Si è svolto a Roma dal 23 al 28 settembre scorsi il 49° Congresso nazionale della Società Italiana di Ematologia. SIE è nata nel 1934 ed è una delle prime Società di Ematologia in Europa e nel mondo. La sua missione è da sempre quella di sostenere il progresso dell’ematologia, promuovere l’assistenza ai pazienti e dare impulso alla formazione e all’aggiornamento professionale.
Durante i lavori congressuali si è fatto il punto sulle numerose sfide del presente e del futuro: la nuova diagnostica molecolare delle malattie del sangue, le nuove terapie target, la terapia genica e le nuove immunoterapie.
I contributi FIL al Congresso SIE
La Fondazione Italiana Linfomi ha partecipato attivamente ai lavori presentando un poster e tre comunicazioni orali.
Il poster ha riguardato lo studio di fase III, multicentrico “Radioimmunoterapia (RIT) versus trapianto autologo di cellule staminale ematopoietiche nel linfoma follicolare recidivato/refrattario” (R. Tavarozzi, M. Ladetto, A. Evangelista, […] U. Vitolo). La radioimmunoterapia utilizza un farmaco costituito da un anticorpo monoclonale che si lega direttamente alle cellule tumorali, esplicando un effetto letale sul tumore e riducendo al minimo gli effetti della radioattività sulle cellule normali dell’organismo. L’autotrapianto, invece, è un trattamento chemioterapico ad un dosaggio decisamente più alto rispetto ad una chemioterapia standard. Lo studio ha lo scopo di confrontare l’efficacia dei due trattamenti nel riuscire a raggiungere e mantenere il più a lungo possibile la malattia in uno stato di remissione completa.
È stato oggetto della comunicazione orale i risultati finali dello studio di fase II VERAL12 (A. Chiappella, M. Balzarotti, […], U. Vitolo) che ha messo a confronto due soluzioni terapeutiche nei pazienti eleggibili a trapianto, affetti da linfoma a grandi cellule B recidivato/refrattario.
Si sono presentati inoltre i primi risultati dallo studio “BIOWM” (M. Ferrante, S. Zibellini, […], D. Drandi), condotto su pazienti affetti da Macroglobulinemia di Waldenström o Gammopatia Monoclonale IgM, con un triplice obiettivo: verificare se è possibile fare diagnosi analizzando i campioni di sangue periferico e di urine, che possono essere prelevati con minore disagio per il paziente rispetto ai campioni midollari; valutare la cosiddetta “malattia minima residua”, ovvero la persistenza di cellule tumorali residue dopo il trattamento; valutare l’evoluzione clonale, cioè come le cellule tumorali possono modificarsi nel tempo, in modo spontaneo o come conseguenza dei trattamenti effettuati, rendendo la malattia in alcuni casi più aggressiva e meno responsiva alla terapia.
Una terza e ultima comunicazione si è focalizzata sulle immunoglobuline nel linfoma mantellare (B. Alessandria, E. Genuardi, […], S. Ferrero), partendo dallo studio di fase III MCL0208 compiuto dalla FIL. Le indagini molecolari svolte hanno permesso la caratterizzazione dei riarrangiamenti immunoglobulinici (ovvero di molecole presenti sui linfociti B), definendo le analisi di correlazione e l’impatto prognostico con i principali fattori biologici noti per il linfoma mantellare.
Per approfondimenti qui è disponibile l’abstract book del 49° Congresso Nazionale SIE.
