Carta di identità
Nome: Francesca Maria
Cognome: Quaglia
Età: 33 anni
Dove lavori: U.O.C. di Ematologia e Centro Trapianti Midollo Osseo, presso il Policlinico G.B. Rossi dell’A.O.U.I. Verona
Interessi: letteratura, pianoforte e canto, cinema
La tua fonte di ispirazione: i pazienti che ho incontrato e i pazienti che seguo quotidianamente
Francesca Maria, hai vinto il Bando Giovani Ricercatori nel 2019: puoi raccontarci qualcosa del tuo progetto?
Il progetto MANTLE-FIRST BIO
vincitore del Bando Giovani Ricercatori 2019 nasce da un’idea maturata durante il mio primo anno di dottorato a Verona, grazie alla collaborazione con il professor Carlo Visco che ha una esperienza di lunga data nel campo del linfoma a cellule del mantello (MCL), in particolare nella gestione delle forme ad alto rischio. Il MCL è un linfoma aggressivo, uno degli istotipi di più difficile approccio nel panorama dei linfomi. Circa il 15% dei pazienti è refrattario alla terapia di prima linea o presenta una recidiva precoce, con prognosi purtroppo infausta. Sono pochi i dati terapeutici su larga scala in questo setting e ciò rappresenta un bisogno medico inevaso di primaria importanza.
Il progetto MANTLE-FIRST BIO, che si realizzerà grazie alla condivisione di campioni biologici tra trenta centri italiani appartenenti alla FIL, si propone di fare luce su aspetti clinici e biologici del MCL recidivato/refrattario. Questa caratterizzazione biologica avverrà grazie a indagini immunoistochimiche, citofluorimetriche e di biologia molecolare su materiale proveniente da biopsie linfonodali o su cellule tumorali congelate alla diagnosi e, se possibile, alla prima recidiva. Il focus della ricerca è una analisi molecolare e funzionale del B-cell Receptor (BCR) in relazione alla resistenza o alla sensibilità alla chemio-immunoterapia o ai nuovi farmaci (in particolare ibrutinib).
Prevediamo che i nostri risultati possano chiarire il ruolo in vivo del BCR e delle molecole ad esso annesse e aprire così la strada all’identificazione di percorsi terapeutici con un razionale biologico. Vogliamo che i nostri risultati si rivelino utili nella pratica clinica e possano avere un impatto sostenibile per il nostro Servizio Sanitario Nazionale.
Prova a spiegare al tuo vicino di casa il lavoro che fai.
Sono un medico ematologo, mi occupo cioè di malattie del sangue, in particolare di malattie tumorali del sangue, come leucemie acute e croniche e linfomi aggressivi e indolenti. Mi occupo anche di malattie ematologiche non tumorali, come le anemie. Il mio lavoro quotidiano si svolge principalmente in Day Hospital e presso gli ambulatori, presso il reparto di Ematologia e altri reparti del Policlinico Ospedaliero-Universitario di Verona, dove effettuo consulenze ematologiche per i pazienti ricoverati per altre malattie. Incontro, quindi, quotidianamente i pazienti per le visite mediche e la prescrizione delle terapie necessarie per curare le loro malattie. Mi occupo anche di ricerca clinica e di laboratorio, attualmente come parte integrante del mio dottorato di ricerca in ematologia traslazionale. Anche quando avrò completato i tre anni di dottorato voglio proseguire il mio impegno nella ricerca scientifica, che ritengo fondamentale per svolgere al meglio la professione medica.
Come sei diventata ricercatrice?
Ricercatori si diventa un po’ ogni giorno, con impegno costante e spesso con fatica. Credo che non sia un traguardo, ma una strada da percorrere. Fare ricerca è una sfida quotidiana, è un metodo, che va applicato sempre, da quando si studia Medicina all’Università a quando si inizia a lavorare come medici e poi in tutta la propria carriera lavorativa, sia nella gestione dei casi clinici che dei dati biologici.
Perché hai intrapreso questa strada?
Mi è sempre piaciuto studiare, approfondire i problemi con curiosità e precisione. Mi piace capire il perché dietro alle cose, interrogarmi e trovare soluzioni.
Cosa ti piace di più del tuo lavoro?
Il momento in cui si arriva a capire il perché di quello che accade, ma ancora di più quando i pazienti rispondono alle cure e li si rende felici con la propria professione e il proprio servizio.
Cosa ti fa più paura del tuo lavoro?
Le zone grigie e l’urgenza dei tempi. La medicina certamente ha fatto molti progressi, ma per molte situazioni non abbiamo ancora risposte e non è facile accettarlo. Inoltre, per alcuni problemi potrebbero esserci soluzioni, ma ci vuole del tempo perché siano attuabili (accesso a protocolli di ricerca, disponibilità di nuovi farmaci). Ma il malato non può aspettare anni o mesi o anche solo settimane…
Come ti immagini tra 5 anni?
Sono sincera se dico che non riesco a immaginarmi… spero di mantenere l’entusiasmo del presente, con una più ampia esperienza lavorativa e una sempre maggiore serenità nel prendere decisioni cliniche.
Uno slogan per sostenere la ricerca scientifica.
Entusiasmo per guardare oltre e piedi per terra per capire bene da dove partiamo!
Bando Giovani Ricercatori 2021
Anche quest’anno la FIL bandisce il Bando Giovani Ricercatori, un finanziamento di 100.000 € per un progetto di ricerca sui linfomi ideato e condotto da ricercatori under 40.
Scopri di più su Bando Giovani Ricercatori 2021
Il bando scade il 30 settembre 2021.
