Nel linfoma mantellare (Mantle Cell Lymphoma, MCL), uno dei tumori più aggressivi del sistema linfatico, è fondamentale identificare fin dalla diagnosi i pazienti con un rischio maggiore di progressione della malattia. Attualmente, per stimare la prognosi viene utilizzato principalmente il Mantle Cell Lymphoma International Prognostic Index (MIPI), uno strumento basato su caratteristiche cliniche e biologiche del paziente.
Tuttavia, il MIPI non considera direttamente due aspetti importanti della malattia: il carico tumorale, cioè la quantità complessiva di linfoma presente nell’organismo, e la sua diffusione nei diversi distretti corporei.
La PET/TC con 18F-FDG*, già impiegata nella pratica clinica per la stadiazione e il monitoraggio della risposta alle terapie, potrebbe fornire informazioni aggiuntive proprio su questi aspetti. Fino a oggi, però, il suo ruolo come strumento prognostico nel linfoma mantellare non era ancora stato definito con precisione.
Per approfondire questo tema, la Fondazione Italiana Linfomi ha promosso lo studio FIL_MCL0208-PET, un progetto di ricerca coordinato dal Dott. Michael Mian e realizzato come studio ancillare del trial prospettico e randomizzato FIL_MCL0208.
Lo studio MCL0208-PET
Lo studio ha coinvolto 87 pazienti provenienti da 25 centri. Tutte le PET eseguite al momento della diagnosi sono state rivalutate centralmente utilizzando metodiche quantitative standardizzate. I ricercatori hanno misurato diversi parametri in grado di descrivere il volume e la distribuzione della malattia, tra cui:
- il volume metabolico tumorale totale (TMTV), che rappresenta il carico tumorale complessivo;
- il TMTV corretto per il coinvolgimento della milza;
- il diametro massimo della lesione (Dmax), indicatore della diffusione spaziale del linfoma.
I risultati hanno mostrato che questi parametri ottenuti dalla PET aggiungono informazioni prognostiche significative rispetto al solo indice MIPI. In particolare, la valutazione quantitativa del carico tumorale ha consentito di migliorare la capacità dei modelli prognostici di distinguere i pazienti con rischio diverso di progressione della malattia.
Rispetto a precedenti studi internazionali, come l’analisi LYMA-PET, il lavoro della FIL rappresenta un passo avanti importante perché dimostra che le informazioni ricavate dalla PET possono essere integrate nei modelli prognostici tradizionali, migliorandone l’accuratezza.
“Questi risultati rafforzano il ruolo della PET quantitativa come strumento complementare nella valutazione prognostica del linfoma mantellare e aprono la strada allo sviluppo di future strategie terapeutiche sempre più personalizzate, basate sul profilo di rischio individuale di ciascun paziente” dichiara il Prof. Michael Mian, Coordinatore dello studio
*Esame di diagnostica per immagini che combina due tecniche: PET (Tomografia a Emissione di Positroni), che mostra l’attività metabolica delle cellule, e TC (Tomografia Computerizzata), che fornisce immagini anatomiche dettagliate degli organi e dei tessuti.
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