Terapie innovative contro i linfomi: Pharma Star intervista il Prof. Ferreri

Terapie innovative contro i linfomi: come reagisce il sistema immunitario?
I linfomi sono le patologie ematologiche che, forse più di tutte, hanno risentito positivamente delle terapie innovative, le quali però possono causare immuni-compromissione e complicanze infettive.

A far luce sul tema ci ha pensato il Prof. Andrés Ferreri, membro dell’Ufficio Presidenza della Fondazione Italiana Linfomi (FIL) e Direttore dell’Unità Linfomi dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, intervistato da Pharma Star, il giornale online sui farmaci.

Quali sono i meccanismi con cui si sviluppa l’immuno-compromissione e cosa comporta?

La situazione nei linfomi è estremamente complessa, perché sono tanti disordini clinico-biologici diversi. L’immuno-compromissione può essere dovuta a caratteristiche proprie dei malati, per esempio è nota l’associazione dei disordini di autoimmunità nei pazienti affetti da linfomi indolenti. Può essere dovuta ai trattamenti che utilizziamo o nei pazienti che ricevono più linee di trattamento o che hanno una malattia chemio-refrattaria alla presentazione. Infine ci sono le interazioni farmacologiche: spesso i trattamenti chemioterapici e a bersaglio (quelli più recenti) possono interferire con altri trattamenti farmacologici, come per esempio le profilassi antimicrobiche e antifungine, ma anche le terapie antiretrovirali utilizzate nei pazienti affetti da infezioni da HIV.

Che impatto hanno queste interazioni tra farmaci, la farmacocinetica e le comorbidità, su queste possibili problematiche?

L’impatto è notevole. Sicuramente non è completamente conosciuto nel senso che molti dei farmaci nuovi sono stati approvati con nuove indicazioni da enti regolatori con un periodo di osservazione dei malati ancora troppo breve. Quindi, non conosciamo esattamente, per molti di questi farmaci, gli effetti a lungo termine, le interazioni farmacologiche e l’effetto sul sistema immunitario. Ci sono esempi di farmaci nuovi che interagiscono con il sistema immunitario, determinando una riduzione dell’immuno-sorveglianza e quindi un maggior rischio di alcuni tipi di infezioni.

La cura delle malattie ematologiche e il controllo epidemiologico delle complicanze infettive, in particolare di quelle fungine invasive, rappresentano una sfida possibile?

Nonostante la complessità dello scenario, la maggior parte delle infezioni fungine in pazienti affetti da linfoma possono essere risolte con le terapie a disposizione. Tuttavia, rimane una percentuale di casi in cui i trattamenti sono ancora inefficaci. Questi sono fondamentalmente i pazienti immuno-compromessi. Le strategie per migliorare l’efficacia di questi trattamenti passano non solo per lo sviluppo di nuovi farmaci, ogni volta più attivi e meno tossici, ma anche attraverso la diagnosi precoce adeguata. Bisogna ricordare che in un 20-25% dei pazienti trattati in centri di riferimento ricevono terapie antifungine empiriche, senza un isolamento microbiologico. Sicuramente lo sviluppo di nuove combinazioni di farmaci, come si fa per esempio nelle candidosi invasive, potrebbero comportare l’uso di basse dosi di farmaci, con una maggiore efficacia e una minore tossicità.

La video intervista al Prof. Andrés Ferreri è disponibile sul canale YouTube PharmaStarTV

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