Ho curato il mio linfoma con un protocollo sperimentale e ne sono contento
Mi chiamo Luca e ho 26 anni. Due anni fa la vita mi ha messo di fronte ad una prova difficile, sicuramente al di fuori della mia immaginazione. Era la primavera del 2018, mentre la natura si risvegliava (io sono un agricoltore), una tosse fastidiosa accompagnata da dolori toracici non mi lasciava tregua. Soffro di ipertiroidismo quindi lì per lì non ci ho dato troppo peso, era sicuramente quella la causa. Arriva l’estate ma questa tosse non se ne va, non riuscivo neanche più a fare i lavori di cui mi occupavo normalmente, sentivo solo tanta stanchezza, mancanza di concentrazione e capogiri quando mi alzavo velocemente.
Ho così cominciato a fare qualche esame di approfondimento, prima delle lastre, poi una TAC da cui emerge che c’è qualcosa che non va, una presenza non desiderata nel mio mediastino. A luglio presso l’Ematologia di Piacenza i medici mi fecero ulteriori esami per capire meglio di cosa si trattasse, sono stato anche ricoverato in ospedale e tutto sommato ho preferito così, in quel momento di forti incertezze mi sentivo più protetto con la presenza costante di medici e infermieri.
Quei giorni sono stati brutti, i miei famigliari cercavano di tranquillizzarmi ma li conosco, erano molto preoccupati e spaventati anche se cercavano di non darlo a vedere. Rimango ricoverato due settimane, il cortisone e l’eparina diventano i miei primi compagni di viaggio, la massa mediastinica mi stava provocando delle trombosi nella giugulare, ecco il perché di quei frequenti giramenti di testa. Di quei giorni ricordo le tante informazioni ricevute tutte insieme, un tour de force, la difficoltà di riuscire a processare così tanti input fino a poco tempo prima assolutamente impensabili.
La biopsia ha definito che il mio linfoma fosse un grandi cellule B primitivo del mediastino.
Sono stato curato con un protocollo sperimentale e sono contento di averlo fatto. Da quel momento si sono susseguite le sedute di chemio più immunoterapia, fino a Novembre. Il venerdì era il giorno dell’appuntamento fisso in day hospital, terapie e poi weekend passato in casa a cercare di smaltire gli effetti collaterali che mi debilitavano. Ho affrontato tutto con grande determinazione e rigore, i medicinali erano tanti per mitigare tutti i problemi che potevano dare le terapie. Molte sono state le notti in bianco, il cortisone mi metteva tanta fame, avevo messo su diversi chili.
In tutto questo periodo lo staff dell’ematologia di Piacenza si è rivelato sempre un team organizzato, rapido, molto comunicativo e molto umano. Sono contento delle persone che ho conosciuto e che non mi hanno mai fatto mancare una parola di sostegno in quel momento così difficile della mia vita. Ora sono nella fase di follow up e le visite si stanno diradando sempre di più nel tempo, all’inizio erano più ravvicinate, ora meno. Piano piano ho ripreso in mano la mia vita, grazie al supporto della mia famiglia, dei miei amici, dei parenti stretti e del mio medico di famiglia che mi ha sempre seguito da vicino, ora sto bene e sono di nuovo tornato al lavoro.
Le terapie sperimentali che ho fatto mi hanno permesso di superare questo ostacolo, per questo ci tengo a dire a tutti quanto sia importante la ricerca, è la prima cosa su cui puntare, è fondamentale per fare passi in avanti per i pazienti e dare loro cure innovative che possono fare la differenza.
La malattia mi ha cambiato, in primo luogo perché mi sono trovato di fronte ad un problema che mai avrei immaginato, poi perché mi ha dato la consapevolezza che purtroppo queste cose esistono e sono molto più comuni di quanto possa sembrare. “Linfoma”, non era più un termine per sentito dire, ma era reale e aveva colpito me. Questa esperienza mi ha fatto maturare, una persona cresce affrontando i problemi e così è stato anche nel mio caso, una sfida sicuramente più dura rispetto alle altre ma che ho vinto io.
Luca
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