La ricerca della Fondazione Italiana Linfomi è stata presente al 53° Congresso Nazionale della Società Italiana di Ematologia (SIE), svoltosi a Roma dal 21 al 23 settembre, con nove contributi scientifici direttamente riconducibili a studi e attività di ricerca FIL: cinque comunicazioni orali e quattro poster.
Un risultato che testimonia il lavoro portato avanti dalla Fondazione insieme alla sua rete di ricercatori e centri italiani e la capacità di produrre nuove conoscenze su diverse forme di linfoma, dalla malattia diffusa a grandi cellule B al linfoma plasmablastico, dalla macroglobulinemia di Waldenström ai linfomi follicolari e periferici a cellule T.
Particolarmente significativa è stata la presenza FIL nella sessione di lunedì 21 settembre dedicata ai linfomi non-Hodgkin, nella quale quattro delle cinque comunicazioni orali sono state presentate consecutivamente dai soci FIL, con la co-moderazione del Presidente FIL, Prof. Marco Ladetto.
Comunicazioni orali
Ad aprire i contributi FIL è stato lo studio FIL_RI-CHOP, con la presentazione di risultati aggiornati sulla valutazione della malattia residua misurabile attraverso il DNA tumorale circolante (ctDNA) nei pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B ad alto rischio.
Sono seguiti i risultati dello studio FIL_MAB, studio prospettico multicentrico italiano basato sulla pratica clinica reale, con l’analisi della coorte di pazienti trattati con il farmaco anticorpo coniugato polatuzumab vedotin più R-CHP.
La terza comunicazione ha riguardo lo studio FIL_PLALY, progetto retrospettivo multicentrico internazionale dedicato al linfoma plasmablastico, che si propone di analizzare le caratteristiche cliniche, i trattamenti e risultati ottenuti nei pazienti dopo trattamento. Il lavoro è stato presentato insieme al Registro LEO/MER e al Polish Lymphoma Research Group (PLRG).
A chiudere la sequenza è stato lo studio osservazionale GIMEMA-FIL IMM0123, dedicato all’efficacia e alla sicurezza dell’anticorpo monoclinale bispecifico glofitamab in pazienti con linfoma non-Hodgkin a cellule B recidivato o refrattario.
Nel pomeriggio è stato, invece, presentato FIL_BIO-WM, studio prospettico della Fondazione Italiana Linfomi sulla macroglobulinemia di Waldenström e sulle gammopatie IgM. Il lavoro studia il possibile valore prognostico della mutazione MYD88L265P e il suo possibile utilizzo per il monitoraggio non invasivo della MRD (malattia minima residua).
Poster
Quattro poster hanno completato il contributo scientifico della FIL al congresso.
Il primo nasce da una analisi comparativa tra pazienti con macroglobulinemia di Waldenström e i risultati dello studio FIL_FOLL12 per approfondire se il trattamento con bendamustina e rituximab aumenta il rischio di neoplasie primitive secondarie.
Un secondo poster ha dato evidenza della prima parte dello studio FIL_DALYA, dedicato ai pazienti con linfoma plasmablastico recidivato o refrattario e alla valutazione della combinazione di daratumumab, bortezomib e desametasone.
Nella sessione poster di martedì 22 settembre sono stati mostrati anche i risultati di uno studio retrospettivo multicentrico FIL sull’utilizzo dello schema BeGEV – bendamustina, gemcitabina e vinorelbina – come trattamento ponte al trapianto autologo (ASCT) o allogenico (allo SCT) in pazienti con linfomi periferici a cellule T (PTCL) recidivati o refrattari Nonostante la natura retrospettiva dello studio, il campione ridotto e un follow-up limitato, i risultati suggeriscono una sostanziale attività e una semplicità di realizzo del bridging al trapianto dello schema BeGev.
Un ulteriore contributo ha riguardato lo studio FIL_PTLD, che analizza i disturbi linfoproliferativi post-trapianto in una popolazione di pazienti recidivati o refrattari trattati in pratica clinica con CAR-T, in particolare Tabelecleucel. L’esperienza italiana supporta l’efficacia e la sicurezza del Tabelecleucel, confermando i risultati prodotti da altri studi. Lo studio sottolinea l’importanza nell’identificare precocemente i possibili candidati a questa promettente terapia.
Una ricerca che nasce dalla collaborazione
I contributi FIL hanno affrontato patologie, trattamenti e approcci di ricerca differenti, ma hanno un elemento comune: la collaborazione tra ricercatori e centri della rete FIL.
È attraverso questa rete che la Fondazione può sviluppare studi multicentrici, raccogliere e analizzare dati provenienti da numerosi centri e trasformare l’esperienza clinica in nuove evidenze scientifiche.
La presenza al Congresso SIE 2026 ha rappresentato, quindi, non soltanto un’occasione per presentare nuovi risultati alla comunità ematologica, ma anche un riconoscimento del lavoro condiviso che ogni giorno alimenta la ricerca FIL con un obiettivo comune: conoscere sempre meglio i linfomi e contribuire a migliorare le possibilità di cura dei pazienti.
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