Dal 5 all’8 dicembre 2020 si è svolta in modalità virtuale la 62esima edizione del convegno internazionale di ematologia dell’American Society of Hematology (ASH), uno dei meeting internazionali di ematologia più importanti dedicato alla presentazione di rilevanti risultati di ricerca scientifica in questo campo.
La Fondazione Italiana Linfomi ha partecipato al congresso presentando i risultati di tre ricerche
STUDIO FIL SUL LINFOMA MANTELLARE
Il primo intervento è stato a cura del Dott. Simone Ferrero, ematologo presso la Città della Salute e della Scienza di Torino. La presentazione ha riguardato lo studio FIL MCL0208 sul trattamento del linfoma mantellare.
L’efficacia dei nuovi farmaci nel trattamento dei linfomi non è legata solo alle caratteristiche del linfoma ma anche in parte alle caratteristiche genetiche dell’individuo affetto da linfoma.
Esistono infatti alcune varianti fisiologiche di particolari enzimi deputati al metabolismo dei farmaci che possono influenzare sia l’efficacia che la tossicità delle terapie.
Nel contesto del protocollo FIL MCL0208 si sono studiate le varianti genetiche di alcuni enzimi correlati alla lenalidomide (cosiddetti “polimorfismi”), in particolare la proteina di membrana “ABCB1” (che si occupa di espellere il farmaco dalle cellule) e la citochina “VEGFA”, mediatore della crescita vascolare del tumore (“angiogenesi”).
Nello studio si è individuato come alcune varianti fisiologiche di questi due geni favoriscano l‘efficacia della lenalidomide come terapia di mantenimento nei pazienti con linfoma mantellare sottoposti ad autotrapianto di midollo.
In particolare, dalla combinazione del quadro genetico di questi due polimorfismi, si è riuscito a individuare un sottogruppo di pazienti che risultano refrattari alla lenalidomide.
Questi dati sono molto promettenti perché permetterebbero con un semplice prelievo di sangue di individuare fin da subito i candidati ideali a tale terapia di mantenimento, nell’ottica di una medicina di precisione, personalizzata sui singoli pazienti.
STUDIO FIL SULLA MACROGLOBULINEMIA DI WALDENSTRÖM
Il poster scientifico relativo allo studio BIOWM è stato presentato dalla dott.ssa Marzia Varettoni, ematologa presso la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia.
Sono stati analizzati mediante la tecnica della citofluorimetria* a 8 colori i campioni basali di midollo osseo e di sangue periferico di 165 pazienti con diagnosi di Macroglobulinemia di Waldenström che hanno preso parte allo studio FIL.
La citofluorimetria è stata in grado di individuare il clone B CD19+ nel 94% dei pazienti e il clone plasmacellulare CD38+ nell’86% dei campioni di sangue midollare, dimostrando l’elevata sensibilità di questa metodica.
Il confronto fra i risultati ottenuti sui campioni di sangue midollare con quelli ottenuti su sangue periferico ha mostrato invece che la citofluorimetria individua la presenza di un clone neoplastico nel sangue periferico solo nel 60% dei casi.
L’integrazione dei risultati di citofluorimetria su midollo osseo con la ricerca della mutazione di MYD88 (L265P) mediante la tecnica del digital droplet PCR può rappresentare un approccio diagnostico alternativo e meno invasivo rispetto alla biopsia osteomidollare per la diagnosi di Macroglobulinemia di Waldenström.
*Citofluorimetria: tecnica di laboratorio in ambito biomedico che permette, attraverso l’utilizzo di sonde fluorescenti, di analizzare molteplici parametri cellulari.
STUDIO FIL SUL LINFOMA A CELLULE T RECIDIVO/REFRATTARIO
Il poster scientifico dello studio di fase 2 FIL PTCL-BV è stato presentato dal Dott. Vittorio Stefoni dell’Istituto di Ematologia “Seragnoli” di Bologna.
Lo studio ha riguardato l’utilizzo del Brentuximab Vedotin nei pazienti affetti da linfoma a cellule T recidivo/refrattario.
Lo studio della Fondazione Italiana Linfomi è stato condotto per determinare l’efficacia antitumorale del Brentuximab Vedotin nei pazienti con linfoma a cellule T non altrimenti specificato, nei linfomi angioimmunioblastici a cellule T e nelle micosi fungoidi trasformate.
I pazienti coinvolti sono stati 25 e tutti, prima del trattamento con il Brentuximab, avevano effettuato mediamente altre due linee di terapia. Il tasso di risposta complessiva alla terapia è stato del 30,5% con 4 remissioni complete e la sopravvivenza libera da malattia è stata pari al 4,3% a 12 mesi.
In termini di risposta, i risultati di questo studio sono comparabili a quelli raggiunti in tipologie di pazienti simili trattati con altri farmaci recentemente approvati, come la Romidepsina e il Pralatrexate, e ad altri studi di fase 2 in cui è stato utilizzato il Brentuximab.
Il tasso di risposta complessiva e la sopravvivenza globale raggiunti nello studio FIL PTCL-BV collocano il Brentuximab tra gli agenti attivi nel trattamento dei linfomi a cellule T.
Grazie a contributi scientifici come questi presentati in un ambito di assoluto prestigio come l’ASH la Fondazione ribadisce la sua importanza internazionale nella ricerca sui linfomi e l’elevata qualità dei suoi progetti di ricerca.
Vedi Studio FIL MCL0208: approfondimento – presentazione ASH
Vedi Studio FIL BIOWM: approfondimento – presentazione ASH
Vedi Studio FIL PTCL-BV: approfondimento – presentazione ASH
