Fondazione Italiana Linfomi lavora a una Biobanca per la ricerca biologica sui linfomi

Fondazione CRT di Torino ha stanziato fondi per sostenere questo importante progetto

Con grande soddisfazione Fondazione Italiana Linfomi (FIL) ha ricevuto comunicazione dalla Fondazione CRT di Torino in merito all’assegnazione della seconda parte di un finanziamento di fondamentale importanza per completare l’allestimento di una “Biobanca”, che avrà un ruolo di rilievo per la ricerca biologica sui linfomi in Italia. L’ultimo finanziamento assegnato, da 15.000 euro, si aggiunge agli ulteriori 25.000 euro dedicati alla prima parte del progetto, avviato nel 2015.

I linfomi sono una neoplasia frequente in Italia, con una frequenza di 20 casi su 100.000 abitanti ogni anno. In pratica circa 30 nuovi casi al giorno, più di uno all’ora. Grazie ai successi della ricerca scientifica degli ultimi 50 anni, nel 2018 è possibile affermare che ormai può guarire fino all’80% dei pazienti affetti da linfoma di Hodgkin e circa il 60% dei linfomi non-Hodgkin. Una ricerca che però va costantemente sostenuta per consentire di compiere ulteriori passi avanti, e in questo la Biobanca alla quale sta collaborando la FIL può rivestire una grande importanza. L’accurata definizione del profilo biologico del malato permette infatti lo sviluppo di un trattamento personalizzato, più efficace e meno tossico. Con questo obiettivo negli ultimi anni sono stati raccolti nel Laboratorio di Ematologia dell’Università di Torino (Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze per la Salute) migliaia di campioni biologici di pazienti affetti da linfoma e arruolati nei protocolli clinici terapeutici promossi dalla FIL. Per rendere facilmente accessibile ai ricercatori, nel rispetto delle nuove disposizioni in materia di privacy, la mole di informazioni disponibili è diventato fondamentale il supporto di sistemi informativi (software) in grado di registrare e rendere immediatamente consultabili i dati sulle serie di campioni stoccati nella Biobanca e di correlare in maniera efficace questi dati con le informazioni cliniche e i tassi di efficacia delle terapie su ciascun paziente.

Obiettivo del Progetto portato avanti da FIL e Università di Torino, e sostenuto da Fondazione CRT e Fondazione Neoplasie del Sangue (FONESA) è la completa informatizzazione di questa Biobanca, in modo da far dialogare gli attuali sistemi di gestione dei campioni biologici e dei dati clinici dei pazienti.

Sull’importanza del progetto spiega il dottor Simone Ferrero, ematologo e ricercatore presso l’Ematologia Universitaria dell’A.O.U. “Città della Salute e della Scienza di Torino” (diretta dal Prof. Mario Boccadoro) e tra i referenti scientifici della rete italiana di laboratori che si occupano dello studio di malattia minima residua nei linfomi (“FIL MRD Network”): “I numeri dei campioni biologici di protocolli clinici centralizzati a Torino nel biennio 2015-2017 sono aumentati in maniera considerevole: 454 pazienti con linfoma follicolare (per un totale di 5721 campioni); 179 pazienti con linfoma mantellare (3123 campioni), 16 pazienti con morbo di Waldenström (291 campioni). La mole e la complessità di informazioni che ci troviamo a gestire è tale da richiedere l’utilizzo di strumenti informatici dedicati e personalizzati alle nostre esigenze, sui quali ormai da alcuni anni lavora quotidianamente un appassionato team di biotecnologi, medici e ingegneri, cui va il merito di questo piccolo successo che stiamo ottenendo”.

Fondazione CRT è un ente privato non profit la cui attività trova radici ideali nell’opera filantropica svolta dal 1827 dalla Cassa di Risparmio di Torino. Interviene nei settori chiave dello sviluppo di Piemonte e Valle d’Aosta, che riconduce operativamente a tre macro-aree: Arte e Cultura, Ricerca e Istruzione, Welfare e Territorio.

Nella foto, il team della FIL che sta lavorando al progetto. Da sinistra verso destra Marco Ghislieri (ingegnere biomedico), Simone Ferrero (medico), Martina Ferrante (biotecnologa), Barbara Mantoan (biologa), Mariella Lo Schirico (medico), Daniela Barbero (biotecnologa), Gian Maria Zaccaria (ingegnere biomedico), Daniele Grimaldi (medico)

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