Vaccini

Vaccini e linfomi: quello che c’è da sapere

Nei pazienti affetti da malattie linfoproliferative vi è una compromissione del sistema immunitario sia per la natura della patologia ematologica di base, che per le terapie a cui vengono sottoposti (chemioterapie, farmaci immunomodulanti, anticorpi monoclonali…).

La risposta alla somministrazione di vaccini in questi soggetti potrebbe essere ridotta, ma le vaccinazioni rappresentano comunque un importante e valido strumento di prevenzione e sono ad oggi raccomandate sia da linee guida nazionali che internazionali.

Le tempistiche della vaccinazione hanno una grande rilevanza sulla probabilità di indurre una risposta immunitaria adeguata dato che il tempo minimo per il ripristino di una quantità adeguata di linfociti B, le cellule che sono necessarie affinché il vaccino sia efficace, dopo un trattamento che include anticorpi monoclonali anti-CD20 è di almeno 6-12 mesi. I vaccini riservati ai pazienti immunodepressi sono vaccini ottenuti da microorganismi inattivati/uccisi, da subunità di batteri/virus o da tossoidi. Non vengono invece somministrati vaccini a base di microrganismi vivi attenuati.

Quali vaccinazioni sono consigliate?

Vaccino anti influenzale

I pazienti affetti da linfoma sono ad alto rischio di complicanze severe legate al virus dell’Influenza: sono i soggetti più a rischio di ospedalizzazione per complicanze respiratorie o legate a sovrainfezioni batteriche; pertanto, la vaccinazione viene fortemente raccomandata ogni anno. La campagna vaccinale solitamente inizia in autunno e va da metà ottobre fino a fine dicembre. In tali soggetti sono da preferire i vaccini ricombinanti o inattivati, quelli vivi attenuati sono controindicati.

Vaccinazioni anti Streptococcus pneumoniae, anti Neisseria meningitidis e anti Hemophilus influenzae B

Tali vaccinazioni vengono raccomandate nei pazienti pre-splenectomia e consigliati nei pazienti pre-trattamento, oppure, se non eseguite all’inizio della terapia, andrebbero rimandate dopo almeno 6 mesi dall’ ultima dose di trattamento ricevuta dato che in corso di trattamento la probabilità di ottenere una adeguata risposta immunitaria è ridotta.

Vaccinazione anti Herpes Zoster virus (VZV)

I soggetti immunodepressi sono ad alto rischio di riattivazione del VZV sia in corso di trattamento che nei mesi successivi. La riattivazione di tale virus comporta il rischio di nevralgia post-herpetica che può anche cronicizzarsi, richiedendo ricorso continuo a terapia del dolore. Il vaccino anti VZV, costituito da subunità ricombinanti, è sicuro in questi soggetti e fortemente raccomandato. Viene somministrato in due dosi; per la seconda dose è raccomandato un intervallo di 2-6 mesi dalla prima somministrazione. È possibile effettuare la seconda dose ravvicinata a 1 mese per i soggetti che devono iniziare terapia immunosoppressiva o che sono in attesa di trapianto.

Vaccinazione anti Tetano-Difterite-Pertosse

La rivaccinazione è consigliata nei soggetti che hanno ricevuto un trapianto autologo di midollo a partire da 6 mesi dal termine del trattamento.

Vaccinazione anti SARS-Cov-2

Nei soggetti immunocompromessi le vaccinazioni contro il COVID-19 si sono dimostrate meno efficaci rispetto alla popolazione generale nell’indurre una risposta anticorpale (sieroconversione), ma certamente hanno dimostrato la capacità di proteggere dall’infezione severa, riducendo il rischio di ospedalizzazione e il tasso di mortalità. Per questo motivo il ciclo vaccinale completo viene strettamente raccomandato.

Immunità di gregge

I caregiver e i parenti dei soggetti immunodepressi hanno un ruolo molto importate: la vaccinazione di questi soggetti consente di creare “un’immunità di gregge” protettiva nei confronti del malato e pertanto viene anch’essa consigliata.

 

Dott.ssa Erika Meli
Medico Ematologo presso l’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, Milano
Comitato di Redazione FIL

 

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