Si è concluso da poco a Milano il 51° Congresso Nazionale della Società Italiana di Ematologia (SIE).
Fondazione Italiana Linfomi ha avuto l’occasione di presentare alcuni suoi importanti lavori nel campo dei linfomi e dare un contributo significativo al momento congressuale.
Nel dettaglio FIL ha portato 4 comunicazioni orali e 4 poster.
Comunicazioni Orali
Linfoma Mantellare
Dalla collaborazione tra la Commissione Studi Biologici e Bioinformatici e la Commissione Linfomi Aggressivi della Fondazione sono nati due studi, presentati dal Dott. Simone Ragaini, che hanno coinvolto i pazienti già arruolati nel trial clinico FIL_MCL0208 sul linfoma mantellare.
Il primo (titolo abstract: “Le alterazioni di TP53 e CDKN2a sono fattori prognostici indipendenti nel linfoma mantellare: risultati a lungo termine dello studio MCL0208 della Fondazione Italiana Linfomi”) indaga le alterazioni genetiche correlate al linfoma. Il DNA tumorale alla diagnosi è stato analizzato sia per analisi mutazionali sia per anomalie cromosomiche. I risultati hanno dimostrato come le delezioni di CDKN2A e le mutazioni e delezioni di TP53 siano fattori prognostici indipendenti di peggior prognosi e dovrebbero essere pertanto analizzate in tutti i pazienti con linfoma mantellare.
Un altro protocollo (titolo abstract: “L’emopoiesi clonale mieloide influenza l’outcome dei pazienti giovani con linfoma mantellare: risultati aggiornati dello studio clinico MCL0208 della Fondazione Italiana Linfomi”) ha studiato la emopoiesi clonale[1] (CHIP) nei pazienti con linfoma mantellare, riscontrando che 34 dei 254 pazienti (13%) dei quali era disponibile un campione di sangue periferico o sangue midollare per l’analisi, erano portatori di almeno una mutazione CHIP e che la presenza di mutazioni CHIP con una frequenza allelica superiore o uguale al 10% predicevano la sopravvivenza libera da malattia e la sopravvivenza globale dei pazienti con linfoma mantellare.
linfoma a cellule B del mediastino
Il linfoma a cellule B del mediastino è stato oggetto di indagine di altri due lavori presentati al SIE. Uno, sotto-studio dello studio FIL_PMBCL, ha coinvolto la Commissione Linfomi Aggressivi FIL ed è consistito in una analisi retrospettiva “real life” multicentrica (37 centri FIL) sui pazienti recidivati o refrattari dopo la prima linea di terapia. Il lavoro (titolo abstract: “Outcome in real-life del linfoma a cellule B primitivo del mediastino recidivato/refrattario “Studio Reprime”: uno studio multicentrico della fondazione italiana linfomi”), presentato dalla Dott.ssa Irene Dogliotti, ha raccolto quella che al momento è la più grande casistica descritta in letteratura (129 pazienti recidivati/refrattari), descrivendo le terapie di salvataggio più utilizzate dai vari centri prima dell’epoca CAR-T. I pazienti coinvolti hanno dimostrato una sopravvivenza a 3 anni del 47% e in particolare i pazienti che hanno ricevuto trapianto autologo in seconda linea hanno presentato outcome migliori.
Linfomi Primitivi del Mediastino
L’altro lavoro, discusso dal Dott. Improta, fa riferimento al database FIL “Linfomi Primitivi del Mediastino”, progetto coordinato dal Dott. Emilio Iannitto e dal Dott. Ugo Consoli (titolo abstract: “Descrizione di un punteggio clinico per identificare i pazienti affetti da PMBCL ad alto rischio di progressione o recidiva precoce dopo chemioimmunoterapia a base di Rituximab-Doxorubicina. Uno studio FIL real-world con validazione esterna”).
Nell’ambito di una revisione restrospettiva di oltre 800 casi trattati in Italia tra il 2007 e il 2019, è stato individuato uno score prognostico clinico che permette di identificare all’esordio un sottogruppo di pazienti a rischio significativamente aumentato di non risposta /recidiva precoce al trattamento R- chemioterapia di prima linea. Si tratta del 15% circa di tutti i casi, che quindi possono essere monitorati in modo più intensivo durante il trattamento e nel follow up per programmare un eventuale passaggio precoce alla terapia di seconda linea.
Poster
linfoma mediastinico della zona grigia
FIL ha collaborato attraverso le Commissioni Linfomi Aggressivi, Commissione Patologi e Commissione Studi Biologici e Bioinformatici a uno studio sul linfoma mediastinico della zona grigia. Il lavoro a cura del Dott. Luca Nassi (titolo abstract: “Il linfoma mediastinico della zona grigia: analisi dei risultati clinici di uno studio italiano multicentrico retrospettivo”) ha coinvolto 16 centri appartenenti alla FIL e ha arruolato 68 pazienti, dei quali 9 sono stati esclusi a seguito di assenza di coinvolgimento mediastinico e 42 sono stati esclusi dopo la revisione istologica centralizzata. I 17 pazienti confermati come linfoma mediastinico della zona grigia sono stati valutati prendendo in considerazione le caratteristiche cliniche all’esordio e le terapie eseguite, con un trend di maggiore progression free survival in caso di trattamento di prima linea con terapie intensificate (es. R-DA-EPOCH) e con un successivo consolidamento.
