamo una conoscenza completa.

All’ultimo anno della mia specializzazione in anatomia patologica ho poi deciso di approfondire la mia formazione negli Stati Uniti, dove mi sono dedicata per due anni allo studio teorico e pratico della biologia molecolare in campo oncologico. A quell’epoca la biologia molecolare muoveva i primi passi nella ricerca di biomarcatori diagnostici, prognostici e predittivi di risposta alle terapie. Questo periodo ha segnato una svolta nella mia carriera: ho scoperto l’importanza cruciale della correlazione tra istologia e genotipo dei tumori, comprendendo che ogni neoplasia si sviluppa e progredisce in base alle proprie anomalie genetiche. Questa esperienza mi ha insegnato che molto spesso il microscopio da solo non è sufficiente per una diagnosi completa.

IL SUO LEGAME CON LA FIL

Sono entrata a far parte della FIL attratta dall’opportunità di contribuire alla ricerca traslazionale promossa dalla Fondazione. La collaborazione tra gli specialisti delle diverse Commissioni ha portato a risultati significativi negli studi sui linfomi che la FIL ha prodotto in questi anni. L’interazione con i clinici rappresenta per me uno strumento essenziale per comprendere a fondo la malattia e per identificare le informazioni necessarie per scegliere la terapia più efficace per i pazienti.

Sono onorata di coordinare un gruppo di ematopatologi esperti e li ringrazio per aver creduto nella mia visione di un approccio diagnostico integrato istologico-molecolare.

PER QUANTO RIGUARDA LA SPECIALIZZAZIONE DELLA SUA COMMISSIONE, COME STA PROCEDENDO LA RICERCA SUI LINFOMI?

La nostra Commissione si dedica allo studio dei linfomi, andando oltre la tradizionale classificazione basata sull’aspetto morfologico e sull’immunofenotipo delle cellule tumorali, per includere anche le alterazioni molecolari che ne determinano la patogenesi ed il comportamento biologico. La biologia molecolare applicata ai tessuti patologici offre dati cruciali per una diagnosi accurata, specie per quei linfomi con aspetti immunomorfologici sovrapponibili, e per identificare marcatori prognostici o predittivi di risposta alle terapie, nonché per il monitoraggio della malattia minima residua, cioè l’insieme di cellule cancerose che rimangono nell’organismo durante o dopo il trattamento oncologico.

Di fronte alle crescenti opzioni terapeutiche, è fondamentale un’analisi sempre più dettagliata del tessuto tumorale, sia per quanto riguarda l’espressione dei biomarcatori bersaglio delle terapie, sia per lo studio delle interazioni tra le cellule neoplastiche ed il microambiente in cui crescono, elemento emergente nella formulazione di giudizi prognostico/predittivi.

SU QUALI OBIETTIVI LA COMMISSIONE INTENDE MISURARSI NEL PROSSIMO FUTURO?

La Commissione mira a lavorare in sinergia con le altre Commissioni per fornire dati dettagliati sulle caratteristiche morfologiche, immunofenotipiche, molecolari e del microambiente dei linfomi, al fine di distinguere tra neoplasie apparentemente simili. L’obiettivo è identificare caratteristiche biomolecolari specifiche che possano predire la risposta ai trattamenti in fase di studio e stabilire basi solide per il monitoraggio della malattia minima residua.

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