Giugno 2023 è stato un mese fitto di appuntamenti importanti per la ricerca sui linfomi.
Il 2-6 giugno scorsi si è tenuto a Chicago, negli USA, il congresso annuale della Società Americana di Oncologia Medica (ASCO), che verte principalmente sui tumori solidi, ma che ospita anche una sezione sulle neoplasie ematologiche.
Dall’8 al 15 giugno si è tenuto a Francoforte in Germania il congresso annuale di una delle più importanti associazioni di ematologia d’Europa, la European Hematology Association (EHA23).
A seguire, dal 13 al 17 giugno, la diciassettesima edizione del International Conference on Malignant Linfoma (17-ICML) che rappresenta l’unico convegno a livello internazionale dedicato esclusivamente ai linfomi e che si tiene storicamente a Lugano in Svizzera, dal 1981 a cadenza biennale, in cui vengono riportati i risultati più aggiornati della ricerca di laboratorio, traslazionale e clinica, al fine di migliorare gli approcci curativi e la qualità di vita dei pazienti.
La partecipazione a questi congressi, a quello di Lugano particolarmente, è estremamente ampia (l’edizione di quest’anno ha registrato più di 3.500 partecipanti).
I contributi FIL ai convegni
La Fondazione Italiana Linfomi ha partecipato ai congressi con un numero importante di contributi accettati, molti dei quali in presentazione orale, relativi complessivamente ai risultati delle ricerche qui di seguito riassunte e riportanti anche l’indicazione dei relatori.
Sono stati presentati i risultati a lungo termine dello studio FIL_MCL0208 (Marco Ladetto) rivolto a pazienti con linfoma mantellare, che confrontava un mantenimento con lenalidomide verso la sola osservazione in pazienti precedentemente sottoposti a trapianto autologo. Il mantenimento con lenalidomide, della durata di due anni, ha fornito un beneficio precoce in termini di sopravvivenza libera da progressione (PFS), che non è però stato mantenuto dopo l’interruzione del farmaco e senza alcun vantaggio in termini di sopravvivenza globale (OS). La analisi biologica associata allo studio ha confermato anche a lungo termine il valore predittivo della malattia minima residua (MRD).
Sempre nell’ambito del linfoma mantellare, presentati i risultati di uno studio retrospettivo multicentrico, atto a valutare i trattamenti eseguiti e la prognosi in pazienti giovani con linfoma mantellare recidivati (Outcomes of younger patients with mantle-cell lymphoma experiencing late relapse (>24 months): the LATE-POD study, Carlo Visco).
Durante una sessione di approfondimento sulla malattia minima residua (MRD) sono stati presentati i risultati dello studio FIL_FOLL12 (Simone Ferrero, Luca Guerra) sul ruolo combinato dell’MRD e della risposta valutata mediante PET nel predire l’outcome finale dei pazienti arruolati nello studio. La ricerca ha, inoltre, prodotto altri interessanti dati sul ruolo prognostico della PET.
Presentati i risultati finali dello studio NF10 (Stefano Luminari), lavoro collaborativo tra la FIL e la Mayo Clinic di Rochester, USA, che ha permesso la definizione di un indice prognostico, il Marginal Zone Lymphoma International Prognostic Index (MZL-IPI), applicabile all’intero spettro dei linfomi della zona marginale.
I risultati a lungo termine dello studio EORTC/LySA/FIL H10 (Massimo Federico) confermano che nei pazienti in stadio limitato a prognosi favorevole e negativi alla PET dopo 2 cicli (PET-2) l’omissione della radioterapia si associa a una minore PFS a 10 anni, sebbene non siano emerse differenze in termini di OS. Inoltre, nei pazienti a prognosi sfavorevole negativi alla PET-2 e nei pazienti PET-2 positivi non emergono differenze significative tra il braccio standard e quello sperimentale nella PFS e nella OS a 10 anni.
Lo studio FIL_ROUGE (Antonello Pinto) ha dimostrato una maggiore efficacia di un trattamento frontline con ABVD intensificato rispetto ad una strategia PET-adapted, con una PFS a 3 anni maggiore del 10%, una ridotta necessità di radioterapia e nessuna tossicità acuta allarmante. L’ABVD intensificato si è inoltre dimostrato più efficace nei pazienti con interessamento mediastinico e quelli con malattia in stadio IV.
Presentati anche i risultati di uno studio retrospettivo multicentrico sui linfomi primitivi del mediastino che ha raccolto dati su circa 890 pazienti e che potrà essere la base sottoanalisi visto il gran numero di pazienti raccolti (Primary Mediastinal B-cell Lymphoma (PMBCL): a nationwide real-life retrospective study from Fondazione Italiana Linfomi (FIL), Emilio Iannitto) e i risultati preliminari del progetto vincitore del Bando Giovani Ricercatori FIL nel 2021 DUAL CAR in HL (Brunangelo Falini).
La collaborazione tra FIL e l’International Extranodal Lymphoma Study Group (IELSG) ha permesso di condurre altre significative ricerche. Lo studio IELSG37 (Emanuele Zucca, Maurizio Martelli, Andrew Davies) è il più ampio studio prospettico sul linfoma primitivo del mediastino (PMBCL) mai condotto. Lo studio si proponeva di verificare se nei PMBCL fosse possibile evitare il trattamento radioterapico dopo chemioterapia: i risultati forniscono una solida evidenza a sostegno dell’omissione della radioterapia nei pazienti che ottengono una risposta completa molecolare (cioè, una PET negatività) dopo immunochemioterapia.
Lo studio IELSG39 (Andrès J.M. Ferreri), invece, prevede l’impiego di un’antibioticoterapia nel linfoma localizzato degli annessi oculari.
Czernecki-Donelly Award 2023
Durante la sessione dell’EHA Lymphoma Group al EHA di Francoforte è stato conferito al dottor Simone Ferrero il premio “Czernecki-Donelly Award 2023” dello European MCL Network per il miglior articolo pubblicato nel 2022 sul linfoma mantellare, relativo allo studio MRD nel già citato protocollo FIL-MCL0208.

