Gabriele Rocuzzo

Per fare ricerca serve uno sguardo profondo

Carta di identità

Nome: Gabriele
Cognome: Roccuzzo
Età: 30 anni
Dove lavori: Clinica Dermatologica, Dipartimento di Scienze Mediche, Università di Torino, A.O.U. Città della Salute e Scienza di Torino
Interessi: il pianoforte. Questa passione mi ha insegnato l’importanza della dedizione allo studio e ha costituito un elemento fondamentale per il mio percorso di crescita. Attualmente il pianoforte rappresenta per me una preziosa risorsa e una fonte di relax e riflessione.
La tua fonte di ispirazione: i pazienti che incontro tutti i giorni. Attraverso le loro storie, ho l’occasione di interrogarmi insieme ai miei colleghi su come affrontare nel miglior modo possibile la loro malattia.

Raccontaci qualcosa della pubblicazione con cui hai vinto il Premio Brusamolino FIL 2023.

Il lavoro pubblicato riguarda uno studio retrospettivo che è andato a valutare le diverse tipologie di eritrodermia nei pazienti con sindrome di Sézary, variante leucemica dei linfomi cutanei T. Le attuali linee guida definiscono i pazienti con sindrome di Sézary con un coinvolgimento T4 per quanto riguarda la cute, ma non esiste una classificazione che tenga conto delle differenti tipologie cliniche di eritrodermia. Alla clinica dermatologica dell’università di Torino, è stata analizzata una casistica retrospettiva che ha permesso di individuare tre pattern principali di eritrodermia:

  • E1 la forma eritematosa, la più comune
  • E2 la forma infiltrativa
  • E3 la forma melanodermica

Dall’analisi è emerso che queste diverse tipologie di eritrodermia possono avere un’evoluzione l’una nell’altra, tipicamente seguendo una sequenza E1, E2, E3. In particolare, la manifestazione melanodermica sembra rappresentare un fattore prognostico negativo sui pazienti.

Grazie a questo studio abbiamo proposto uno score clinico che attualmente abbiamo intenzione di validare in un contesto prospettico e multicentrico.

Prova a spiegare al tuo vicino di casa il lavoro che fai.

Seguo la parte di dermato-oncologia in setting diversi, sia Gabriele Rocuzzo_2 in ambito diagnostico sia terapeutico. Sono a contatto con i pazienti nelle visite ambulatoriali e nelle corsie di day hospital dove sono somministrate le terapie sistemiche. Mi dedico allo studio della patologia e al suo trattamento.

Come sei diventato ricercatore?

Dopo aver completato gli studi universitari in medicina e chirurgia, ho optato per la specializzazione in dermatologia poiché rappresentava una disciplina che abbracciava ampiamente sia aspetti clinici sia chirurgici. Il mio interesse per i linfomi cutanei è nato quando ho esplorato l’ambito dermato-oncologico, affascinato dalla loro complessità e dalle nuove opzioni terapeutiche emergenti, come ad esempio gli anticorpi monoclonali, che stanno prendendo sempre più piede nella scena scientifica.

Perché hai intrapreso questa strada?

Ho sempre avuto una passione per lo studio e ho applicato il metodo appreso sui banchi di scuola a una disciplina complessa come la dermato-oncologia. Questo ambito mi ha affascinato per la sua richiesta di abilità diagnostiche e cliniche, in cui noi medici non siamo solo esecutori di terapie, ma siamo costantemente stimolati da occasioni di riflessione scientifica.

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?

La prospettiva di entrare in contatto diretto con i pazienti mi consente di esplorare risposte alle domande che mi vengono poste ogni giorno. Non avrei scelto un percorso professionale limitato esclusivamente all’ambito preclinico, ma allo stesso modo, non avrei desiderato concentrarmi solo sulla pratica clinica, ignorando la componente di ricerca. Trovo particolarmente affascinante l’integrazione tra questi due mondi professionali.

Cosa ti fa più paura del tuo lavoro?

Mi spaventa la sensazione di impotenza che può sorgere di fronte a quadri clinici avanzati. Nonostante l’esistenza di numerose terapie innovative efficaci, alcuni casi di linfomi cutanei conservano purtroppo una prognosi severa. Allo stesso tempo, sono motivato dalla speranza costante di poter offrire ai pazienti soluzioni terapeutiche innovative grazie ai risultati della ricerca scientifica.

Come ti immagini tra 5 anni?

Mi auguro di poter portare avanti in modo proficuo questo aspetto della ricerca associata alla clinica, acquisendo giorno dopo giorno maggiore esperienza nel campo.

Rocuzzo 2Uno slogan per sostenere la ricerca scientifica.

Mi piace lanciare un appello che riguarda direttamente la patologia che studio e curo ogni giorno e per cui è fondamentale l’osservazione della pelle: “Sguardo profondo sulla pelle, ricerca intensa per vincere i linfomi cutanei”.

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