È più grave il Linfoma di Hodgkin o il Linfoma non Hodgkin?

È più grave il Linfoma di Hodgkin o il Linfoma non Hodgkin?

Dottoressa, ma è più grave il Linfoma di Hodgkin o il Linfoma non Hodgkin?”: questa domanda mi è stata posta spesso dai pazienti al termine del primo colloquio in cui si spiega la diagnosi di Linfoma e confrontandomi con altri colleghi che lavorano presso altri centri, anche loro mi hanno riferito di aver ricevuto lo stesso quesito.

Non esiste in realtà una risposta univoca a questa domanda, perché nonostante siano entrambe patologie che colpiscono il sistema linfatico e i linfociti – in particolare i linfociti B – si tratta di patologie tra loro molto diverse, che di solito colpiscono fasce di popolazione con età differenti. È importante specificare che escludiamo da questa “chiacchierata” i linfomi a cellule T che sono un’ulteriore entità molto più rara e con caratteristiche peculiari.

Linfoma di Hodgkin

Il linfoma di Hodgkin è una patologia ben precisa, il cui nome è legato a Thomas Hodgkin, medico inglese che all’inizio del XIX secolo contribuì in maniera sostanziale a riconoscere e definire il quadro clinico di questa malattia e dal punto di vista anatomo-patologico ad individuare la cellula neoplastica responsabile della malattia stessa, la cellula di Reed- Stenberg. Il linfoma di Hodgkin colpisce principalmente una fascia d’età giovane che va all’incirca dai 20 ai 40 anni ma si può presentare, anche se più raramente, anche in una seconda fascia d’età più anziana, tra i 70-75 anni.

Linfoma non Hodgkin

Con il termine Linfoma non Hodgkin, invece, si intende un gruppo molto più ampio ed eterogeneo di malattie linfoproliferative dei linfociti B, alcune più aggressive, altre più indolenti, che tipicamente colpiscono una popolazione che può spaziare all’incirca dai 40 agli 85 anni, con grandi differenze a seconda del sottotipo di linfoma non Hodgkin. Tra i principali sottotipi citiamo il Linfoma B diffuso a grandi cellule, il Linfoma follicolare, il Linfoma mantellare, i Linfomi della zona marginale, ma in totale esistono circa una cinquantina di entità di Linfomi non Hodgkin a cellule B riconosciute nell’ultima classificazione internazionale.

Le differenze

Il linfoma di Hodgkin è più “famoso” poiché, coinvolgendo principalmente una fascia di popolazione giovane, genera un grande impatto emotivo; inoltre ha storicamente colpito personaggi famosi o loro parenti, rendendo questa patologia nota ad un’ampia fetta della popolazione tramite giornali, TV e social networks, veicolando il messaggio che si tratta di una malattia impegnativa, ma che si può affrontare e superare.

Penso quindi che il reale intento da parte dei pazienti quando porgono la domanda “E’ più grave il Linfoma di Hodgkin o il Linfoma non Hodgkin?”, sia quello di ottenere una rassicurazione sulla possibilità di buona riuscita del percorso di cura che viene prospettato.

Anche i linfomi non Hodgkin sono attualmente molto ben gestibili grazie all’introduzione di un ricchissimo armamentario di nuovi farmaci, anticorpi (coniugati a farmaci e bispecifici) e terapie cellulari (le CAR-T cells), ma ovviamente con delle particolarità che variano a seconda dei diversi sottotipi di linfoma non Hodgkin e in base all’età e alle caratteristiche dei pazienti; per questo motivo non può esistere una risposta univoca alla domanda che dà il titolo a questo articolo.  Va tenuto conto, inoltre, che il linfoma di Hodgkin, che ha delle percentuali di cura e guarigione decisamente confortanti, viene però ancora necessariamente trattato con la chemioterapia standard associata o no alla radioterapia e questi trattamenti purtroppo implicano  alcuni effetti collaterali che,  anche se gestibili, vanno monitorati, in particolare gli effetti collaterali a lungo termine (come la tossicità cardiologica, pneumologica  e la riduzione della fertilità) soprattutto nelle persone giovani.

Nessuna graduatoria, ma scenari terapeutici in continua evoluzione

Non è possibile quindi, e neanche sensato, fare una “ graduatoria” di gravità dei linfomi di Hodgkin e non Hodgkin, ma è necessario discutere bene con il proprio Ematologo di riferimento il proprio singolo caso, perché le possibilità di cura e di guarigione sono legate oltre che al sottotipo istologico di Linfoma ad un’ampia serie di altre caratteristiche della malattia e del paziente, in particolare l’età e la presenza o meno di altre problematiche di salute preesistenti che possono condizionare la scelta del tipo di trattamento.

Sicuramente è molto importante evidenziare che lo scenario terapeutico di tutti i linfomi è attualmente molto ricco e in continua evoluzione, questo grazie anche ad enti di ricerca come la Fondazione Italiana Linfomi, e questo non può che essere motivo di rassicurazione e speranza per i pazienti, anche in un momento complesso come quello della comunicazione della diagnosi e dell’inizio del percorso di cura.

 

Dott.ssa Federica Cocito
U.O. Ematologia – Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, Monza
Comitato di Redazione FIL

 

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