C’è un altro successo per la Fondazione Italiana Linfomi, anzi due: la pubblicazione dello scorso maggio sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet dei risultati dello studio internazionale TRIANGLE e la successiva pubblicazione su Journal of Clinical Oncology di un lavoro collegato.
Il progetto TRIANGLE fa capo all’European Mantle Cell Network, consorzio internazionale di ricerca dedicato allo studio e alla cura del linfoma mantellare. Lo studio intendeva stabilire se nei pazienti adulti (18-65 anni) con linfoma mantellare l’aggiunta di ibrutinib all’immunochemioterapia standard di prima linea migliorasse la sopravvivenza e se i pazienti con un follow-up più lungo traessero vantaggi dall’aggiunta del trapianto autologo di cellule staminali (ASCT).
FIL, proponente in Italia, ha contribuito attivamente attraverso i suoi ricercatori all’ideazione dello studio.
I pazienti
I pazienti coinvolti nella ricerca sono stati 870 provenienti da 165 centri clinici di 13 Paesi europei e Israele. FIL ha contribuito fortemente alla ricerca, arruolando 206 pazienti (circa il 24%) in 31 centri ospedalieri italiani.
I pazienti sono stati divisi in tre gruppi: R-CHOP/R-DHAP seguito da ASCT (braccio di controllo A), R-CHOP+ibrutinib/R-DHAP seguito da ASCT e mantenimento con ibrutinib (braccio sperimentale A+I) e R-CHOP+ibrutinib/R-DHAP seguito da mantenimento con ibrutinib (braccio sperimentale I).
I risultati dello studio TRIANGLE
Dopo oltre 55 mesi di follow-up, entrambi i gruppi trattati con ibrutinib hanno mostrato miglioramenti clinicamente rilevanti; al contrario, l’aggiunta del trapianto autologo di cellule staminali a un regime contenente ibrutinib non ha fornito benefici aggiuntivi, ma ha determinato un aumento della tossicità.
Basandosi sui risultati dello studio, i ricercatori non si sono fermati qui, ma hanno indagato anche un ulteriore aspetto, la strategia terapeutica di mantenimento del linfoma mantellare. L’approfondimento scientifico ha dimostrato che la combinazione di ibrutinib e rituximab può ridefinire l’approccio al controllo della malattia nel lungo termine, trasformando il concetto stesso di mantenimento da semplice fase di consolidamento a componente attiva e determinante del percorso terapeutico.
“Questi risultati segnano un vero punto di svolta nella storia terapeutica del linfoma mantellare”, afferma il Prof. Marco Ladetto, coordinatore italiano dello studio. “Le evidenze raccolte, infatti, rappresentano un progresso di particolare rilevanza per una patologia caratterizzata da elevata aggressività e che continua a richiedere strategie di cura sempre più efficaci e avanzate per migliorare ulteriormente la gestione clinica dei pazienti”.
Sostieni la ricerca
Il tuo contributo aiuta a trasformare la ricerca clinica in nuove possibilità di cura per i pazienti.

