Dal 7 al 16 dicembre si è tenuto a San Diego (California) il 66° Meeting Annuale della American Society of Hematology (ASH).
Il congresso dell’ASH è considerato l’evento internazionale di ematologia più importante: l’evento registra, infatti, ogni anno circa 30.000 iscritti e consente l’esclusiva opportunità di prendere parte alla discussione dei risultati più recenti degli studi condotti dalle varie organizzazioni di ricerca che operano nelle diverse aree del globo. Nelle varie sessioni del congresso vengono trattati i temi più critici dell’oncoematologia e dell’ematologia non oncologica. Ogni anno vengono inviati all’organizzazione più di 5.000 abstract di cui circa la metà, quelli considerati i più scientificamente validi, vengono accettati per presentazione orale o in forma di poster.
Quest’anno la FIL ha visto accettati un numero nutrito di contributi di cui 3 in presentazione orale e 11 in forma di poster.
Presentazioni Orali
Il Prof. Simone Ferrero ha presentato i risultati di una analisi biologica sui pazienti arruolati nello studio FIL_FOLL12 per i linfomi follicolari, che conferma l’importante impatto prognostico della valutazione durante e alla fine del trattamento della malattia minima residua.
Il Prof. Martin Dreyling e il Prof. Marco Ladetto hanno riportato i risultati di analisi condotte nell’ambito dello studio randomizzato TRIANGLE promosso dall’European MCL Network, a cui la FIL ha preso parte: tale studio, che prevedeva un trattamento di prima linea per pazienti affetti da linfoma mantellare (MCL) di età compresa tra 18 e 65 anni, ha dimostrato che una terapia di prima linea che includa ibrutinib senza successivo trapianto autologo è un approccio migliore di una chemioterapia senza ibrutinib e successivo trapianto, che risulterebbe inoltre anche più tossica; una ulteriore analisi retrospettiva sui pazienti in studio ha verificato che il mantenimento con rituximab o con rituximab/ibrutinib dopo chemioterapia con regimi contenenti citarabina seguiti da trapianto autologo è di beneficio per i pazienti, senza segnali di tossicità inattesa.
Poster
Due sono stati i contributi derivati da sotto-analisi dello studio FIL_NF10, registro di raccolta prospettica di dati per studiare la prognosi dei linfomi indolenti non follicolari: il Prof. Stefano Luminari ha presentato risultati che confermano il ruolo dei fattori prognostici noti per i linfomi della zona marginale (MZL) e del nuovo modello prognostico MZL-IPI nel predire la sopravvivenza anche nel contesto della ricaduta; per una validazione finale sono però richiesti studi di collaborazione più ampi per analizzare ulteriormente l’esito dei pazienti con MZL recidivato.
Il Prof. Luca Arcaini ha presentato risultati sulla positività per HCV e HBV, in particolare è stato osservata una maggiore prevalenza di HCV+ nei MZL nodali e disseminati, senza però alcun effetto sulla sopravvivenza, mentre al contrario la positività all’HBV è stata associata ad esiti peggiori. È stato infine osservato che i tassi di positività erano stati registrati nella fase iniziale dell’arruolamento, il che suggerisce un ruolo prognostico decrescente dei due parametri nel tempo.
Anche lo studio FIL_V-RBAC per pazienti anziani con MCL è stato presentato con contributi: la presentazione del Dott. Riccardo Moia è riferita ad una analisi biologica condotta sui pazienti in studio che identifica le mutazioni dei geni TP53, CD36 e le delezioni del gene CDKN2A come fattori prognostici sfavorevoli nei pazienti trattati con venetoclax + RBAC. Tali risultati suggeriscono che pazienti con queste anomalie molecolari dovrebbero essere trattati con strategie terapeutiche differenti
Anche il dott. Riccardo Bomben ha presentato una analisi biologica che evidenzia il ruolo prognostico del monitoraggio della malattia minima residua (MRD) dei pazienti dello studio V-RBAC e in particolare che i pazienti MRD positivi dopo la fase di induzione o quella di mantenimento hanno una prognosi peggiore degli altri.
La dott.ssa Cristiana Carniti ha presentato una analisi biologica condotta sui dati dello studio FIL_PTCL13. I risultati evidenziano che vista l’elevata sensibilità di rilevamento della biopsia liquida questa potrebbe essere utilizzate per identificare le mutazioni somatiche nei pazienti con PTCL; è stato evidenziato che la presenza di co-mutazioni TET2/IDH2 nel DNA plasmatico conferisce una prognosi migliore ai pazienti; che i livelli basali di ctDNA predicono la sopravvivenza a lungo termine e possono monitorare la presenza di MRD suggerendo un potenziale per il trattamento personalizzato dei pazienti. Il cambiamento del profilo mutazionale dei PTCL alla ricaduta suggerisce una probabile evoluzione genetica durante la progressione della malattia.
