Melissa

Giorno per giorno, per riprendersi la vita

Era una sera di ottobre 2019, avrebbe dovuto essere una serata spensierata perché ero uscita a cena con una mia amica, quando all’improvviso mi sono portata una mano alla clavicola e ho sentito una pallina che già nella mia testa era un tumore perché fin da ragazzina, avendo perso la mamma per un cancro al seno, ho sempre avuto il terrore di questa parola. Non ho mai avuto una vita facile, i miei genitori sono morti molto giovani a distanza di un solo anno e siamo rimasti io, mia sorella maggiore, mia sorella con la sindrome di Down e mio fratello più piccolo di me di 10 anni.

Da quella sera è iniziato per me quello che io ho sempre definito “un cinema”, perché ho fatto una miriade di esami, ecografie, tac, ma nessuno esame riportava ad alcuna malattia; si evidenziavano solo tanti linfonodi al collo e all’inguine infiammati. Tutti i medici mi dicevano di lasciar perdere, che non avevo nulla. Ma io dentro me, sapevo.

Decisi così di rivolgermi alla Dott.ssa Magnoni, responsabile della Radiologia di Humanitas di Rozzano. Anche a lei quei linfonodi non riportavano a nulla, ma per chiudere il cerchio mi inviò dalla sua amica onco-ematologa Dott.ssa Balzarotti, che è divenuta poi uno dei miei angeli. Lei mi fece ripetere l’ecografia al collo e mi sottopose ad ago aspirato; dopo più di 20 giorni di attesa il verdetto: Linfoma Mantellare III stadio basso rischio.

Mi sono sentita il mondo crollare addosso e ho fatto la cosa che non si dovrebbe mai fare… andare su internet in cerca di informazioni. Mi convinsi di avere due anni di vita, scrissi allora alla Dott.ssa Balzarotti dicendole che non mi sarei curata, ma lei con la sicurezza che l’ha sempre contraddistinta mi rispose che dovevo fidarmi e rivolgere i miei dubbi a lei e non alla rete. Mi spiegò che la ricerca era progredita molto e le aspettative di vita cambiate in meglio. Poi mi scrisse una frase che per me fu decisiva: “La aspetto e farò di tutto per curarla”.

Ho così iniziato il mio percorso durissimo in piena pandemia: 6 cicli di chemioterapia devastanti, durante i quali soffrii tantissimo per mucosite e dovetti fare molte trasfusioni (ringrazio Dio perché ci sono persone che donano sangue).

Dopo il terzo ciclo andai in remissione completa e avendo il midollo sano, al termine dei cicli previsti, feci il trapianto autologo di cellule staminali. Durante il trapianto, bombardata da chemio ad alte dosi (4 al giorno per 7 giorni) ho rischiato la vita, perché con le difese immunitarie a zero, mi ammalai di polmonite, sesta malattia, mucosite. Per un mese restai sotto morfina e a tutto ciò si aggiunse l’abbandono del mio compagno; quando uscii dall’ospedale pesavo 39 kg. Per fortuna ho avuto la mia meravigliosa famiglia sempre al mio fianco, a loro non importava che fossi pelata, senza nemmeno più ciglia, e uno scheletro vivente.

A distanza di quasi tre anni ho ancora strascichi, ma non mi lamento.
Sono VIVA.
Posso ancora sentire il sole sulla pelle e il vento tra i capelli, che ho deciso di tenere corti perché la vecchia Melissa non potrà mai più tornare. La malattia ti cambia, ma non mi reputo una guerriera perché anche chi non ce l’ha fatta ha lottato fino alla fine.

Ringrazierò per sempre la Dott.ssa Magnoni, la mia onco-ematologa speciale dott.ssa Balzarotti che mi ha dato forza, presenza, sicurezza e competenza ad altissimi livelli, i miei medici del TMO, Dott. Mannina e Dott.ssa Calabretta, e la mia infermiera del cuore Annalisa Paladina, che mi sorrideva con gli occhi e mi dà ancora oggi calore e amicizia.

Grazie alle persone che non mi hanno mai guardata come fossi una morta che cammina, ai medici e ricercatori, ai volontari delle varie associazioni e a tutti coloro che si impegnano ogni giorno per ridare speranza ai malati.

E non ultimo, ringrazio Dio che mi ha tenuta sempre per mano e grazie alle preghiere del mio caro amico Maurizio che mi ricordava sempre ciò che ora è il mio mantra: GIORNO PER GIORNO.

Così riesco a scacciare la paura di quella parola…recidiva.

 

Melissa

 

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