A Brescia si è fatto il punto sulle terapie per i linfomi nei pazienti anziani

Il 17 e 18 Maggio scorsi si è svolta a Brescia l’VIII edizione del “Corso educazionale della commissione linfomi dell’anziano” di Fondazione Italiana Linfomi, organizzato dalla Dr.ssa Alessandra Tucci, attuale coordinatrice della commissione e dal Prof. Giuseppe Rossi, Direttore della Struttura Complessa di Ematologia degli Spedali Civili di Brescia.

Anche quest’anno il corso ha riunito molti professionisti impegnati nella cura dei linfomi per discutere in modo multidisciplinare il trattamento dei pazienti anziani, reso spesso più complesso rispetto a quello dei giovani dalla presenza di altre patologie e condizioni di ridotta autosufficienza, che possono limitare la capacità di tollerare le terapie. In particolare, si è discussa insieme ai Geriatri l’applicazione di “scale” che permettano di misurare in modo oggettivo il grado di compromissione delle condizioni fisiche del paziente anziano, allo scopo di adattare l’intensità del trattamento alla capacità di tolleranza di ciascun soggetto. In questo modo verrà offerta ad un paziente “FIT” (in buone condizioni di salute) una terapia a dosi piene analoga a quella di un paziente più giovane, mentre un paziente “non-FIT” verrà trattato con dosi “aggiustate”, avendo come scopo prioritario il mantenimento di una buona qualità di vita. Oltre alle scale geriatriche tradizionali che si basano su questionari di valutazione delle attività quotidiane del paziente, la nuova frontiera sembra essere lo studio della “sarcopenia”, ovvero la progressiva perdita di massa e forza muscolare che caratterizza l’età avanzata. Studi futuri della FIL andranno a valutare proprio questo aspetto nei pazienti anziani affetti da linfoma, per studiarne l’impatto sul trattamento.

Oltre che di chemioterapia, si è parlato anche di radioterapia, altra arma a cui i linfomi sono particolarmente sensibili e che può aiutare per ridurre il rischio di recidive o trattare casi meno responsivi ad altri trattamenti. Nel corso della seconda giornata si è parlato dell’importanza delle terapie di supporto (per es. farmaci che riducono la nausea e altre complicanze della chemioterapia) e della prevenzione e gestione della tossicità cardiologica. Infine, ancor più che in altre edizioni, è stato sottolineato il ruolo fondamentale dell’infermiere nella presa in carico “globale” del paziente e della sua famiglia nelle varie tappe del percorso di cura.

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