Annalisa Arcari - Responsabile Commissione Linfomi dell'Anziano

Intervista alla dott.ssa Annalisa Arcari – Responsabile Commissione Linfomi dell’Anziano

Il trattamento del linfoma in pazienti anziani richiede una valutazione multifunzionale del soggetto in cura, che tenga conto del suo stato generale di salute e della sua storia clinica.

La Commissione linfomi dell’anziano lavora per migliorare le risposte cliniche in questi casi; da gennaio 2022 è coordinata dalla Dott.ssa Annalisa Arcari, ematologa presso l’U.O. Ematologia e Centro Trapianti dell’Ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza.

Per quanto riguarda la specializzazione della sua Commissione, come sta procedendo la ricerca sui linfomi?

I linfomi sono malattie del sistema linfatico che colpiscono in gran parte pazienti anziani. L’allungamento della vita media comporterà probabilmente nei prossimi anni un numero crescente di casi nelle fasce d’età sopra i 65 anni e un conseguente sempre maggiore impatto sul sistema sanitario e sulla società.

I linfomi dell’anziano possono avere caratteristiche biologiche peculiari e richiedono una particolare attenzione nella scelta delle terapie, dato il maggior rischio di tossicità in corso di chemioterapia. Un filone fondamentale di ricerca percorso negli ultimi anni dalla nostra Commissione riguarda lo sviluppo di strumenti che consentano di definire in modo oggettivo lo stato di “fitness” del paziente anziano e adattare l’intensità della cura alle sue condizioni generali e alle sue comorbidità, in modo tale da mantenere uno scopo “curativo” con il minor rischio possibile di complicanze.

Quali sono le sfide maggiori che la Commissione dovrà affrontare nei prossimi anni?

Una delle sfide principali sarà trovare delle terapie che consentano di trattare anche pazienti anziani “fragili” non candidabili alla chemioterapia standard. Per fortuna da questo punto di vista la ricerca scientifica sta facendo rapidi progressi e, in collaborazione con altre Commissioni della FIL, stiamo sviluppando progetti che propongono terapie di tipo biologico e farmaci anticorpali. Stiamo, inoltre, studiando nuovi parametri prognostici, ovvero caratteristiche del paziente o della malattia che possono influire sugli esiti del trattamento, consentendo di individuare chi è a minore o maggior rischio.

Qual è il suo legame con la FIL?

La mia attività di ricercatrice è nata e cresciuta con la FIL. Da sempre la FIL pone fiducia nei giovani ricercatori e stimola un loro ruolo attivo all’interno della Fondazione. Così è stato nel mio caso, grazie al sostegno di chi mi ha preceduto alla guida della Commissione e ha creduto nelle mie capacità. Oggi è per me un onore coordinare un gruppo molto valido di colleghi, provenienti da Centri di varie regioni italiane.

Può raccontarci qualcosa di lei?

Mi sono laureata al San Raffaele di Milano nel 1998 e specializzata in Ematologia a Parma nel 2002. Dal 2002 lavoro presso il Centro di Ematologia e Trapianti di midollo osseo dell’Ospedale di Piacenza diretto dal Dr. Daniele Vallisa, occupandomi di pazienti affetti da linfoma. Sono sposata con un collega medico e mamma di due ragazze di 12 e 15 anni. Come tutte le mamme lavoratrici, la mia giornata è fatta di continui salti mortali per cercare di conciliare la vita professionale e quella familiare. I momenti di difficoltà non mancano, ma il rapporto che si crea con molti pazienti e i risultati ottenuti dai nostri studi clinici mi danno la motivazione per proseguire nel lavoro.

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