La dott.ssa Maria Carmen Martinez Munoz ha presentato un’analisi retrospettiva del gruppo di Lavoro sui linfomi della Società Europea per il trapianto di Cellule Staminali/Midollo Osseo e Terapia Cellulare o EBMT in collaborazione con GELTAMO, FIL, LYSA e Gruppo Linfomi Turco: in uno studio di valutazione dell’outcome di pazienti con linfoma di Hodgkin ad alto rischio che ricevono Brentuximab Vedotin (BV) come mantenimento dopo trapianto autologo in base al fatto che abbiano ricevuto o meno un precedente trattamento con BV. Lo studio indica che il raggiungimento della remissione completa prima trapianto e il trattamento con BV prima del trapianto sono associati a una sopravvivenza post-trapianto migliore.
Il Dott. Emanuele Zucca ha condotto un’analisi sui dati dello studio IELSG37, cui la FIL ha dato un ampio contributo, confermando il cut-off di un SUV≥4 come soglia ottimale per distinguere pazienti con linfoma primitivo del mediastino a basso o alto rischio, mantenendo comunque invariata l’utilità prognostica del TLG.
Il Prof. Marco Ladetto ha presentato un’introduzione allo studio FIL_MOZART, studio di fase 2 per i linfomi follicolari ricaduti/refrattari (R/R FL), che la FIL conduce in collaborazione con il gruppo australiano ALLG (20 centri FIL e 4 centri ALLG autorizzati all’uso di terapia CAR-T o con adeguate esperienze con l’uso di anticorpi monoclonali bispecifici). Lo studio prevede una innovativa terapia chemo-free con una combinazione di Zanubrutinib e dell’anticorpo bispecifico Mosunetuzumab come terapia di salvataggio in pazienti con R/R FL. Lo studio è attivo in Italia e al momento ci sono 9 pazienti preregistrati nella fase di Safety-run. La registrazione non è stata completata per problemi con la fornitura del farmaco da parte della ditta, che verranno risolti a breve. Lo studio arruolerà 56 pazienti, di cui almeno il 66% alla prima ricaduta, e valuterà come endpoint primario il tasso di recidiva ed endpoint secondari di efficacia e di sicurezza.
La Dott.ssa Stephanie Herold ha introdotto lo studio MCL-Elderly III, studio randomizzato di fase II che valuta l’efficacia e la sicurezza di una combinazione di Venetoclax, Ibrutinib e Rituximab per 6 cicli seguiti da un trattamento di mantenimento di 24 mesi, confrontato con un braccio di confronto che utilizza Bendamustina, Rituximab e Ibrutinib per 6 cicli seguiti da 24 mesi di mantenimento. Lo studio è condotto da 40 centri in collaborazione tra FIL e gruppo tedesco e prevede un arruolamento totale di 150 pazienti. I centri attivi sono 34 in Germania, che ha arruolato il primo paziente nel marzo 2023 e un totale di 32 pazienti, e attualmente 6 in Italia (l’attivazione è iniziata in settembre 2024), che ha 2 pazienti in studio.
Il Dott. Philippe Decruyenaere ha esposto i risultati di una analisi biologica legata allo studio FIL_BIOWM, che riporta per la prima volta la possibilità di utilizzare la biopsia liquida, che analizza il cfDNA libero nel plasma, per individuare diversi gruppo di gammopatie IgM con caratteristiche molecolari distinte e associate a diversi outcome clinici; sono però richiesti ulteriori studi per confermare il ruolo della biopsia liquida come alternativa meno invasiva all’esame del midollo osseo.
Il Prof. Gian Matteo Rigolin ha presentato i risultati ricavati da una esperienza collaborativa GIMEMA-FIL su pazienti con infezione COVID-19 grave in pazienti con diagnosi di Leucemia Linfatica Cronica/Linfoma indolente: in questa popolazione ad alto rischio di scarsa risposta alla vaccinazione la innovativa strategia di profilassi pre-esposizione con tixagevimab, cilgavimab e trattamento con farmaci antivirali ha portato a bassi tassi di infezione grave da COVID-19 e ridotto numero di decessi.
- Sabino Ciavarella moderatore
- Annarita Conconi moderatrice
- Ilaria Del Giudice – Poster
- Philippe Decruyenaere – Poster
- Simone Ferrero – Presentazione Orale
- Marco Ladetto – Presentazione Orale






