Dal 9 al 12 dicembre si è tenuto a San Diego (California) il 65° Meeting Annuale della American Society of Hematology (ASH).
Il congresso dell’ASH è considerato l’evento internazionale di ematologia più importante: l’evento registra infatti ogni anno circa 30.000 iscritti. Il congresso dell’ASH consente l’opportunità esclusiva di prendere parte alla discussione dei risultati più recenti degli studi condotti dalle varie organizzazioni di ricerca che operano nelle diverse aree del globo.
Nelle varie sessioni del congresso vengono trattati i temi più critici dell’oncoematologia e dell’ematologia non oncologica. Ogni anno vengono inviati all’organizzazione più di 5.000 abstract di cui circa la metà, quelli considerati i più scientificamente validi, vengono accettati per presentazione orale o in forma di poster.
Quest’anno la FIL ha visto accettati un numero nutrito di contributi di cui 3 in presentazione orale e 7 in forma di poster.
Presentazioni orali
Per quello che riguarda le presentazioni orali sono stati sono stati presentati i risultati del FIL_VR-BAC, per pazienti anziani fit con linfoma mantellare, primo studio prospettico che ha stratificato i pazienti con linfoma mantellare in prima diagnosi a diversi trattamenti in base al profilo di rischio. Lo studio ha dimostrato che l’aggiunta di venetoclax a R-BAC (terapia standard che dà risultati in pazienti a basso rischio) migliora la performance della terapia di induzione anche nei pazienti ad alto rischio. Questi risultati sottolineano pertanto l’importanza di individuare alla diagnosi i pazienti ad alto rischio. È in corso di stesura il manoscritto in extenso su questi dati.
Il FIL-RENOIR prevedeva il confronto tra un mantenimento con rituximab da solo (R) o in combinazione con lenalidomide (R2) in pazienti anziani con linfoma follicolare ricaduti o refrattari (R/R) dopo prima o seconda linea dopo salvataggio con R-chemioterapia. I risultati dimostrano che l’aggiunta di lenalidomide al rituximab porta ad un beneficio clinico del mantenimento, anche se con un impatto limitato sull’esito complessivo nella coorte di anziani R/R FL. Il mantenimento di R2 ha ridotto il rischio di progressione soprattutto nei pazienti di età inferiore ai 70 anni, ma senza differenza significativa e con un numero maggiore di eventi avversi e conseguenti interruzioni premature più frequenti nel braccio R2 rispetto al braccio con R da solo. Considerando la coorte di pazienti anziani con FL R/R nella sua interezza, l’esito complessivo è stato eccellente dopo breve immunochemioterapia seguita da due anni di Rituximab ± Lenalidomide.
L’ultima presentazione orale ha riguardato lo studio FIL-PMBL Real World, analisi retrospettiva su un’ampia serie di 869 pazienti trattati in 37 centri FIL che ha permesso di sviluppare uno score prognostico semplice e pratico capace di identificare 3 gruppi ben definiti di pazienti con diversa probabilità di fallimento precoce. Data la natura retrospettiva dello studio è verosimile intervengano possibili bias e per questo sarà necessario validare i risultati ottenuti in questa coorte in una serie esterna di pazienti. Se la capacità predittiva dello score prognostico sarà confermata l’indice potrà diventare uno strumento prezioso per la pianificazione del trattamento e per l’interpretazione di e il confronto tra studi clinici.
Poster
Le ricerche presentate come poster hanno riguardato: FIL_BIO-WM, in particolare la valutazione prospettica della malattia minima residua (MRD) nella macroglobulinemia di Waldenström (WM) in diversi campioni in corso di diversi trattamenti. Gli autori affermano che questo è il primo rapporto di valutazione prospettica della MRD in uno studio clinico sulla WM. I risultati preliminari suggeriscono l’utilizzo come target di MYD88L265P, il cui monitoraggio tramite ddPCR è affidabile per l’analisi della MRD in corso di trattamento con i comuni schemi di immunochemioterapia. L’analisi su midollo, sangue periferico e cf-DNA ha descritto diversi livelli di persistenza di malattia nei tre diversi tipi di campione e il monitoraggio non invasivo della MRD su questi ha permesso di ipotizzare un possibile valore predittivo sull’outcome dei pazienti.
Sempre in tema di studi sulla prognosi sono stati analizzati dati dello studio FIL_PTCL13, studio dedicato a pazienti con linfoma T-periferico (PTCL) in prima diagnosi. L’analisi ha studiato il possibile valore prognostico della concentrazione di cf-DNA in pazienti con PTCL di prima diagnosi. I risultati dimostrano che la concentrazione di cf-DNA prima del trattamento ha un forte impatto prognostico nei PTCL: in particolare alte concentrazioni di cf_DNA sono legate ad una minore sopravvivenza, con valore predittivo migliore rispetto ai parametri canonici. Al momento l’applicabilità di questo strumento nella pratica clinica di routine è limitata: la sua influenza sulla sopravvivenza, individuata nel contesto di uno studio prospettico in cui i PTCL sono stati trattati in modo omogeneo, identifica il cf-DNA come un biomarcatore fortemente attendibile che potrebbe entrare in un prossimo futuro nella rosa dei parametri prognostici attualmente valutati in caso di prima diagnosi di PTCL.
