Fondazione CRT per il progetto FIL sulla biopsia liquida
21 Agosto 2026

Un nuovo progetto della Fondazione Italiana Linfomi ETS ha ottenuto il sostegno di Fondazione CRT. L’obiettivo è creare in Piemonte una rete dedicata allo studio della biopsia liquida nei pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B, ponendo le basi per un modello che in futuro possa essere esteso a livello nazionale.

Il progetto, dal titolo “Creazione di un network FIL piemontese per lo studio della biopsia liquida nei pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B”, nasce con un fine preciso: sviluppare e standardizzare strumenti sempre più sensibili per valutare la risposta alle terapie e contribuire, in prospettiva, a rendere i percorsi di cura sempre più personalizzati.

Il Linfoma diffuso a grandi cellule B

Il linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) è il sottotipo di linfoma più frequente nella popolazione adulta. In Piemonte si stimano circa 350-400 nuove diagnosi ogni anno. Circa due pazienti su tre ottengono una guarigione con le terapie di prima linea, mentre un terzo può andare incontro a una recidiva o a una progressione della malattia.

Negli ultimi anni le possibilità terapeutiche per questi pazienti sono aumentate considerevolmente. Rimane però un’importante necessità della ricerca: individuare biomarcatori capaci di fornire informazioni sempre più precise sulla risposta al trattamento e, in prospettiva, aiutare a orientare le successive scelte terapeutiche.

Un prelievo di sangue per ottenere informazioni preziose

Al centro del progetto c’è la biopsia liquida, un approccio che permette di analizzare, attraverso un prelievo di sangue, piccoli frammenti di DNA rilasciati dalle cellule del linfoma e presenti nel circolo sanguigno, il cosiddetto DNA libero circolante (cfDNA).

L’analisi del cfDNA può consentire di valutare la malattia minima residua (MRD), cioè la presenza di tracce molto piccole di malattia che metodiche tradizionali potrebbero non riuscire a rilevare con la stessa sensibilità.

Le evidenze scientifiche disponibili indicano che la valutazione della MRD attraverso il cfDNA potrebbe contribuire a riconoscere più precocemente i pazienti con una maggiore probabilità di progressione della malattia. L’analisi del cfDNA può inoltre fornire informazioni sulle caratteristiche molecolari del linfoma, potenzialmente utili, in prospettiva, per orientare le strategie terapeutiche secondo un approccio di medicina di precisione.

Dal Piemonte, un modello per una futura rete nazionale

Grazie al sostegno ottenuto, il progetto punta a creare un network FIL piemontese di laboratori dedicati all’analisi della malattia minima residua attraverso il cfDNA.

La rete coinvolgerà inizialmente due laboratori universitari già attivi nella rete FIL e con competenze specifiche in questo campo: il Laboratorio di Ematologia dell’Università di Torino (Prof. Benedetto Bruno/Prof. Simone Ferrero) e il Laboratorio di Ematologia Traslazionale dell’Università del Piemonte Orientale di Novara (Prof. Gianluca Gaidano/Dott. Riccardo Moia).

Il Piemonte rappresenterà quindi il punto di partenza di un modello pilota che, una volta sviluppato e validato, potrà porre le basi per una successiva espansione su scala nazionale.

Un aspetto fondamentale sarà proprio la standardizzazione: per poter trasferire in futuro queste tecnologie dalla ricerca alla pratica clinica è necessario che analisi altamente complesse possano essere eseguite con criteri condivisi, elevati standard qualitativi e risultati riproducibili tra laboratori differenti.

Lo studio coinvolgerà i campioni di 60 pazienti

Il progetto analizzerà campioni biologici già raccolti nell’ambito di progetti di ricerca in corso relativi a 60 pazienti con nuova diagnosi di DLBCL.

Il DNA libero circolante sarà studiato al momento della diagnosi e al termine della terapia. I risultati saranno inoltre messi in relazione con quelli della PET effettuata alla fine del trattamento.

Attraverso tecnologie di sequenziamento di nuova generazione, i ricercatori utilizzeranno una metodica ad altissima sensibilità, potenzialmente capace di identificare segnali riconducibili a una cellula tumorale su 100.000 cellule.

Uno degli obiettivi principali sarà verificare che i due laboratori raggiungano una concordanza superiore al 95% nella valutazione della MRD, un passaggio essenziale verso la validazione e la standardizzazione della metodica.

Ricerca indipendente

Il progetto si inserisce in un percorso che FIL porta avanti da anni nell’ambito della ricerca clinica indipendente e traslazionale, con particolare attenzione alla medicina di precisione e allo studio della malattia minima residua.

Il sostegno di Fondazione CRT rappresenta un contributo importante per trasformare competenze scientifiche già presenti sul territorio in una rete strutturata, favorendo la collaborazione tra centri e creando nuove opportunità per la ricerca sui linfomi.

Alla realizzazione del progetto contribuiscono, insieme a Fondazione CRT, anche la sezione AIL di Novara VCO e l’A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino (Progetto di Ricerca Finalizzata Ministero della Salute RF-2021-12371972), che ne sostengono lo sviluppo attraverso un cofinanziamento.

Investire nella ricerca indipendente significa costruire oggi le conoscenze e gli strumenti che potranno contribuire a rendere la medicina di domani sempre più precisa e vicina alle esigenze di ogni paziente.


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FIL – Fondazione Italiana Linfomi – ETS sviluppa progetti di ricerca scientifica non profit e indipendenti per la cura dei linfomi coinvolgendo oltre 150 centri in Italia e collaborando con organismi internazionali con gli stessi obbiettivi di studio.FIL lavora per migliorare diagnosi, terapie e qualità di vita dei pazienti, creando una base scientifica, organizzativa e legale comune e condivisa tra tutti i centri impegnati nella ricerca contro i linfomi.

Responsabile Scientifico del sito filinf.it: Prof. Marco Ladetto

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