slide 1 1 e1669800486192

Gli effetti dell’approccio positivo

La diagnosi di un tumore è un evento stressogeno che nessun individuo sceglie di vivere, allo stesso tempo però i pazienti possono scegliere come vivere e affrontare la sfida della malattia.

Attualmente non esistono evidenze scientifiche che mantenere un atteggiamento positivo possa garantire una migliore risposta alle terapie, tuttavia, sono in aumento gli studi sulla neurobiologia delle emozioni ed esistono numerose evidenze che dimostrano che la disregolazione del sistema dello stress da parte di emozioni, traumi ed eventi stressanti in genere altera potentemente l’assetto e il funzionamento del sistema immunitario. Affrontare con atteggiamento sereno, ottimistico e non rassegnato la malattia, può contribuire a ridurre il dolore e la paura, favorendo tutto il percorso di cura. 

Un atteggiamento positivo permette di sentirsi attivi e combattivi durante la diagnosi e la terapia, aiuta a cercare informazioni, porre domande, concentrarsi su problemi pratici, riconoscere e gestire le emozioni che si stanno vivendo, ritrovando o mantenendo uno stato di “quiete”. 

Al contrario disperazione e preoccupazione sono caratteristiche di uno stato di “tempesta”, che è poco funzionale per vivere bene la malattia. 

Il modo con cui ci si adatta al tumore non dipende dal tipo o dallo stadio, ma è prevalentemente associato alle caratteristiche individuali di ciascun paziente, al tipo di supporto soprattutto familiare che riceve e al suo grado di resilienza. 

Lo studio della resilienza in ambito psicologico è iniziato negli anni Novanta quando si è sviluppata una linea di ricerca definita psicologia positiva orientata a studiare le risorse psicologiche e contestuali che promuovono lo sviluppo cognitivo e affettivo e un soddisfacente adattamento all’ambiente, anche in situazioni altamente problematiche come la diagnosi di un tumore. 

In fisica questo termine si riferisce alla capacità di un corpo metallico di assorbire urti o tensioni, deformandosi temporaneamente, per poi riprendere la forma originale e di liberare energia nell’ambiente. 

In psicologia indica la capacità di un individuo di reagire in maniera positiva a qualsiasi evento traumatico dell’esistenza, mostrando capacità di mantenere o recuperare il proprio equilibrio psichico, ripartire e rilanciarsi, riorganizzando la propria vita dinnanzi alla difficoltà. Per sviluppare questa capacità servono non solo le risorse individuali della persona, ma sono necessari anche il supporto familiare, relazionale e sociale. 

La resilienza può essere in qualche modo costruita attraverso interventi strutturati, consistenti nell’insegnamento di strategie finalizzate alla gestione attiva di stress e ansia, nell’induzione della consapevolezza e nella capacità di operare per obiettivi per potersi attivare, e adattare al tumore in un modo che permetta di vivere bene. 

Come favorire l’approccio positivo

Le modalità più note per favorire un approccio positivo alla malattia e implementare la resilienza sono: 

  • narrazioni emozionali: scrivere o raccontare la propria vita e i propri eventi stressanti aiuta le persone a comprendere sé stessi e le proprie esperienze, consente di organizzare e ricordare gli eventi in modo coerente, integrando pensieri e sentimenti. Dando un significato alla propria storia è, quindi, più facile gestire le emozioni che scaturiscono dall’esperienza narrata. Infine, l’integrazione di ricordi, pensieri, immagini e sentimenti legati all’esperienza permette all’individuo di assimilare l’evento riducendone il livello di stress psicologico e fisico. 
  • mindfulness: è un training di consapevolezza basato sull’essere attenti e consapevoli del momento presente senza cercare di cambiare nulla. Questa strategia si basa sull’accettazione delle cose semplicemente come sono, senza lottare per cambiare ciò che non possiamo controllare, sull’assenza di obiettivi che non siano la consapevolezza di sé in quel preciso momento, sul lasciar andare, riconoscendo la natura mutevole di qualunque esperienza e senza voler trattenere parti dell’esperienza. Applicare queste strategie permette di controllare lo stress e implementare la resilienza per vivere in armonia gli inevitabili cambiamenti.

Nel tempo che va dalla diagnosi a tutto il percorso di cura è normale scontrarsi con la paura o altre emozioni spiacevoli e dolorose che fanno parte di questa esperienza. Poiché  non è possibile cambiare la storia, è importante trovare l’approccio migliore per quello che si sta vivendo.

È importante trovare un momento adeguato per esternare le proprie emozioni e preoccupazioni (con la propria famiglia, con gli operatori sanitari, con lo psicologo), per permettersi di riflettere sul proprio io, riacquistare un certo controllo della propria vita e aumentare la fiducia nelle proprie capacità di poter affrontare la malattia. 

In questo modo è possibile accogliere le emozioni negative ed essere consapevoli del fatto che rappresentano solo una parte di noi stessi e dell’esperienza che stiamo vivendo. È possibile capire che noi non siamo la nostra malattia, il nostro dolore, la nostra paura o la nostra rabbia, ma siamo saggezza, coraggio e fiducia. 

 

Dott.ssa Federica Cattina
Medico Ematologa presso ASST Spedali Civili di Brescia
Comitato di Redazione FIL

Sostieni la ricerca