Lo studio FIL_Copa-RB, riguardava una coorte di pazienti difficile da trattare (anziani con diagnosi di DLBCL R/R, in stadio avanzato e non eleggibili al trapianto) ed è stato condotto durante la pandemia di COVID che ne ha condizionato la gestione. Lo studio prevedeva un trattamento con copanlisib, un inibitore di PI3-K, in combinazione con rituximab e bendamustina: la combinazione ha indotto una buona ORR, ma di breve durata e con un profilo di sicurezza sfavorevole, per cui l’attività complessiva è stata modesta. Lo steering committee dello studio ha deciso per una chiusura anticipata dello stesso a causa del profilo di sicurezza sfavorevole e dalla lentezza nell’arruolamento dei pazienti dovuta all’emergere di nuove opzioni terapeutiche potenzialmente più efficaci in questo subset di pazienti. Dal momento che un sottogruppo di pazienti ha avuto una risposta duratura si è deciso di condurre uno studio mutazionale, tuttora in corso, per cercare di capire quali vie metaboliche siano potenzialmente predittive della risposta a Copa-RB.
Riguardo ai Linfomi follicolari in fase iniziale sono stati presentati i risultati dello studio FIL_MIRO che ha combinato radioterapia locale (IFRT) a immunoterapia guidata dalla MRD. Gli autori concludono che la sola IFRT è spesso insufficiente a eradicare il FL, inducendo uno stato MRD- solo nel 40% dei pazienti, duraturo solo in un terzo di essi. Un consolidamento post radioterapia con ofatumumab nei pazienti MRD+ è stato in grado di aumentare le risposte molecolari al 92%, consentendo di raggiungere l’obiettivo primario dello studio, che però non è sempre persistente. Il raggiungimento di una remissione molecolare è correlato con una riduzione dell’incidenza di ricadute nel tempo; la strategia si è rivelata purtroppo applicabile solo al 30% di pazienti FL BCL2/IGH+. Nonostante i limiti indotti dalla ridotta applicabilità di questa opzione, la strategia di consolidamento con ofatumumab MRD-guided dà un possibile vantaggio clinico nella eradicazione della malattia.
Utilizzando la popolazione dello studio FIL_FOLL12 è stata testata la fattibilità dell’approccio NGS basato su IGH di EuroClonality (EC) per cercare di identificare nuovi marcatori molecolari da utilizzare per il monitoraggio della MRD nei casi di LF privi del marcatore convenzionale BCL2/IGH. I risultati dimostrano che l’approccio NGS basato su EC IGH è stato in grado di fornire un nuovo marcatore molecolare nel 60% dei pazienti con infiltrazione midollare (pari al 28% dei pazienti con LF “senza marcatore”). Questo approccio inoltre è stato predittivo di una PFS peggiore per i casi MRD+. Combinando tecniche convenzionali e basate su NGS si è in grado di aumentare potenzialmente la percentuale di casi valutabili con MRD fino ad almeno il 70% dei casi.
Una recente analisi di un subset di dati raccolti con lo studio FIL_NF10 ha permesso di sviluppare un modello prognostico per la PFS e la OS basato su 4 parametri raccolti convenzionalmente in pratica clinica alla diagnosi. Questo è il primo indice prognostico per la WM sviluppato su dati prospettici e applicabile sia a pazienti che presentano una malattia sintomatica che asintomatica. Il modello identifica un sottogruppo di pazienti ad alto rischio con outcome infausto e una OS mediana <5 anni. Sarà necessario validare il modello in una coorte esterna indipendente.
Sono stati infine presentati i risultati di una sotto analisi dello studio IELSG37 a cui la FIL ha fattivamente collaborato sia in termini di arruolamento pazienti che in termini di analisi e presentazione dei risultati. Tale analisi riguarda i 262 pazienti con diagnosi di linfoma primitivo del mediastino registrati nello studio ma non in remissione metabolica completa ala PET (CMR, DS1-3) dopo immunochemioterapia di induzione e pertanto non eleggibili alla randomizzazione tra un consolidamento con radioterapia sul mediastino o osservazione. Dati sullo studio già pubblicati relativi ai 268 pazienti in CMR randomizzati hanno dimostrato che la radioterapia è ininfluente sulla OS e ha un beneficio minimo sulla POFS a 3 anni. L’analisi qui presentata riporta che l’outcome dei pazienti con DS4 al termine dell’induzione è simile a quello dei pazienti in CMR. Questi dati possono indicare che il gruppo dei pazienti con DS4 può includere un elevato numero di “falsi positivi” con uptake infiammatorio o che la loro malattia residua è limitata e può essere potenzialmente eradicata da una radioterapia di consolidamento. I pazienti con DS5 hanno invece presentato un outcome significativamente peggiore nonostante quasi la metà sia stata sottoposta a consolidamento con radioterapia. Da questi risultati è plausibile che le condizioni cliniche dei singoli paienti e/o le caratteristiche di imaging della malattia residua abbiano influenzato le scelte terapeutiche nei pazienti senza CMR dopo immunochemioterapia di prima linea. Sono necessari studi per verificare se eventuali parametri metrici della PET e/o evidenziati da analisi eseguite su biopsie liquide possano costituire uno strumento per identificare upfront i pazienti che potrebbero evitare l’irradiazione e la possibile istituzione di una terapia personalizzata.
