Anche in Italia presto le nuove terapie con farmaci Car-T

Il dottor Michele Spina spiega i dettagli di questa importante novità

L’Agenzia europea per i medicinali ha autorizzato i primi due farmaci prodotti con la tecnologia Car-T: tisagenlecleucel, per il linfoma diffuso a grandi cellule B negli adulti e la leucemia linfatica acuta nei bambini e nei giovani, e axicabtagene ciloleucel, per due forme aggressive di linfoma non Hodgkin. Si tratta di una notizia scientifica di grande rilievo, che ha trovato ampio risalto sui media nazionali e internazionali nei giorni scorsi, come ad esempio questo articolo di Repubblica che spiega meglio i trattamenti >>

Abbiamo chiesto un commento a questa importante notizia al dottor Michele Spina, Presidente Fondazione Italiana Linfomi e Direttore della struttura operativa complessa Oncologia A del CRO di Aviano:
“Le Car-T rappresentano un notevole passo in avanti nella terapia del linfomi non Hodgkin diffusi a grandi cellule che recidivano dopo terapia standard, compresa la chemioterapia ad alte dosi e la re-infusione di cellule staminali. La prognosi di questi pazienti è in genere molto severa con sopravvivenze che si attestano intorno  ai 6-9 mesi. Gli studi con le Car-T hanno dimostrato un prolungamento della sopravvivenza dei pazienti anche se bisogna porre molta attenzione ad alcuni aspetti che gli enti regolatori devono affrontare con molta attenzione: la tossicità potenzialmente mortale in casi particolari di tali terapie, per cui sarà importante selezionare in Italia centri esperti ed ospedali attrezzati per gestire le complicanze e il costo del farmaco. Inoltre, in Italia non sappiamo ancora quanto verranno a costare ma dal prezzo che conosciamo negli Stati Uniti parliamo di centinaia di migliaia di dollari, cifre che potrebbero diventare poco sostenibili per il Servizio Sanitario Nazionale. Ecco perché noi come Fondazione Italiana Linfomi ci rendiamo disponibili a fornire la nostra esperienza di ricercatori sui linfomi per poter contribuire alla selezione dei centri clinici e soprattutto di quei pazienti che veramente possono beneficiare in tutta sicurezza di tale validissima innovazione terapeutica”.

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