Linfoma follicolare
Un sotto-studio del trial FIL_FOLL12, che ha coinvolto la Commissione Linfomi Indolenti, ha analizzato il decorso clinico dei pazienti con linfoma follicolare che hanno inizialmente ottenuto una remissione metabolica completa dopo terapia di induzione, ma che hanno successivamente sviluppato una recidiva. Il lavoro (titolo abstract: “Pattern di recidiva e sopravvivenza dei pazienti con linfoma follicolare in risposta metabolica completa dopo la terapia di induzione. Sotto-studio FIL Foll12”) è stato curato dalla Dott.ssa Maria Elena Nizzoli. Obiettivi principali dello studio sono stati l’analisi della sopravvivenza libera da progressione (PFS2) e la sopravvivenza post recidiva (SAR). Con un tempo di osservazione medio di 69 mesi, sono state registrate 176 recidive, di cui il 38% si è verificato nei primi 24 mesi successivi alla terapia di I linea. Nel 8% dei casi è stato documentato uno shift istologico in linfoma aggressivo. La terapia di II linea è stata prevalentemente di carattere immunochemioterapico, con preferenza per regimi con terapia ad alte dosi seguiti da consolidamento con trapianto autologo nei casi di trasformazione istologica e nei pazienti che avevano ricevuto R-CHOP come regime di I linea. Unicamente i pazienti soggetti a trasformazione in linfoma aggressivo hanno mostrato una peggiore prognosi.
Tra i poster FIL protagonisti al SIE anche lo studio FIL_Renoir12, che si propone di valutare l’efficacia e la tossicità dell’aggiunta di Lenalidomide al mantenimento standard con Rituximab nei pazienti con linfoma follicolare recidivato o refrattario, responsivi ad una chemioterapia di re-induzione, anziani o non candidabili a trattamento intensificato.
Da maggio 2014 ad ottobre 2022 sono stati arruolati 152 pazienti nell’ambito di 28 centri della Fondazione Italiana Linfomi. Lo studio (titolo abstract: “Terapia di mantenimento con Rituximab e Lenalidomide (r2-mant) vs solo Rituximab (r-mant) in pazienti anziani affetti da linfoma follicolare in recidiva/progressione: analisi finale dello studio di fase III Renoir della Fondazione Italiana Linfomi (FIL)”) dimostra che una breve chemio-immunoterapia seguita da un mantenimento con Rituximab, con o senza aggiunta di Lenalidomide, consente di ottenere elevati tassi di risposta e una prolungata sopravvivenza libera da malattia in questa coorte di pazienti, prevalentemente anziani, affetti da linfoma Follicolare recidivato o refrattario. L’aggiunta della Lenalidomide al Rituximab di mantenimento consente di migliorare la sopravvivenza libera da malattia, in modo significativo, solo nei pazienti con età inferiore a 70 anni: in tali pazienti l’aggiunta di Lenalidomide determina una riduzione del rischio di recidiva pari al 63%. In tali pazienti, infatti, la maggiore tollerabilità del trattamento consente un minore tasso di interruzione per effetti collaterali e una maggiore probabilità di completamento del trattamento stesso.
Il poster è stato curato dalla Dott.ssa Carola Boccomini.
Micosi fungoide e Sindrome di Sézary
Infine, è stato presentato uno studio multicentrico, retrospettivo e osservazionale che mira a presentare dati reali sui tassi di Risposta Globale (OR), Intervallo Libero da Recidiva (PFS), tempo al trattamento successivo (TTNT) e incidenza di eventi avversi gravi in pazienti con Micosi Fungoide/Sindrome di Sezary trattati con Metotrexato sottocutaneo sia in monoterapia che in combinazione con altri agenti sistemici.
Il lavoro (titolo abstract: “Metotrexato in monoterapia o in terapia di combinazione nella micosi fungoide e nella Sindrome di Sézary: uno studio retrospettivo multicentrico della Fondazione Italiana Linfomi Cutaneous Lymphomas task force”) è stato curato dalla Dott.ssa Erika Morsia.
Sono stati raccolti i dati di 72 pazienti, di cui 18 con Sindrome di Sezary. Il Tasso di Risposta Globale (ORR) nei pazienti trattati con metotrexato a basse dosi in monoterapia era del 55% (13 risposte complete, 21 risposte parziali), mentre era del 61% (3 risposte complete, 8 risposte parziali) nei pazienti trattati con terapie di combinazione comprendenti metotrexato.
L’Intervallo Libero da Recidiva (PFS) nei pazienti trattati con MTX come agente singolo era di 377 giorni, mentre era di 466 giorni nei pazienti trattati con terapie di combinazione comprendenti MTX. Il lavoro è nato all’interno della Commissione Linfomi Cutanei FIL.
[1] accumulo, legato all’invecchiamento, di mutazioni somatiche nelle cellule staminali ematopoietiche
